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20 novembre 2017

Camminare in compagnia fa bene, e aiuta a risolvere i conflitti


Camminare fa bene. Una passeggiata aiuta a rigenerare il cervello, allevia la pena, lo stress e migliora la memoria. Infatti, alcuni grandi filosofi del passato erano a conoscenza del potere creativo legato al camminare, per cui alcuni, come Jean-Jacques Rousseau e Henry David Thoreau, affermavano che camminare li aiutava a sviluppare i loro pensieri. Charles Darwin disse persino: "cammino per pensare", e probabilmente durante una di queste camminate concepì la sua teoria dell'evoluzione.

Ma i benefici psicologici di una passeggiata non si limitano alla stimolazione cognitiva e creativa. I ricercatori della Columbia University hanno scoperto che camminare aiuta anche a risolvere i conflitti interpersonali e promuove la riconciliazione dopo avere discusso con qualcuno.

Come una passeggiata può aiutarci a risolvere i conflitti interpersonali?


1. Punti di vista diversi


Quando discutiamo con qualcuno e si genera un conflitto, spesso sperimentiamo una sorta di restringimento della visione, è come se smettessimo di avere una prospettiva a 180 gradi per sviluppare una visione a tunnel molto più ristretta. Allo stesso tempo, diminuisce anche la nostra capacità creativa di trovare delle soluzioni, perché ci aggrappiamo al nostro punto di vista sviluppando un pensiero convergente e rigido.

Tuttavia, questi psicologi hanno scoperto che camminare a fianco della persona con cui abbiamo il conflitto, invece di limitarci a restargli seduti accanto, può aiutarci a trovare dei punti in comune e raggiungere un accordo.

Il segreto sta nel fatto che una passeggiata ci aiuta ad assumere diversi punti di vista e vedere la situazione da diversi angoli, in questo modo entrambe le parti avranno maggiori probabilità di abbandonare la loro posizione rigida e trovare un terreno comune. Inoltre, la camminata stimola il pensiero divergente, che è alla base della creatività e dell'apertura mentale ed è fondamentale per trovare soluzioni più creative che possono soddisfare entrambi.

2. Cambiamento continuo del panorama

Camminare durante la discussione ha un altro vantaggio inatteso dato dal cambiamento costante del panorama. Infatti, i corsi di negoziazione sottolineano l'importanza di creare spazi di discussione nelle situazioni di conflitto in cui le persone coinvolte si sentano abbastanza libere di implementare nuovi comportamenti e sviluppare prospettive diverse.

In effetti, se ci pensiamo bene, ci rendiamo conto che molti dei conflitti nella coppia, in famiglia o sul lavoro, si sviluppano quasi sempre negli stessi ambienti, monotoni e ripetitivi dove raramente esiste la possibilità di cambiare scenario.

Ecco perché non è un caso che si sia constatato che nei luoghi di lavoro dove le persone si muovono liberamente, il rapporto tra i lavoratori migliora e il senso della territorialità è ridotto. Queste configurazioni di lavoro promuovono inoltre la condivisione delle informazioni, la creatività e relazioni interpersonali più rilassate. Senza dubbio, i cambiamenti di scenario ci incoraggiano a lasciare la nostra posizione per assumere una prospettiva più aperta.

3. Sincronizzare i passi

Un altro dei benefici inaspettati del camminare con un'altra persona per risolvere un conflitto è che si evita il faccia a faccia, che a volte può contribuire a mantenerci in opposizione, ostacolando la comunicazione.

A questo si aggiunge un altro vantaggio: camminando insieme tendiamo inconsciamente a sincronizzare i nostri passi con quelli della persona che ci accompagna, è ciò che in psicologia si chiama "sincronizzazione interattiva", che si vede anche nei bambini, i quali sincronizzano i loro movimenti e il loro umore così gli risulta più facile giocare insieme. Questo fenomeno non scompare in età adulta; infatti, si intensifica quando esiste una relazione affettiva con il nostro interlocutore o quando egli attrae la nostra attenzione.

La cosa interessante è che la tendenza a coordinare i movimenti facilita anche la connessione emotiva, quindi agisce come una sorta di "colla sociale" che serve da base per raggiungere soluzioni e accordi.

Adesso lo sai: se hai un conflitto di lunga data con una persona, invitala a camminare mentre affrontate il problema. Non è una soluzione miracolosa, ma può aiutarti a risolvere il conflitto.


Fonte:
Webb, C. E.; Rossignac-Milon, M. & Higgins, E.T. (2017) Stepping forward together: Could walking facilitate interpersonal conflict resolution? Am Psychol; 72(4): 374-385.
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17 novembre 2017

Considera il dolore una pietra sul tuo cammino, non una zona dove accamparti


"Usa il dolore come una pietra sul tuo cammino, non una zona dove accamparti", disse Alan Cohen, riferendosi a quei momenti in cui decidiamo di metterci comodi all'ombra del dolore.

Possiamo imparare a relazionarci con il dolore e la sofferenza come faremmo con una pietra incontrata sul nostro cammino. Non possiamo negare la sua esistenza e probabilmente diventerà un ostacolo che ci infastidisce, ma la cosa più saggia da fare è scoprire il modo di lasciarcela alle spalle.

Il seme di senape: La parabola buddista che ci mostra come assumere la sofferenza


"Molto tempo fa, una giovane donna perse suo figlio. Il dolore e la sofferenza erano così grandi che vagava per le strade elemosinando una medicina magica che potesse ridare la vita al suo piccolo. Alcuni la guardavano con pietà, altri la prendevano in giro e la chiamavano “pazza”.

Un uomo saggio, vedendo la sua disperazione, gli disse:

- C'è solo una persona al mondo in grado di fare il miracolo. Vive sulla cima della montagna. Vai e chiedi a lui.

La donna salì sulla montagna e pregò:

- Oh Buddha, restituisci la vita a mio figlio.

Buddha gli disse:

- Torna in città e vai di porta in porta. Dovrai portarmi un seme di senape da una casa in cui non sia morto nessuno.

Il cuore della donna recuperò la speranza mentre si precipitava dalla montagna alla città. Nella prima casa disse:

- Buddha mi ha chiesto di prendere un seme di senape da una casa in cui non sia morto nessuno.

- Molti sono morti in questa casa -, gli risposero.

Così la donna andò verso la prossima ma gli diedero la stessa risposta. Lo stesso avvenne nella terza casa, la quarta, la quinta, e così via in tutta la città. Non riusciva a trovare una sola casa che non fosse stata visitata dalla morte.

Quindi, la donna tornò sulla montagna.

- Hai portato il seme di senape?- chiese Buddha.

- No, e non lo cerco più. Comincio a capire cosa volevi insegnarmi. Accecata dal dolore, pensavo di essere l’unica che soffriva.

- Allora perché sei tornata? -

- Per chiederti di insegnarmi la verità.

A cui Buddha rispose:

- Se vuoi conoscere la verità sulla vita e sulla morte, devi capire che nell'universo c'è solo una legge che non è soggetta a cambiamenti: tutte le cose cambiano e niente è permanente".


Questa parabola ci insegna che il dolore e la sofferenza sono parte della vita, non ha senso cercare di sfuggirgli, ma non ha neppure senso prolungarli all’infinito afferrandosi ai pensieri negativi ricorrenti che non fanno altro che peggiorare la sofferenza.

