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21 agosto 2017

Oggetti perduti: Un commovente video sul valore dell’amore e della memoria

video

La vita non va sempre come vogliamo. A volte le cose vanno male e non abbiamo altra scelta che proseguire. Non è sempre facile, a volte si ha la sensazione che il destino sia molto ingiusto e ci chiediamo perché sia accaduto qualcosa del genere solo a noi. Tuttavia, quando tutto sembra negativo, dobbiamo pensare che abbiamo sempre la possibilità di scegliere come percorrere questo cammino per fare in modo che sia meno duro.

Questo bellissimo video dal titolo “Oggetti perduti” ci invita a riflettere sui duri colpi che ci dà la vita attraverso gli occhi dell'amore e della memoria. Il video, che è un vero e proprio gioiello, è stato scritto e diretto da Åsa Lucander, una illustratrice scandinava che vive a Londra. Non vi racconto di cosa si tratta per non rovinarvi il finale, ma vi assicuro che ogni singolo minuto vale la pena.

Tre grandi lezioni per la vita


Come avete visto, il video si riferisce agli effetti devastanti della demenza, un problema che secondo l'OMS colpisce 47 milioni di persone in tutto il mondo e registra 9,9 milioni di nuovi casi ogni anno.

Anche se è molto triste perdere la memoria, perché con questa perdiamo non solo la nostra identità, ma anche i nostri ricordi e, in qualche modo, le persone che amiamo, questo breve video racchiude anche delle lezioni importanti che ci permettono di vedere la vita da un'altra prospettiva.

1. Pazienza, pazienza, tanta pazienza. A volte, quando pensiamo che tutto è perduto, basta solo continuare a insistere. Molte delle situazioni che dobbiamo affrontare nella vita richiedono una enorme pazienza fino a quando non le risolviamo. Dobbiamo imparare a convivere con quella dose di incertezza e non cadere nella trappola del “conclusionismo”, che serve solo ad aumentare tensione e ansia. Certo, non è facile, nessuno ha detto che lo fosse. Alla pazienza è necessario aggiungere altri ingredienti, come la perseveranza e la speranza.

2. A volte, non sono le cose grandi, ma le piccole, che fanno in modo che la vita valga la pena di essere vissuta. Nella vita ci preoccupiamo troppo di realizzare grandi cose, perseguiamo grandi progetti e crediamo che non saremo felici fino a quando non li realizziamo. Ma mentre invecchiamo, ci rendiamo conto che sono le piccole cose che contano davvero, e queste le abbiamo sempre avute a portata di mano, ma non siamo riusciti a valorizzarle e goderne come avremmo potuto. Non si tratta di rinunciare ai sogni, si deve certamente lottare per realizzarli, ma si deve anche assaporare lentamente la vita mentre lo facciamo.

3. La realtà di chi amiamo non coincide sempre con la nostra, cercare dei punti in comune può essere un viaggio meraviglioso. La nostra realtà è unica, così come le persone che amiamo. In realtà non vediamo il mondo così com'è, ma come siamo noi. Pertanto, non dobbiamo costringere gli altri a soddisfare le nostre aspettative così come non dobbiamo soddisfare le loro. La chiave sta nel trovare un meraviglioso punto in comune in cui entrambe le visioni convergono. La base delle relazioni sane e mature consiste proprio nell’essere e lasciar essere, trovando dei punti in comune per crescere insieme. Si tratta di un piccolo cambiamento di prospettiva che cambierà tutto.
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18 agosto 2017

Sapevate che lo stress rimpicciolisce il cervello?

neuropsicologia

Ti sei mai sentito così stressato e sfinito da non poter pensare chiaramente? Probabilmente sai già che lo stress cronico, prolungato nel tempo, non ti fa bene, ma devi anche sapere che provoca una diminuzione del volume in alcune aree del cervello, proprio quelle coinvolte nel pensiero, la regolazione emotiva, l'autocontrollo e la creazione di nuovi ricordi.


Lo stress ti sprofonda in un ciclo di negatività


I neuroscienziati dell'Università di Yale hanno scoperto che lo stress riduce il volume di materia grigia nelle aree del cervello responsabili dell'auto-controllo; in particolare, provoca una perdita di connessioni sinaptiche tra le cellule cerebrali. I dati indicano che lo stress sopprime l'espressione di diversi geni che sono essenziali per la formazione di tali connessioni.

