10 gennaio 2018

Questo racconto buddista mostra come perdiamo ciò che amiamo



"Un uomo, che aveva perso la moglie durante il parto, stava allevando suo figlio da solo e lo amava più di ogni altra cosa al mondo. Un giorno, mentre il padre era fuori casa, dei saccheggiatori bruciarono la maggior parte della città e rapirono suo figlio.

Quando il padre tornò, confuse uno dei cadaveri bruciati e pensò che fosse suo figlio. Completamente devastato dal dolore, fece cremare il corpo e mise le ceneri in un'urna che collocò nel posto migliore della casa.

Alcuni giorni dopo il ragazzo, che era riuscito a fuggire ai saccheggiatori, tornò di corsa a casa e bussò alla porta della casa che suo padre aveva appena ricostruito.

L'uomo chiese chi fosse. Quando il ragazzo rispose: "sono io, tuo figlio, ti prego, fammi entrare", il padre strinse forte sul suo petto l’urna con le ceneri e pensò che un bambino del villaggio gli stava giocando uno scherzo crudele.

"Vai via", urlò.

Il ragazzo continuò a bussare alla porta e implorò il padre di aprirgli. Tuttavia, l'uomo, convinto che non fosse suo figlio, continuava a dirgli di andarsene.

Alla fine, il ragazzo si arrese. Se n'è andò e non tornò mai più."


Questa storia, che fa parte di una collezione di parabole buddiste, può sembrare assurda, ma la verità è che in diverse occasioni ci siamo comportati come il padre della storia.

Trasformiamo l'improbabile in impossibile ogni volta che:

- Ci aggrappiamo a un'idea supponendo che sia una verità assoluta e immutabile, così chiudiamo la porta della nostra mente e impediamo alla verità di entrare.

- Diventiamo vittime del bias di conferma, e mentalmente notiamo solo i dettagli che confermano la nostra versione della storia, quelli che ci permettono di credere a ciò che crediamo, trascurando prove e argomenti contrari.

- Confondiamo il concetto di improbabile con quello di impossibile, quindi non ascoltiamo nemmeno quando l'opportunità bussa alla nostra porta.

Dobbiamo stare molto attenti a questo pregiudizio perché l’ostinazione, il fatto di mantenerci aggrappati a certe idee per "difendere" il passato o mantenere intatto il nostro ego, può indurci a perdere ciò che amiamo. Non dobbiamo dimenticare che l'orgoglio e la rigidità sono le ragioni principali per cui distruggiamo le nostre relazioni interpersonali.

Come il padre della storia, possiamo perdere delle persone importanti per noi, o lasciarci sfuggire delle grandi occasioni, solo perché non siamo stati in grado di notare i segni che indicavano che ci stavamo perdendo.

Non trsformare l'improbabile in impossibile


C'è una differenza importante, che spesso trascuriamo, tra ciò che potremmo definire improbabile e ciò che è impossibile. Ci sono fatti che sono poco probabili, ma anche così, contengono dentro di sé il seme della possibilità. Molte volte, dipende da noi annaffiare e prenderci cura di quel seme così che germini e cresca.

Non possiamo cadere nell'errore di pensare che le cose improbabili siano impossibili, perché in questo modo ci precludiamo proprio i percorsi più appassionanti, che possono aiutarci a crescere e darci le maggiori soddisfazioni. Le cose improbabili sono solitamente grandi sfide, ed è in queste sfide che cresciamo come persone e mettiamo alla prova le nostre capacità.

Perché rendiamo impossibile l'improbabile?


- Per paura. Alcune situazioni, specialmente quelle che percepiamo come sfide, possono generare qualche timore perché generalmente contengono una buona dose d’incertezza. E normalmente l'incertezza non ci piace, preferiamo la sicurezza. In quei casi la paura può bloccarci.

- Per resistenza al cambiamento. Quando una situazione è troppo impegnativa e contiene molti nuovi elementi che vanno oltre ciò che conosciamo, possiamo sviluppare la resistenza al cambiamento, ci atteniamo al desiderio di rimanere nella nostra zona di comfort.

- Per testardaggine. Ci sono momenti in cui, per ottenere qualcosa, dobbiamo rinunciare ad altre cose. Tuttavia, non siamo sempre disposti ad ammettere che ci siamo sbagliati, quindi preferiamo rimanere fedeli alle nostre idee, anche se non ci permettono di crescere e ci chiudono la strada verso le buone opportunità.

- Per mancanza di fiducia. Molte persone non sono trattenute dalla mancanza di capacità, ma dalla mancanza di fiducia. Quando non abbiamo fiducia in ciò che siamo capaci di fare, tendiamo a pensare che per noi le cose improbabili sono impossibili. È una scusa per non provarci.

Per concludere, Hermann Hesse ci dà un eccellente consiglio: "affinché il possibile sorga, l'impossibile deve essere provato ancora e ancora". Ed Eleanor Roosevelt ci ha detto: "devi fare le cose che pensi di non poter fare". Assicurati di non diventare il tuo principale ostacolo.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicologa di professione e per passione, mi dedico a dar forma e contenuto alle parole. Scopri i miei libri

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