Perché restiamo bloccati nella sofferenza?


Quando le avversità bussano alla nostra porta, è difficile riprendersi dal duro colpo. A volte veniamo presi di sorpresa, altre volte è così forte che ci fa perdere i nostri punti di riferimento psicologici.

Il recupero non è facile e tutti hanno bisogno di un periodo di tempo più o meno lungo. Infatti, non abbiamo tutti lo stesso ritmo di recupero, perché non attribuiamo lo stesso significato emotivo alle situazioni e non abbiamo le stesse risorse di coping. Tuttavia, dobbiamo assicurarci di non rimanere bloccati nella sofferenza, non dobbiamo attaccarci tanto a quella "pietra" fino a trasformarla nella zona in cui accamparci.

Uno dei motivi principali per cui reastiamo bloccati nella sofferenza è che rifiutiamo di accettare l’accaduto. Sappiamo che quando ci lascieremo alle spalle quella sofferenza potremo voltare pagina. E a volte non vogliamo voltare pagina perché pensiamo che significherebbe dimenticare la persona che non c’è più, o assumere che non possiamo fare niente di più per rimediare a una situazione nella quale non ci sentiamo comodi.

È un blocco paradossale, in quanto non vogliamo sentirci male ma non vogliamo neppure sentirci bene, perché nella nostra mente significherebbe lasciarci alle spalle una parte della vita con la quale ci identifichiamo ancora.

In alcuni casi questo paradosso può essere causato dalla colpa. Cioè, non riusciamo a perdonarci ciò che abbiamo fatto o smesso di fare, e ci puniamo attraverso quel dolore. In questo modo, la sofferenza diventa un modo per espiare la colpa.

Purtroppo, possiamo sentirci in colpa senza esserne pienamente consapevoli, perciò permettiamo che la colpa diventi una condizione cronica che influenza la nostra capacità di recupero.

3 idee che devi accettare per superare il dolore e la sofferenza


Per lasciarsi alle spalle la sofferenza è importante capire che il nostro istinto ci spinge a combattere il dolore. Di solito è un istinto protettivo, ma in alcuni casi, soprattutto quando si tratta di dolore psicologico, si trasforma in sofferenza e diventa controproducente.

Per superare questo blocco emotivo dobbiamo assumere questi tre concetti:

1. Negare ciò che è accaduto non farà sparire il problema. Mantenerti nella fase di negazione, sperando che ciò che è accaduto sia stato solo un brutto sogno, non risolverà il problema e tantomeno ti renderà meno infelice, al contrario, servirà solo ad aggravare la sofferenza. Praticare l'accettazione radicale può invece aiutarti.

2. Voltare pagina non significa dimenticare. Continuare con la tua vita non significa che dimenticherai, o che l'evento o la persona saranno meno significativi per te, significa semplicemente che ti sei adattato alle nuove circostanze e sei diventato una persona più resiliente. Né più né meno.

3. La sofferenza non elimina la colpa. La sofferenza non elimina il senso di colpa e non ti assicura il perdono. Ciò che veramente ti permette di andare avanti è imparare la lezione. E tu impari la lezione solo quando maturi, che significa che continui ad andare avanti sulla tua strada.

Ricorda che c'è un punto in cui, dopo le lacrime e la tristezza, è indispensabile ricomporsi e andare avanti, o si corre il rischio di restare intrappolati nella depressione.
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15 novembre 2017

Scegli la relazione, invece di scegliere di avere ragione


"Scegli il rapporto invece di scegliere di avere ragione"
è uno dei consigli che da Brené Brown, scrittrice e docente presso l'Università di Houston. Con queste parole semplici ci mostra il cammino da seguire quando ci impegniamo in una discussione che minaccia di compromettere la relazione.

Liberati dalla necessità di avere ragione


Ti sei mai chiesto da dove viene il bisogno di avere ragione? Perché ci aggrappiamo ai nostri argomenti come se da questi dipendesse la nostra vita e terminiamo provocando inutili scontri? Perché siamo ossessionati da piccoli dettagli che non fanno la differenza? Perché vogliamo sempre che le cose vadano come desideriamo noi?

La verità è che la società è disegnata per fare in modo che desideriamo aver ragione fin da piccoli, perché aver ragione significa essere più capaci e intelligenti. Infatti, è curioso che le librerie siano piene di libri che insegnano a convincere gli altri, ma nemmeno uno che insegni come lasciarsi convincere.

Il dato interessante è che tutti possiamo avere ragione, perché in molti casi non esiste una "RAGIONE" con la R maiuscola, ma ogni argomento ha la sua logica, da un certo punto di vista. Il problema inizia quando non siamo in grado di entrare nel punto di vista dell'altro e ci blocchiamo nel nostro. In questo modo nessuno vince perché le opinioni diventano sempre più estreme e ognuno, anziché arricchirsi, si impoverisce.

Ma anche così, ci aggrappiamo alla ragione perché crediamo che cedere significhi riconoscere che abbiamo torto, e se lo facciamo significa che valiamo meno come persone. Molte persone vedono in questa difesa appassionata delle loro opinioni anche una dimostrazione di forza di carattere.

Ma nella maggior parte dei casi, aggrapparci alla "ragione" è solo espressione di profonda insicurezza e paura di aprirci ad altri argomenti che ci impongono di riorganizzare i nostri schemi mentali e accettare le cose che non si adattano alle credenze che ci hanno inculcato.

D’altra parte, ci sono anche quelli che difendono le proprie ragioni semplicemente perché non vogliono che gli altri pensino che sono deboli o incapaci. Ma eliminare la necessità di avere ragione non significa questo.

Eliminare la necessità di aver "ragione" non significa cestinare le nostre argomentazioni o smettere di credere in certe cose, significa non sentire il bisogno di convincere l'altro, piegarlo e vincere. E questo è estremamente liberatorio!

Lasciar perdere il bisogno di aver "ragione" significa anche che siamo un po’ più maturi e tolleranti, perché accettiamo che gli altri abbiano le loro proprie opinioni, che non devono necessariamente corrispondere alle nostre e, anche così, trovare dei punti in comune che rafforzano il rapporto.

Preferire consapevolmente la relazione piuttosto che avere ragione


Voler avere ragione a tutti i costi significa spesso coinvolgersi in vere e proprie lotte di potere. E ogni battaglia, non consuma solo l'energia delle parti, ma deteriora anche la relazione perché ognuno si allontanerà sempre più dall'altro nel tentativo di difendere delle posizioni sempre più diverse. Significa essere in guerra, e nessuna relazione si rafforza e cresce su un campo di battaglia.

Così, in molte occasioni, la cosa più saggia da fare è preferire la relazione piuttosto che avere ragione. Questo non significa accettare ciecamente gli argomenti dell'altro, significa fare un passo oltre il conflitto infantile e assumere che esistono delle opinioni diverse, ma che al di sopra di esse c’è il legame che ci unisce.

Alla fine, questo cambiamento di atteggiamento terminerà per contagiare anche l'altra persona, che si renderà conto che è inutile discutere per avere ragione, e che è molto meglio raggiungere un accordo vantaggioso per entrambi nel quale la relazione si rafforzi e cresca di livello.