Infatti, questi ricercatori videro che le persone che avevano sofferto di stress cronico e avevano attraversato numerosi eventi negativi nella loro vita, mostravano un minor volume in settori come la corteccia prefrontale, l’insula, la corteccia cingolata anteriore e l'ippocampo, regioni che regolano le emozioni e sono collegate con l'autocontrollo, la memoria, l'apprendimento e l'elaborazione cognitiva.

E come se non bastasse, questa riduzione di volume aumenta la vulnerabilità alla depressione, allo sviluppo di dipendenze o ad altri disturbi psicologici. Il problema è che se il cervello subisce questi cambiamenti ti sarà più difficile affrontare le situazioni stressanti, e questo ti sprofonderà in un ciclo negativo perché ti sarà anche difficile assumere il controllo e prevenire che le situazioni e le tue reazioni ti sfuggano di mano.

Un cervello vittima dello stress ha una minore capacità di elaborazione dei dati e spesso li gestisce in modo frammentato. Questo spiega perché, quando siamo stressati, il nostro modello di pensiero è così negativo e ripetitivo, perché non possiamo smettere di pensare ai problemi e le preoccupazioni non ci fanno dormire. In pratica, è come se il cervello rimanesse intrappolato in un ciclo negativo che si ripete continuamente.

5 modi scientificamente provati per invertire il danno che lo stress causa al cervello


Non scoraggiatevi. Non è impossibile ridurre il livello di stress e addirittura invertire il danno a livello cerebrale. Ma prima si inizia e meglio è, perché anche se il cervello ha una enorme plasticità che gli permette di recuperare le aree danneggiate questo non è comunque un meccanismo magico.

Come invertire questo processo?

William James ci dà un indizio: "La più grande arma contro lo stress è la nostra capacità di scegliere un pensiero piuttosto che un altro".

1. Di "no" più spesso. Uno studio condotto presso l'Università della California ha rivelato che quanto più difficile è per le persone dire "no" tanto più aumentano le probabilità di soffrire di stress, stanchezza e persino depressione. Imparare a dire di “no” in modo determinato vi permetterà di non venire coinvolti in troppi progetti o assumere impegni che sono fonte di ulteriore stress.

2. Goditi il silenzio. Un esperimento condotto presso il Centro di Ricerca di Terapie Rigenerative di Dresda ha scoperto che il silenzio è un ottimo strumento per promuovere la neurogenesi nell'ippocampo. Pertanto, oltre a contribuire a rilassarsi e alleviare lo stress, godere di alcune ore di quiete al giorno fa anche bene al cervello.

3. Pratica la meditazione mindfulness. La meditazione mindfulness non solo riduce lo stress ed elimina i pensieri ruminativi, ma stimola anche la crescita di materia grigia. Ciò è stato dimostrato dai ricercatori dell'Università di Harvard, che hanno scoperto che sono sufficienti 27 minuti di meditazione al giorno per otto settimane perché si producano dei cambiamenti positivi a livello strutturale nel cervello, che implicano anche una amigdala meno attiva, segno che stress e ansia diminuiscono.

4. Corri. Numerosi studi, tra cui uno condotto presso l'Università di Jyväskylä, confermano che l'esercizio aerobico, la corsa in particolare, è molto benefico per il cervello in quanto stimola la neurogenesi in settori come l'ippocampo. È stato inoltre riscontrato che la corsa allevia lo stress favorendo la produzione di endorfine e, non ultimo, libera la mente e aumenta il flusso di sangue alle aree prefrontali del cervello, proprio quelle relazionate con il pensiero e l’autocontrollo.

5. Fai più sesso. Sì, i neuroscienziati della Princeton University hanno scoperto che il sesso non solo favorisce la neurogenesi, ma stimola anche la crescita dei dendriti, che sono essenziali perché i neuroni comunichino tra loro.