Questo accordo tacito in cui ognuno mantiene le proprie opinioni è una profonda espressione di rispetto, flessibilità e tolleranza. È come dire: "ti amo, ti apprezzo e ti rispetto anche se non pensiamo allo stesso modo". Amare una persona, senza cercare di cambiarla, è la più grande prova d’amore.

Probabilmente non te ne rendi conto, ma ciò che ti fa veramente arrabbiare non è il fatto che l’altra persona abbia un'opinione diversa dalla tua, ma la schiavitù che stai mostrando verso le tue idee. Ricorda che nella vita bisogna scegliere le battaglie che vale la pena combattere, e spesso è meglio essere felici che avere ragione.
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13 novembre 2017

Sei responsabile di quello che dici, non di quello che comprendono gli altri


Tra ciò che pensi,

Quello che intendi dire,

Quello che credi di dire,

Quello che dici,

Quello che vuoi sentire,

Quello che senti,

Quello che credi di capire,

Quello che vuoi capire,

E quello che capisci...

Ci sono 9 possibilità che tu non capisca!

Incastrare perfettamente tutti i pezzi del mosaico della comunicazione può essere molto complicato. A volte gli altri fraintendono le nostre parole e intenzioni, altre volte siamo noi che commettiamo questo errore.

In ogni caso, le incomprensioni sono parte dell'esperienza comunicativa e sebbene ci sforziamo di essere più chiari e precisi, c'è sempre una scappatoia per la resignificazione. Ecco perché è importante capire che siamo responsabili di ciò che diciamo, ma non di quello che gli altri capiscono.

Non farti carico di responsabilità che non sono tue


Ci sono persone che sono veri e propri specialisti nel trovare le intenzioni nascoste nelle parole degli altri. Queste persone tessono un filo per creare un cerchio di confusione fino a quando terminano incolpandoti di cose che non hai detto veramente, al punto che ti fanno sentire male.

È fondamentale che impari a riconoscerle perché ti possono trascinare nel loro mondo, attribuendoti intenzioni che non sono reali e facendo in modo che assumi delle responsabilità che non sono tue.

Quando hai bisogno di comunicare un'idea, è importante che trasmetti il ​​tuo messaggio chiaramente e cerchi di chiarire ogni malinteso, ma non puoi assumerti la responsabilità per le interpretazioni degli altri perché possono essere altrettanto varie quanto le loro esperienze di vita, credenze, aspettative e pregiudizi.

A volte le persone comprendono solo ciò che vogliono comprendere, ciò che si adatta alla loro visione del mondo. In questo caso, non devi permettere che carichino sulle tue spalle il loro fardello di intenzioni perché corri il rischio di diventare il "cattivo" di turno senza esserlo.

Queste persone possono anche approfittare di te attribuendoti intenzioni che non hai veramente. Infatti, questa è una tecnica che utilizzano spesso i venditori quando suppongono che siamo disposti a comprare anche se non è così. Il risultato è che possiamo finire per acquistare o fare un grande favore a qualcuno, solo perché ci vergognamo di rettificare e spiegare che la nostra vera intenzione non era quella.

Per questo motivo non devi permettere che i malintesi degli altri facciano breccia nella tua autostima, o ti facciano prendere delle decisioni con le quali non ti senti a tuo agio.

Le 3 cause principali delle interpretazioni errate


1. L'illusione della trasparenza

L'illusione della trasparenza è la tendenza a pensare che gli altri condividano il nostro stato mentale. In pratica, sopravvalutiamo i punti in comune con gli altri, credendo che condividano le nostre opinioni, intenzioni e sentimenti. Questa illusione ci porta ad attribuire agli altri intenzioni, credenze e opinioni che non sono realmente loro, ma una proiezione delle nostre. Ma nella maggior parte dei casi non ci rendiamo conto di questo fenomeno.

Un esperimento condotto presso l'Università di Stanford ha mostrato come sopravvalutiamo questo fenomeno. Gli psicologi hanno chiesto ai partecipanti di battere sul tavolo il ritmo di due temi musicali noti: Happy Birthday e l’Inno Nazionale. Quindi dovevano indicare le probabilità che l'altra persona avrebbe identificato il tema.

Il 50% delle persone credeva che un ascoltatore potesse facilmente identificare la canzone ma in realtà solo il 2,5% riuscì a farlo. Questo perché non teniamo conto che, sebbene la canzone stia ronzando nella nostra mente, l'altra persona sente solo i leggeri colpi sul tavolo.

In altre parole, valutiamo dalla nostra posizione senza metterci al posto dell'altro. Pensiamo che siamo "trasparenti" e che il nostro interlocutore capirà facilmente le nostre intenzioni.

Ovviamente l'illusione della trasparenza interessa doppiamente la comunicazione. Da una parte, fa in modo che non ci esprimiamo così chiaramente come pensiamo e, dall’altra, può fare in modo che attribuiamo agli altri intenzioni che in realtà esistono solo nella nostra mente.

2. Il pensiero pigro

Un’altra causa delle interpretazioni erronee è quello che potremmo definire il "pensiero pigro". Fondamentalmente, chi ascolta il nostro messaggio si trova tra due forze cognitive che influenzano la sua capacità di decodificare correttamente le nostre parole e intenzioni.

Esistono due sistemi di elaborazione. Il primo sistema elabora le informazioni in modo rapido, intuitivo e automatico. Secondo questo sistema, quando vediamo qualcuno sorridere, pensiamo semplicemente che la persona è felice. Si tratta di un sistema molto essenziale che utilizza scorciatoie per ottenere conclusioni rapide sull'altra persona partendo da piccoli dettagli, come le espressioni facciali o il linguaggio del corpo. Infatti, è il sistema che ci permette di formarci le prime impressioni.

Il secondo sistema elabora le informazioni in modo consapevole e razionale. Questo sistema è responsabile della valutazione e dell'aggiornamento delle prime impressioni, pregiudizi e altri pensieri impulsivi. Ma questo sistema richiede un maggiore sforzo cognitivo, è come tornare sui nostri passi e talvolta richiede che riconosciamo di esserci sbagliati.

Naturalmente, è molto più facile farsi trasportare dalle prime impressioni che mettere in moto il secondo sistema di elaborazione delle informazioni. È per questo che le persone che potremmo definire "pensatori pigri" hanno più probabilità di interpretare erroneamente i messaggi degli altri, attribuendo loro intenzioni sbagliate. L'arroganza e la rigidità possono anche portarle a mantenersi nella loro prima impressione, consolidando così il malinteso.

3. La proiezione

La proiezione è un meccanismo di difesa in cui proiettiamo i nostri pensieri, sentimenti o impulsi indesiderati su un'altra persona che non ha realmente questi pensieri, sentimenti o impulsi. Ciò che avviene è che non siamo capaci di accettare quella realtà, sia perché è troppo dolorosa o perché ci provoca una dissonanza cognitiva, quindi la proiettiamo semplicemente sull'altro.

Ecco perché qualcuno può dirci che siamo arrabbiati quando in realtà chi è arrabbiato è lui, ma dal momento che non vuole riconoscerlo, proietta quella rabbia su di noi.

Quella persona può anche proiettare su di noi intenzioni negative che la aiutano a riaffermare la propria immagine, rendendola migliore e più positiva della nostra.

Infatti, la proiezione è una delle cause più comuni delle incomprensioni nella comunicazione, ma è anche una delle più difficili da confutare, poiché accettare i nostri argomenti significherebbe anche cambiare qualcosa dentro di noi. Questo meccanismo di difesa è di solito il risultato della mancanza di autoconoscenza e di insicurezza personale. Di solito si riscontra in persone che hanno un pensiero rigido e che non sono in grado di accettare l'ambivalenza emotiva o cognitiva che tutti abbiamo.

Naturalmente, ci sono anche molte altre cause dei malintesi. Ad esempio, una persona può essere più suscettibile in determinati ambiti, i cosiddetti "punti sensibili". Coloro che hanno una scarsa autostima possono anche avere più probabilità di interpretare male le parole degli altri e di coloro che hanno un pensiero molto rigido.

Sii preciso, spiegati di nuovo e se non c'è altra alternativa, lascia perdere


Per risolvere il problema delle intenzioni nella comunicazione, la cosa più pragmatica da fare è cercare di essere il più chiaro e preciso possibile. Non lasciare nulla al caso sperando che il tuo interlocutore sia in grado di interpretare correttamente i segnali da te inviati, perché ci sono buone possibilità che ciò non avvenga, soprattutto se non vi lega un legame profondo.

Sentirsi compresi è una necessità umana, ma possiamo solo assumerci la responsabilità che ci appartiene. Possiamo analizzare ciò che abbiamo fatto male e cercare di migliorarlo, ma ciò che non possiamo permetterci di fare è diventare il bersaglio dei conflitti degli altri o dei sentimenti negativi nascosti da errori interpretativi delle nostre parole.


Fonti:
Kahneman, D. Kahneman, D. (2011) Thinking, Fast and Slow. Nueva York: Farrar, Straus and Giroux.
Newton, Elizabeth (1990) Overconfidence in the Communication of Intent: Heard and Unheard Melodies. Tesis Doctoral: Universidad de Stanford.
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10 novembre 2017

Persone intuitive: 10 caratteristiche che le differenziano


"La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un servo fedele. Abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono". Sono parole di Albert Einstein, che conosceva perfettamente il potere e l'importanza dell'intuizione. Purtroppo l'intuizione è stata praticamente relegata a un piano esoterico, sacrificata sull'altare della razionalità. Ma siamo tutti persone intuitive, solo che alcuni hanno imparato a prestare attenzione ai messaggi della loro intuizione mentre altri li ignorano.

Che cos'è l'intuizione?


Antonio Damaso, medico e neurologo, spiega cos’è l’intuizione attraverso la teoria dei marcatori somatici. In pratica, l'intuizione sarebbe un meccanismo di pre-selezione che ha luogo sotto la soglia della nostra coscienza ed è responsabile di esaminare tutte le opzioni e decidere quali sono i possibili percorsi tra i quali possiamo scegliere consapevolmente.

L'intuizione è un procedimento che ci permette di valutare e scartare in modo inconsapevole le alternative, basandosi fondamentalmente sulle nostre esperienze passate e sulle nostre emozioni. Questo è il motivo per cui si esprime principalmente attraverso sensazioni corporee, alcune persone indicano che la sentono nello stomaco o nel petto. Per questo motivo siamo inclini a un'opportunità piuttosto che un’altra, ma non possiamo spiegarne la ragione, è solo un presentimento o una sensazione.

Cosa differenzia le persone intuitive?


1. Ascoltano la loro voce interiore. Le persone intuitive hanno una connessione speciale con il loro inconscio, quindi possono sentire la voce interiore che gli altri ignorano. A forza di prestare attenzione a queste intuizioni o sensazioni, sono andate “affinando” sempre più questo canale di comunicazione, così possono decifrare meglio i messaggi che gli invia l’intuizione.

2. Passano del tempo in solitudine. Le persone intuitive danno spesso molto valore alla solitudine e godono del tempo che passano con se stesse. Approfittano di questi momenti per collegarsi con le loro emozioni e per fare un profondo esercizio d’introspezione o semplicemente per rilassare la loro mente, il che è indispensabile perché si manifesti l'intuizione.

3. Ascoltano il loro corpo. Le persone intuitive hanno un legame particolare con il proprio corpo, quindi sono in grado di catturare i segnali inviati dall’intuizione attraverso sensazioni come un "nodo alla gola", "piccole farfalle nello stomaco" o qualsiasi altra sensazione fisica che invia questo secondo cervello. Queste persone sentono quando qualcosa non funziona nel loro corpo, hanno delle reazioni viscerali che sanno interpretare e usare a loro favore quando lo decidono.

4. Sono degli eccellenti osservatori. Le persone intuitive sono spesso molto attente, si concentrano sui dettagli che agli altri passano inosservati. Infatti, una delle armi segrete dell'intuizione è proprio la capacità di catturare molti dettagli, dare loro un significato e anticipare ciò che potrebbe accadere. In questo modo si scoprono anche modelli o coincidenze di cui gli altri non si accorgono, ma che poi diventano la base per prendere altre decisioni nella vita.

5. Prestano attenzione ai loro sogni. I sogni sono il canale di comunicazione preferito dell'inconscio. In molti casi la mente inconscia sceglie le fantasie oniriche per mandarci un messaggio che possa aiutarci a prendere decisioni migliori. Ecco perché le persone intuitive prestano attenzione al contenuto dei loro sogni e cercano di decifrarli. Naturalmente, tutti i sogni non sono messaggi dell'inconscio, ma le persone intuitive sono in grado di differenziarli.

6. Si connettono emotivamente con gli altri. L'empatia è una delle armi segrete dell'intuizione. Le persone intuitive sono in grado di connettersi con gli altri a un livello superiore, che consente loro di aiutarli o notare che stanno attraversando un momento negativo.

7. Lasciano andare le emozioni "negative". Anche se l'intuizione può generare sensazioni sgradevoli, le persone intuitive sono in grado di gestirle e non restarne bloccati. Infatti, sono consapevoli che emozioni come la frustrazione, la rabbia o il risentimento soffocano l’intuizione. Questo significa che di solito sono pienamente consapevoli delle loro emozioni e sanno come gestirle con saggezza.

8. Sanno fluire. Le persone intuitive sviluppano una grande fiducia in se stesse, che le aiuta ad affrontare le avversità con un atteggiamento più rilassato. Non solo confidano nelle loro capacità per affrontare gli ostacoli, ma anche nel corso della vita. Queste persone sanno che tutto passa, quindi imparano a fluire senza difficoltà, non si aggrappano alle situazioni, né positive né negative. Questa saggezza dà loro grande tranquillità ed equanimità che permettono loro di affrontare meglio le battute d'arresto.

9. Mostrano una grande flessibilità cognitiva. Le persone intuitive non hanno un pensiero rigido, sono in grado di cambiare idea rapidamente quando hanno un’intuizione. Ciò significa che non si attaccano nemmeno alle loro decisioni, specialmente quando percepiscono che stanno seguendo il percorso sbagliato. Questa flessibilità cognitiva consente loro di correggere il piano e ottenere risultati migliori.

10. Cercano le risposte dentro di sé. Le persone intuitive non si isolano dal mondo, prendono in considerazione le circostanze e sanno quando il vento soffia a loro favore e quando no, ma tendono sempre a guardare dentro di sé per trovare le risposte. Ciò significa che prendono le decisioni tenendo in considerazione le loro aspettative, illusioni e bisogni. Così ottengono un equilibrio che permette loro di prendere decisioni migliori.