Fonti:
Duman, R. S. et. Al. (2016) Synaptic plasticity and depression: new insights from stress and rapid-acting antidepressants. Nature Medicine; 22: 238–249.
Nokia, M. S. et. Al. (2016) Physical exercise increases adult hippocampal neurogenesis in male rats provided it is aerobic and sustained. The Journal of Physiology; 594(7): 1855–1873.
Kirste, I. et. Al. (2015) Is silence golden? Effects of auditory stimuli and their absence on adult hippocampal neurogénesis. Brain Struct Funct; 220(2): 1221–1228.
Li, L. et. Al. (2014) Acute Aerobic Exercise Increases Cortical Activity during Working Memory: A Functional MRI Study in Female College Students. Psychoneuroendocrinology; 39: 214-224.
Chetty, S. et. Al. (2014) Stress and glucocorticoids promote oligodendrogenesis in the adult hippocampus. Molecular Psychiatry; 19: 1275–1283.
Vivar, C. et. Al.(2013) All about running: synaptic plasticity, growth factors and adult hippocampal neurogenesis. Curr Top Behav Neurosci; 15: 189-210.
Ansell, E. B. et. Al. (2012) Cumulative adversity and smaller gray matter volume in medial prefrontal, anterior cingulate, and insula regions. Biol Psychiatry;72(1): 57-64.
Hölzel, B. K. et. Al. (2011) Mindfulness practice leads to increases in regional brain gray matter density. Psychiatry Res; 191(1): 36-43.
Launer, B. et. Al. (2010) Sexual Experience Promotes Adult Neurogenesis in the Hippocampus Despite an Initial Elevation in Stress Hormones. PLoS One; 5(7): e11597.
De Kloet, E. R. et. Al. (2005) Stress and the brain: from adaptation to disease. Nature Reviews Neuroscience; 6: 463-475.
Duman, R. S. (2002) Pathophysiology of depression: the concept of synaptic plasticity. European Psychiatry; 17(3): 306-310.
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16 agosto 2017

Ama senza possedere, accompagna senza invadere e vivi senza dipendere

crescita personale

La maggior prova d’amore consiste in lasciare che la persona amata sia se stessa. È anche un grande segno di maturità. Ed è molto difficile da mettere in pratica perché la nostra società ci ha "programmato" a possedere cose e persone. In una cultura in cui vale di più chi più ha, è difficile non estrapolare questo concetto anche ai rapporti interpersonali. Allora diventiamo possessivi.

L'origine della possessività sta nella paura della perdita


Appena abbiamo qualcosa, appena sentiamo che qualcosa ci appartiene, veniamo assaliti dalla paura di perderlo. E più ci aggrappiamo al possesso o più amiamo questa persona, maggiore è la paura.

In molti casi questa paura della perdita dipende da esperienze passate, in particolare dell'infanzia, che hanno lasciato delle cicatrici dolorose nel nostro cervello. Si è notato che le persone che hanno subito perdite durante l’infanzia o che non hanno ricevuto sufficiente attenzione, tendono a sviluppare un attaccamento insicuro che le porta a dipendere dagli altri o desiderare di controllare la loro vita. Queste persone pretendono costantemente attenzione e non vogliono condividere quella persona speciale con nessun altro per timore di perderla, e ciò farà loro sperimentare i sentimenti d’impotenza che provavano quando erano bambini.

Ma ci possono essere altre ragioni perché una persona sviluppi questo atteggiamento possessivo. Infatti, la possessività comporta sempre insicurezza e una bassa autostima. Le persone insicure tendono ad essere più possessive perché hanno più paura di perdere ciò che hanno conquistato perché, nel fondo, credono di non meritarlo.

Il problema è che queste persone, invece di analizzare da dove proviene la possessività, cercano di contrastare le loro paure e insicurezze con maggiore controllo.

La perversa dinamica del controllo


C'era una volta un monaco seguace di Buddha. Il monaco vagava giorno e notte alla ricerca dell'illuminazione. Portava con sé una statua di legno del Buddha che aveva intagliato lui stesso e tutti i giorno bruciava incenso davanti alla statua e adorava il Buddha.

Un giorno, arrivò in un villaggio tranquillo e decise di trascorrere qualche giorno lì. Alloggiò in un tempio buddista dove c'erano diverse statue del Buddha. Il monaco continuò a seguire la sua routine quotidiana, così bruciava incenso davanti alla sua statua nel tempio, ma non gli piaceva l'idea che il fumo dell'incenso che bruciava per la sua statua arrivasse anche alle altre.

Allora ebbe un'idea: mise un imbuto davanti alla sua statua in modo che l'odore dell’incenso arrivasse solo a lei. Dopo qualche giorno, si accorse che il naso della sua statua era nero e brutto a causa del fumo dell'incenso.