3 problemi che incontrano le persone intuitive


Sviluppare troppo l’intuizione può anche avere “effetti collaterali”, soprattutto in un mondo in cui si sopravvaluta la logica e si ignorano le emozioni.

1. Non sono in grado di spiegare perché hanno preso una decisione importante. Spesso le persone intuitive non possono spiegare razionalmente perché hanno preso una decisione che non ha senso per gli altri. In molti casi, l'assenza di argomenti logici può dare origine a discussioni e problemi, soprattutto quando gli altri non capiscono.

2. Prevedono finali disastrosi che nessun altro può vedere. Le persone intuitive possono prevedere finali disastrosi, sia in una relazione di coppia che in un'azienda. Spesso questa certezza è difficile da gestire perché non possono condividerla sempre con le altre persone, o queste non prestano loro attenzione. Il fatto di riuscire a catturare dei piccoli dettagli che gli altri non percepiscono dà loro questa capacità, speciale, che non è sempre benvenuta.

3. Catturano i pensieri e le emozioni negative degli altri.
Le persone intuitive non leggono la mente, ma il loro sesto senso consente spesso loro di percepire dei piccoli segnali extraverbali che le aiutano a farsi un'idea di ciò che le altre persone stanno sentendo o pensano. A volte, notare che gli altri stanno fingendo senza poterglielo dire può essere estremamente frustrante o irritante.

È saggio prendere decisioni lasciandosi guidare dall'intuizione?


"Quando prendiamo delle piccole decisioni, è sempre vantaggioso analizzare i pro ei contro. Tuttavia, nelle questioni vitali, come la scelta del partner o della professione, la decisione deve provenire dall'inconscio, da un luogo nascosto dentro di noi. Nelle decisioni veramente importanti della vita, dobbiamo lasciare decidere i bisogni profondi della nostra natura".

Queste sono le parole di Sigmund Freud, che si riferiva a quella sensazione di giusto o sbagliato, di piacere o rifiuto viscerale, che sentiamo profondamente dentro di noi e che a volte ignoriamo per ascoltare la ragione.

In psicologia esiste quella che viene definita “Intelligenza Intuitiva”, che sarebbe la nostra capacità di risolvere i problemi facendoci guidare dall'intuizione. Infatti, in una serie di studi realizzati con infermieri, medici e imprenditori che avevano molti anni d’esperienza, si è scoperto che la loro prima intuizione non sbagliava quasi mai.

Naturalmente, l'intuizione non è un meccanismo infallibile, ma può essere molto utile quando dobbiamo prendere delle decisioni in una situazione in cui non abbiamo molte informazioni o che è molto caotica. In ogni caso, è sempre bene sapere cosa ci suggerisce la nostra intuizione prima di decidere. Quindi la cosa migliore da fare è imparare ad ascolatrla.


Fonti:
Gladwell, M. (2005) Inteligencia Intuitiva. Barcelona: Editorial Taurus.

Damasio, A. R. (2001) El error de Descartes. Barcelona: Editorial Crítica.
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8 novembre 2017

Vertigini da ansia: Come riconoscerle e curarle


Ci sono persone che possono soffrire di vertigini da ansia, una reazione fisiologica a uno stato psicologico che può essere classificata come sintomo psicosomatico. Tuttavia, il fatto che le vertigini siano causate dall'ansia non significa che siano meno intense o disabilitanti per la persona.

Spesso queste persone si sentono molto male, provano una sensazione generalizzata di debolezza e perdita d’equilibrio. Nei casi più estremi possono anche svenire.

Di solito queste persone arrivano dallo psicologo dopo aver incontrato diversi specialisti, che hanno escluso che le vertigini siano un problema dell'orecchio interno, della cervicale, causate da un'emicrania vestibolare o da altre lesioni del sistema nervoso centrale. Questo passaggio da un medico all'altro diventa estenuante, ma quando non esiste una causa organica per spiegare le vertigini è logico sospettare che queste abbiano un'origine psicologica, generalmente causata dall’ansia.

Come sapere se le vertigini sono causate dall'ansia?


È importante capire che quando le vertigini sono causate dagli attacchi di panico dati dall’ansia, non si ha la classica sensazione di vertigine e non deve esserci alcuna spiegazione biologica. Queste vertigini sono una sensazione che la persona sperimenta quando si espone, o immagina che dovrà esporsi, a determinate situazioni che gli generano paura, tensione o ansia.

In pratica, ciò che accade è che queste emozioni sono vissute con grande intensità, così che producono reazioni neurovegetative come le vertigini. Infatti, la paura è un'emozione molto potente che innesca delle risposte fisiologiche intense e rapide per prepararci a fuggire dal pericolo. La paura genera una forte tensione muscolare, sudorazione profusa, respirazione agitata e aumenta la circolazione sanguigna, così possiamo sfuggire al pericolo o affrontarlo con maggiori probabilità di successo.

Un'altra conseguenza della paura è che affina i nostri sensi perché possiamo catturare i piccoli segnali di pericolo nell'ambiente. Tuttavia, in alcune occasioni questa capacità di concentrazione può farci percepire la realtà in modo leggermente distorto. Ad esempio, i colori e le luci possono essere percepiti molto più chiaramente, mentre non sentiamo bene ciò che accade intorno a noi. Questa condizione può aggravare ulteriormente la sensazione di vertigini.

Ci sono alcuni segnali che indicano che le vertigini possono essere causate dall’ansia:

- Non esiste una causa fisiologica che giustifichi le vertigini dopo aver realizzato diversi esami medici.

- Le vertigini sono persistenti, ma di solito tendono a presentarsi in situazioni specifiche o che hanno qualche punto in comune. Tuttavia, in alcuni casi queste vertigini possono manifestarsi per diversi giorni o addirittura settimane di seguito. In questi casi, la persona riferisce solitamente una sensazione di instabilità, piuttosto che vertigini.

- Le vertigini si aggravano esponendosi a stimoli eccessivi, come supermercati affollati o quando è necessario eseguire attività che richiedono un uso intensivo della vista, come leggere o lavorare al computer.

- Causano ipersensibilità al movimento, sia al proprio movimento che a quello degli oggetti nell'ambiente. Queste persone sono più sensibili e perdono l’equilibrio quando fanno dei movimenti improvvisi o percepiscono i movimenti dell'ambiente.

- Si percepisce una sensazione di stordimento. Uno dei segnali più comuni delle vertigini da ansia è la sensazione di stordimento. Le persone che soffrono di questo tipo di vertigini riferiscono di solito un senso di confusione mentale che si distingue dalle vertigini "normali", in cui spesso predominano sensazioni di disagio e perdita dell’equilibrio.

- Si soffre di vertigini interne. Nella vertigini da ansia, la sensazione di movimento tende ad essere interna, la persona sente che gira la testa, non l'ambiente intorno a lei.

Perché l'ansia causa vertigini?


Le persone che soffrono una ansia intensa provano spesso la sensazione di perdita di equilibrio ed è comune per loro sentirsi stordite senza alcun motivo apparente. I neuroscienziati dell'Università di Pittsburgh spiegano che il problema è che l'ansia e l'equilibrio condividono alcuni circuiti neurali.

Infatti, esistono dei percorsi neurali che collegano i nuclei vestibolari con il sistema limbico, includendo le zone dell’ipotalamo, che di solito presentano una riduzione del loro volume nei casi di perdita vestibolare bilaterale cronica.

Il punto di convergenza di questo circuito è il nucleo parabrachiale, dove arrivano sia le informazioni vestibolari che quelle correlate all'ansia. Ecco perché, quando siamo ansiosi, possiamo provare vertigini e perdita di equilibrio.

È anche noto che lo stress e l'ansia possono influenzare la funzione vestibolare centrale, sia direttamente attraverso l'azione dei glucocorticoidi (cortisolo e corticosterone) nei canali ionici e nella neurotrasmissione che si verifica nel cervello, o indirettamente attraverso gli effetti delle sostanze neuroattive correlate allo stress, come ad esempio l'istamina.

Quali fattori possono influenzarne l'aspetto e il mantenimento?


Il nostro corpo è un meccanismo perfettamente associato alla nostra mente, anche se a volte non ce ne rendiamo conto. Tuttavia, possiamo sentire le famose farfalle nello stomaco quando siamo di fronte a qualcuno che ci attrae o sentire un nodo in gola quando riceviamo cattive notizie. Questi modi di esprimerci indicano che vi è una forte connessione tra le emozioni e gli stati fisici. Pertanto, ci sono alcuni fattori che influenzano l'insorgenza delle vertigini o che possono alimentarle.

- Mancanza di respiro. Dal momento che respiriamo automaticamente, non siamo sempre consapevoli di quanto male possiamo farlo. Infatti, se respiri un modo superficiale e rapido, la vertigini potrebbero essere causate dal fatto che inali più aria di quanta ne rilasci. In questo modo termini iperventilando, il che significa che entra più ossigeno di quanto necessiti e il livello di anidride carbonica diminuisce. Rompendo l'equilibrio tra i due gas, l’organismo cerca di bilanciare il pH del sangue che diventa alcalino, e ciò può provocare la sensazione di vertigini, debolezza alle gambe, difficoltà di visione e formicolio alle estremità.

- Panico e angoscia. Se non controlliamo queste sensazioni di solito anche il cuore batte più velocemente e aumenta la pressione sanguigna. In quei momenti si inizia a notare mal di testa e debolezza. Ma quando la pressione sanguigna scende, di solito appaiono le vertigini e una sensazione di confusione o nebbia mentale.

- Tensione muscolare. Quando proviamo paura di solito tendiamo i muscoli, per prepararli alla difesa o alla fuga. Quando questa tensione muscolare viene mantenuta giorno dopo giorno, può generare una sensazione generalizzata di disagio diffuso che aumenta ancor di più la tensione di cui già soffri.

- Stress. Essere in uno stato continuo di sovraccarico mentale, che ti porta al limite, è una delle cause dell'ansia. Il problema è che lo stress genera un costante stato di allerta, come se dovessi affrontare un pericolo imminente, e questo sovraccarica di lavoro il sistema nervoso centrale. Di conseguenza, puoi cominciare a sentirti debole, ti gira la testa, sei confuso o addirittura provi un senso di disperazione, una strana sensazione di disconnessione dal mondo.

Questi sintomi sono pericolosi?


Come regola generale, i sintomi associati all'ansia non sono pericolosi, anche se possono diventare molto sgradevoli. La vertigini di per se non costituiscono un problema, a meno che non appaiano in situazioni che comportano un certo rischio. Infatti, in alcuni casi la persona può sperimentare una sensazione sgradevole che le fa perdere l’equilibrio.

Tuttavia, la persona può essere molto spaventata dai sintomi, quindi di solito assume un atteggiamento iper-vigilante che la porta a prestare maggiore attenzione alle risposte fisiologiche. Questo stato di tensione complica ancora di più le cose, specialmente quando la persona percepisce il minimo segnale di vertigini.

Infatti, uno dei principali problemi che causano le vertigini da ansia è la paura della paura. Quando la persona comincia a temere che le vertigini gli vengano in luoghi pubblici e si vergogna, quella tensione può effettivamente provocare vertigini, trasformandosi in una profezia auto-realizzante. Di conseguenza, la persona può limitare pesantemente la propria vita, evitando tutti quei luoghi in cui si sente a disagio. La sensazione di angoscia che le vertigini possano apparire può presentarsi in qualsiasi momento finendo per influenzare la qualità della vita.

Sapere che le vertigini non sono pericolose aiuterà la persona a rilassarsi e non peggiorare la sintomatologia. D'altra parte, sapere che la causa è l’ansia, indica che non si tratta di un problema serio, ma è un disturbo che ha una soluzione nell’applicazione della terapia appropriata.

Come eliminare le vertigini da ansia?


Ci sono diversi approcci terapeutici per insegnare alla persona a combattere l'ansia e quindi eliminare la vertigini. Tuttavia, in questi casi la tecnica di rilevazione e gestione della conseguenza temuta è molto efficace. Fondamentalmente, mira a individuare le fonti del disagio e dell’ansia che causano le vertigini e a trovare soluzioni che riducano i sintomi, sia fisicamente che emotivamente.

Prima di metterla in pratica, è importante capire che il disagio è mantenuto quando cerchiamo di fare in modo che la temuta conseguenza si trasformi in un fatto impossibile, cercando ossessivamente le soluzioni. Pertanto, questa tecnica ci dice innanzitutto che non dobbiamo evitare le sensazioni fastidiose.

Fondamentalmente, la persona deve capire che l'ansia genera una serie di sensazioni sgradevoli, ma che non sono pericolose di per sé. In questo modo si elimina l'incertezza dell'equazione e quando la persona non è più afflitta o preoccupata per le vertigini, il livello d’ansia ei sintomi che genera di solito diminuiscono.

La persona deve capire che l'incertezza e l'angoscia sono le cause di quel disagio e che ha bisogno di cercare dei pensieri alternativi o dei comportamenti che gli permettano di evitare questi pensieri. In questo caso, è possibile applicare altre tecniche, come ad esempio:

- Esercizi di respirazione. Respirando profondamente l'iperventilazione diminuisce, dato che si ottiene una maggiore ossigenazione. D'altra parte, la respirazione profonda accompagna il battito cardiaco, generando un senso di tranquillità e benessere. Pertanto, è consigliabile apprendere degli esercizi di respirazione che si possono applicare in qualsiasi situazione.

- Tecniche di rilassamento. Il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson è uno degli esercizi più utili perché la persona non solo si rilassa, ma impara anche a rilassare i diversi gruppi muscolari. Con questa tecnica imparerai anche a notare la tensione corporale, così potrai alleviarla rapidamente prima che peggiori.

Ad ogni modo, va chiarito che in molti casi è necessario ricorrere alla terapia psicologica o ai farmaci, soprattutto quando il legame tra ansia e vertigini è molto forte e di lunga data.