Questa semplice parabola ci mostra cosa può accadere quando la possessività ci acceca. In realtà, non è difficile cadere in comportamenti simili a quelli del monaco e finire per strangolare la persona che amiamo. Tuttavia, l’aspetto curioso del controllo è che più si applica più si desidera applicarlo a tutto, ma questo diventerà sempre più sfuggente.

Per amare e lasciare essere è necessario cambiare la nostra mentalità


- Non confondere l’attaccamento con l’amore. La possessività spesso deriva da una confusione: interpretiamo erroneamente il nostro attaccamento come amore. L’attaccamento è un'emozione superficiale che ci lega, mentre l'amore è un sentimento più profondo che ci libera. Amare qualcuno è lasciarlo libero, legare qualcuno significa vivere nella dipendenza. Così la possessività è una forma di attaccamento che non riflette amore, ma il nostro desiderio e bisogno di controllo.

- Lascia andare la necessità di controllare.
La possessività nasce dall’insicurezza, che cerchiamo di mitigare attraverso il controllo, perché questo ci dà l'illusione della sicurezza. Ma quando ti rendi conto che in realtà il controllo che eserciti è minimo perché in qualsiasi momento la vita ti può strappare qualcosa o qualcuno, allora capisci che non ha senso sprecare così tanta energia inutilmente. Allora accade un piccolo miracolo: invece di sforzarti di controllare, ti sforzi di godere di più di quella persona o delle cose che possiedi.

- Coltivare il tuo "io". La dipendenza emotiva dagli altri e il desiderio di controllarli sorgono quando sentiamo che non siamo in grado di soddisfare le nostre esigenze. Quando abbiamo un “io” maturo, quando abbiamo fiducia nelle nostre capacità e siamo connessi con le nostre emozioni, la possessività scompare, semplicemente perché non ne abbiamo più bisogno, non ha più ragion d’essere. Pertanto, per amare senza dominare o dipendere, è necessario realizzare un profondo lavoro interiore.

- Assumi che tutti hanno diritto di essere. Non facciamo del bene agli altri quando imponiamo loro le nostre opinioni e modi di fare. Quindi non fare l'errore di cercare d’imporre il tuo modo di vedere il mondo per "aiutare" l'altro. Nessuno è obbligato a soddisfare le nostre aspettative, così il regalo più grande che possiamo fare è quello di permettere a coloro che amiamo di essere se stessi, e accettarli incondizionatamente.

Fritz Perls riassunse in modo eccelso questa idea:

Io sono io

Tu sei tu.

Io non sono in questo mondo per soddisfare le tue aspettative

Tu non sei in questo mondo per soddisfare le mie.

Io faccio la mia cosa, tu fai la tua.

Tu sei tu

Io sono io.

Se in qualsiasi momento o ad un certo punto ci incontriamo

Sarà meraviglioso, altrimenti, non ci sarà stato niente da fare.

Manco d’amore verso di me

Quando nel tentativo di farti piacere mi tradisco.

Manco d’amore per te

Quando cerco di fare in modo che tu sia come ti voglio io

Piuttosto che accettarti come sei veramente.

Tu sei tu e io sono io.
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14 agosto 2017

Alzarci presto potrebbe essere il peggior errore che commettiamo ogni giorno, secondo la scienza

curiosità

È probabile che in più di un'occasione abbiate sentito la frase “a chi si alza presto la mattina, Dio lo aiuta”. Questa credenza popolare enfatizza quello che è un dato di fatto per molti: alzarsi presto è un valore positivo mentre restare a letto è sinonimo di pigrizia.

Ma forse la ragione risiede in un altro detto popolare spagnolo che afferma esattamente il contrario: "per quanto presto ci si alzi, il sole sorgerà sempre alla stessa ora". I ricercatori dell’Università di Westmister suggeriscono che alzarsi presto potrebbe essere dannoso per il corpo e la mente.


Alzarsi presto è stressante, e molto


Nello studio hanno preso parte 40 persone, alle quali venne chiesto di raccogliere dei campioni della propria saliva otto volte al giorno, per due giorni di seguito. Il primo campione doveva essere raccolto appena svegli e l'ultimo prima di andare a letto.

Quando si analizzarono i dati si vide che coloro che si svegliavano prima delle 7:20 del mattino mostravano livelli più elevati di cortisolo, il principale ormone dello stress, rispetto a quelli che si svegliavano più tardi. E il dato peggiore era che il livello di cortisolo di queste persone restava alto per tutta la giornata, indipendentemente dal numero di ore di sonno.