Fonti:
Saman, Y. et. Al. (2012) Interactions between Stress and Vestibular Compensation – A Review. Front Neurol; 3: 116.
Hofmann, S. G. et. Al. (2014) Cognitive enhancers for the treatment of anxiety disorders. Restorative Neurology and Neuroscience; 32(1): 183-195.
Craske, M. G. et. Al. (2014) Maximizing exposure therapy: An inhibitory learning approach. Behaviour Research and Therapy; 58: 10-23.
Staab J. P. & Ruckenstein, M. J. (2005) Chronic dizziness and anxiety: effect of course of illness on treatment outcome. Arch Otolaryngol Head Neck Surg; 131(8): 675-679.
Brandt, T. et. Al. (2005) Vestibular loss causes hippocampal atrophy and impaired spatial memory in humans. Brain; 128(11): 2732-2741.
Baladan, C. D. & Thayer, J. F. (2001) Neurological bases for balance-anxiety links. Journal of Anxiety Disorder; 15(1-2): 53-79.
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6 novembre 2017

Fior di loto: Un racconto che ci mostra come scollegarci dal mondo


Una volta, Buddha riunì tutti i suoi discepoli per dare loro una lezione. Mostrò loro un fiore di loto, il simbolo della purezza, dato che cresce immacolato nelle acque paludose.

- Voglio che mi diciate cosa ho nelle mani - , disse Buddha.

Il primo discepolo fece un trattato sull'importanza dei fiori.

Il secondo compose una bella poesia dedicata ai suoi petali.

Il terzo creò un racconto molto originale usando il fiore come esempio.

Poi venne il turno di Mahakashyao. Questi si avvicinò a Buddha, annusò il fiore e accarezzò il suo volto con uno dei petali.

- È un fiore di loto -, disse Mahakashyao. - Semplice e bello -.

Buddha sorrise e disse:

- Sei stato l'unico che ha visto cosa ho nelle mani -.


Questo semplice racconto riprende uno dei concetti fondamentali del buddismo: la necessità di sbarazzarsi delle parole, opinioni e pensieri per concentrarsi sulla realtà, tale e quale è. In quel momento si verifica un piccolo/grande miracolo.

Un esercizio per svuotare una parola del suo senso


Questa idea ha permeato anche la filosofia occidentale. Nel suo libro "101 esperienze di filosofia quotidiana", Roger-Pol Droit propone un esercizio molto interessante e forse anche sconcertante per alcuni. Vi suggerisco di dedicare alcuni minuti a svuotare una parola del suo senso.

Si tratta di prendere qualsiasi oggetto che avete a portata di mano, una matita, un fiore, un bicchiere, un portafoglio o qualsiasi altra cosa. Basta che sia un semplice oggetto di uso quotidiano che vi è familiare. In seguito prendetelo in mano, posizionatelo davanti agli occhi e ripetete il suo nome ad alta voce.

Ripetete il ​​suo nome mentre guardate l'oggetto. Poco a poco vi renderete conto che qualcosa sta cambiando e, alla fine, la parola che designa tale oggetto si scollega completamente, finché non ha più alcun significato. La parola che fino a poco prima vi era così familiare è svuotata di contenuto e diventa "dura". È come se quei suoni fossero strani o addirittura insensati.

In quel preciso momento l'oggetto appare in una nuova prospettiva, semplicemente perché state concentrando la vostra attenzione sulle sue proprietà e caratteristiche, non sul simbolo che avete di esso. L'oggetto acquisisce una maggiore consistenza, è come se improvvisamente fosse di più se stesso.

La cosa interessante di questo esercizio è che ci vuole molto poco tempo per distruggere il nostro mondo e renderci conto che la sicurezza delle parole e dei concetti che usiamo quotidianamente non è solo fragile, ma anche abbastanza illusoria.

I bambini conoscono questo sdoppiamento delle cose. Infatti, quando camminano per strada e indicano un albero o un cane, è perché hanno potuto vedere la loro unicità. Nel frattempo, gli adulti si limitano semplicemente a nominarli, includendoli così in una macrocategoria che non ha niente di speciale.

Questa esperienza filosofica può cambiare tutto senza che nulla cambi, perché quando vogliamo, possiamo trasformare la nostra prospettiva e smettere di pensare in termini di concetti per imparare a toccare veramente la vita.

3 benefici di questo cambiamento di prospettiva


1. Ci aiuta a semplificare la vita. Cominciamo ad essere coscienti di non avere bisogno di molto per vivere e ci rendiamo conto che siamo noi che complichiamo la vita.

2. Ci aiuta a mettere le cose in prospettiva. Mentre cominciamo a praticare questo esercizio di sdoppiamento, ci rendiamo conto che molte delle parole che usiamo ogni giorno e che includiamo nei nostri obiettivi sono in realtà vuote di significato. In quel momento possiamo cambiare in modo radicale i nostri obiettivi.

3. Ci aiuta ad apprezzare molto di più i piccoli dettagli. Smettendo di reagire alle immagini e concetti della nostra mente e coinvolgendoci di più nel mondo reale, impariamo a cogliere tutti i dettagli che precedentemente trascuravamo, e questo ci permetterà di godere molto di più delle cose.


Fonte:
Droit, R. (2001) 101 experiencias de filosofía cotidiana. Buenos Aires: Fondo de Cultura Económica
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3 novembre 2017

Come affrontare un narcisista


Il narcisismo è una caratteristica sempre più comune. Si stima che il 6,2% della popolazione soffra di un disturbo narcisistico della personalità, ma la cifra aumenta se ci si riferisce solo al narcisismo come a un carattere marcato della personalità. Affrontare un narcisista è spesso complicato perché questa persona può diventare molto egocentrica, egoista e manipolatrice.

Il problema è che il narcisista ha una percezione esagerata dell’io, tende ad essere presuntuoso e spesso si crede superiore, pensa che gli altri dovrebbero osannarlo e si arrabbia se non lo fanno. Quindi, le persone che hanno un partner o un genitore narcisista, finiscono per mantenere una relazione tossica in cui solo loro danno e si sacrificano, mentre l'altro si limita a ricevere e chiede sempre di più.

Come riconoscere un narcisista?


- Critica costantemente gli altri o li disprezza perché pensa che siano inferiori. Il narcisista crede di essere superiore agli altri, quindi sottovaluta continuamente il lavoro e lo sforzo degli altri per mettersi in una posizione migliore.

- Pensa che il mondo ruoti intorno a lui, perché ha una prospettiva della vita troppo egocentrica. Questa persona si concentra sui propri bisogni e desideri, quindi spesso è molto insensibile a quelli degli altri e cercherà sempre di essere al centro dell'attenzione.

- In un primo momento può sembrare affascinante, perché in genere ha una personalità seducente e ispira fiducia, attraendo le persone, fino a quando si scopre che in realtà è una persona molto egoista.

- Pensa di avere la verità, quindi sviluppa spesso un atteggiamento di superiorità intellettuale che diventa molto scomodo. Il narcisista crede di sapere tutto e che tutti gli altri si sbaglino.

- Assume un atteggiamento intransigente, non è quasi mai disposto a cedere alle richieste e ai bisogni degli altri, specialmente se ciò implica che deve fare qualche concessione personale.

- Non conosce la parola "umiltà", quindi spesso nutre obiettivi così alti che rasentano l'irrazionale.

- Si vanta di se stesso, delle sue abilità, professione o stile di vita. Il narcisista cerca di far vedere agli altri che è il migliore in tutto.

- Non accetta le critiche e può reagire in maniera molto aggressiva quando si sente attaccato.

Fortunatamente, i narcisisti "nati" sono spesso facili da individuare, ma ci sono anche quelli che potremmo definire "narcisisti mascherati", che a prima vista sembrano umili, innocenti e caritatevoli. Ma sotto la maschera "sensibile" si nasconde il disprezzo e un senso di superiorità che sono molto più difficili da rilevare, così affrontare questi narcisisti è spesso più complicato perché improvvisamente si diventa la vittima della situazione.

Ad ogni modo, entrambi i tipi di personalità narcisistica condividono lo stesso profilo di maltrattatore psicologico e il suo obiettivo è: disprezzare, umiliare e ridurre le sue vittime, che finiscono per sottomettersi a questa violenza psicologica che le invalida emotivamente.

Come affrontare un narcisista senza perdere l’equilibrio emotivo?


Per sapere come affrontare un narcista è fondamentale conoscere in modo approfondito le sue tecniche di manipolazione.

1. Miscela di umiliazione, doppie intenzioni e linguaggio in codice

Quando un narcisista sente che la sua intelligenza, i successi o l'aspetto personale sono minacciati, si getterà sull'altro senza esitare. Il suo obiettivo è quello di far scendere la vittima dal piedistallo. Può farlo attraverso un complimento seguito da uno "schiaffo" emotivo o viceversa. Ad esempio, puoi dirci che facciamo bene qualcosa e subito dopo che facciamo male qualcos'altro facendoci sentire molto male.

Può anche ricorrere al sarcasmo o dare un tono condiscendente ai suoi complimenti, come se non ce li fossimo meritati. Ovviamente, la critica sarà sempre diretta a uno dei nostri punti sensibili. Con questa strategia, il narcisista fa sembrare il suo attacco una verità legittima, costringendo la vittima ad approvare e convalidare la sua idea. Se non lo facciamo e reagiamo attaccandolo, diventerà immediatamente la vittima e noi saremo il "cattivo".

Questa tecnica è conosciuta come “gaslighting” e si basa su una serie di sottili giochi mentali che sfiorano l'ambiguità, per minare la fiducia della vittima nella percezione della propria realtà e di se stessa. Come risultato di questa strategia, la vittima spesso resta confusa e non capisce bene cosa sia successo.

Di solito cerchiamo di ridurre la dissonanza cognitiva e la confusione scegliendo di "credere" nella versione del narcisista. Il problema è che a poco a poco queste umiliazioni nascoste, messaggi in codice e commenti ambigui, vengono integrati in una realtà deformata con la quale il narcisista domina la sua vittima.

Come affrontare questo narcisista?

Mantieni le tue emozioni sotto controllo. Quando il narcisista ti critica, cerca di non reagire perché quanto più ti lasci coinvolgere emotivamente, tanto più sarai alla sua mercé, perché capirà qual è il tuo punto debole e non esiterà ad attaccarti di nuovo in quel punto in futuro.

Se il narcisista dice qualcosa utilizzando un linguaggio in codice, lancia delle minacce indirette o tenta di distorcere la realtà, chiedigli di essere più preciso, perché non riesci a capire quello che sta dicendo. In questo modo disinneschi la sua strategia indiretta di sottomissione e umiliazione.

2. La ambiguità

Chiunque abbia una personalità narcisistica farà tutto il possibile per umiliare la sua vittima, ma senza che questa se ne renda conto, almeno all'inizio. Per farlo, ricorrerà a tutte le strategie che nascondono la sua intenzione di prendere il controllo e sottomettere. Il risultato di queste tattiche di manipolazione è che puoi sentire che stai camminando per tutto il tempo su un campo minato, e questo crea molta tensione.

Il narcisista può fare un commento acido circa il tuo modo di essere e subito dopo ammorbidirà il colpo dicendo qualcosa di dolce su di te. Questa ambiguità ha un preciso obiettivo: fare in modo che ti concentri sui tuoi comportamenti e "difetti" anziché analizzare i suoi, che rappresentano il vero problema. In questo modo finirai per sentirti in colpa se la relazione va male.

Infatti, noterai che il narcisita cambia improvvisamente argomento quando questo tocca il suo terreno. Quando gli rimproveri qualcosa dirà frasi come: "non voglio discutere con te" o "non vale la pena continuare a parlarne". La verità è che non importa quello che fai perché il narcisista non sarà mai soddisfatto e non è disposto ad assumersi delle responsabilità.

Come affrontare questo narcisista?

È essenziale che resti fedele a ciò che pensi e senti, che osservi i tuoi modelli di comportamento da un punto di vista oggettivo e distaccato. Non ti fissare nelle parole, ma nel suo comportamento. Quando non ti lascerai sedurre dalle sue parole e complimenti, ti renderai conto che il suo comportamento è volubile e manipolatore.

Se hai bisogno di chiarire un punto, non cadere in discussioni emotive, attieniti ai fatti e non permettere al narcisista di divagare. Riporta la discussione sul tema principale.

3. La visione a tunnel

La "visione a tunnel" è una strategia che utilizza il narcisista per concentrarsi su qualche dettaglio irrilevante o non direttamente legato alla questione, sia per minimizzare qualcosa che hai realizzato o per scaricare la responsabilità. Ad esempio, se hai appena terminato il master, il narcisista si congratulerà e ti chiederà quando intendi fare il dottorato.

Questo minimizza i tuoi risultati e ti fa sentire male, evidenziando ciò che ti manca o i lati negativi di quello che hai già realizzato. Con questa strategia il narcista non fa altro che limitare il tuo campo visivo, così noterai solo ciò che lui sottolinea. È una tecnica molto sottile che può generare profonda insoddisfazione nella vittima, che può riuscire in molte cose ma continuerà a pensare che non è capace di nulla.

Come affrontare questo narcisista?

Non lasciarti trascinare nella sua visione limitata. Goditi ciò che hai realizzato e sottolinea lo sforzo e le competenze necessarie per esso. Scopri come fare orecchie da mercante quando qualcuno vuole minimizzare le tue realizzazioni, o farti sentire in colpa per qualcosa che non hai ancora fatto o che non hai fatto in modo "perfetto".

Puoi anche smascherarlo, dirgli che la sua critica ti sembra eccessiva e non senti alcun bisogno di impressionare gli altri. Se dici che ti dispiace molto della sua opinione, ma non la condividi e ti senti soddisfatto di ciò che hai realizzato, il narcisista capirà che non ti può manipolare emotivamente.

Come aiutare un narcisista?


Infine, ricorda che per affrontare un narcisista senza perdere l'equilibrio emotivo non è necessario discutere, basterà fargli capire che le sue opinioni e atteggiamenti non possono fare breccia dentro di te. Quando il narcisista si renderà conto che hai un’autostima a prova di proiettile, smetterà di lanciarti dardi avvelenati perché, alla fine, ciò che desidera è solo stabilire un dominio emozionale, e quando si rende conto che non lo otterrà, forse rifletterà sul suo modo di comportarsi e comincerà gradualmente a cambiare.

Nel caso in cui è una persona importante per te, puoi provare ad affrontare il problema in modo tale da fargli capire che i suoi atteggiamenti e comportamenti non sono appropriati. Ricorda che in una relazione non c'è mai un unico colpevole poiché le relazioni sono costruite in due. Pertanto, evita di attaccarlo e recriminarlo. Spiegagli invece che i suoi atteggiamenti e parole ti danneggiano o ti fanno sentire male. E digli cosa vorresti che facesse. A volte il narcisismo è un modo per proteggersi dal mondo, che sembra ostile, così per attenuare questi comportamenti è solo necessario mostrargli che lo amiamo e apprezziamo ma che ci sono dei limiti che non devono essere superati.
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