A questo punto i ricercatori si chiesero se queste persone si alzavano presto perché erano già stressate o se alzarsi presto era ciò che generava l’aumento del cortisolo.

Per saperlo le seguirono per 10 settimane. In questo modo scoprirono che coloro che si alzavano presto sperimentavano anche più dolore muscolare, sintomi del raffreddore, mal di testa e stato d'animo negativo.

Se è vero che i mattinieri mostrarono una maggiore capacità di concentrazione e un più alto livello di attività durante il giorno, riferirono anche più fastidi a livello fisico, si arrabbiavano e si irritavano più facilmente e si sentivano più stanchi alla fine della giornata.

Al contrario, le persone che non si alzavano presto riferivano di sperimentare minor disagio fisico, uno stato d'animo più positivo e trascorrevano la giornata in modo più rilassante. Questi risultati vennero convalidati da un recente studio condotto dallo University College di Londra con 30 piloti di linea.

Perché alzarsi presto provoca un aumento del cortisolo?


Il livello di cortisolo, un ormone che non solo è associato allo stress cronico, ma anche ai processi infiammatori che si trovano alla base del cancro e ad un indebolimento del sistema immunitario, può aumentare a causa di diversi fattori. A quanto pare, alzarsi presto è uno di questi.

Un gruppo di ricercatori tedeschi ha scoperto che l’aumento del cortisolo nei mattinieri è dovuto al fatto che viene interrotto il ritmo circadiano dell’attività ipotalamo-ipofisi-surrene.

In altre parole, quando ci svegliamo naturalmente, recuperiamo subito la coscienza, ma tardiamo 20-30 minuti per recuperare lo stato d’allerta. Questo permette al nostro cervello di abituarsi e “scollegare” le zone che non sono più necessarie, mentre va regolando l'attività ipotalamo-ipofisi-surrene.

Al contrario, le persone che si svegliano presto e si alzano con il suono della sveglia non hanno questo tempo per adattarsi e il cambiamento dal sonno alla veglia avviene troppo in fretta. Questo cambiamento improvviso, che le Neuroscienze chiamano "flip-flop", è in gran parte responsabile dell'aumento del cortisolo e lo squilibrio di altri ormoni.

Alzarsi presto tutti i giorni ci presenta un conto salato


I ricercatori spiegano che è probabile che la maggior capacità attentiva e le migliori prestazioni dei mattinieri siano dovute proprio all'aumento del livello di cortisolo, dato che questo ormone aiuta a preparare il corpo alle situazioni di stress, rilasciando l'energia immagazzinata.

Ma quando questo modello è mantenuto nel tempo può diventare molto dannoso. Infatti, il cortisolo inibisce anche la sensibilità del corpo al dolore, che può essere positivo in un momento preciso, ma nel lungo periodo ci può impedire di prestare attenzione ai segnali inviati dal nostro corpo. Ecco perché quando attraversiamo un periodo di stress, ci sembra di avere una enorme quantità di energia, ma ad un certo punto, crolliamo.

Una possibile soluzione è quella di utilizzare una sveglia che non sia troppo invasiva, ma ci aiuti a svegliarci gradualmente. Infatti, esistono alcuni modelli che simulano il sorgere del sole e possono risultare utili perché la loro luce va modulando gradualmente i cambiamenti ormonali.


Fonti:
Bostock, S. & Steptoe, A. (2013) Influences of early shift work on the diurnal cortisol rhythm, mood and sleep: Within-subject variation in male airline pilots.Psychoneuroendocrinology; 38(4): 533–541.
Clow A. et. Al. (2010) The cortisol awakening response: More than a measure of HPA axis function Angela Clow. Neuroscience and Biobehavioral Reviews; 35(1): 97-103.
Wilhelm, I. et. Al. (2007) Is the cortisol awakening rise a response to awakening? Psychoneuroendocrinology; 32(4): 358-366.
Clow A. et. Al. (2001) Association between time of awakening and diurnal cortisol secretory activity. Psychoneuroendocrinology; 26: 613–622.
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11 agosto 2017

Le persone potrebbero imparare dai loro errori, se non fossero così occupate a negarli

crescita personale

“Non sono stato io” è il mantra dei bambini, una frase che imparano non appena si rendono conto che quando commettono un errore vengono puniti, ma per qualche strana ragione, alcune persone continuano a ripetere questa frase anche da adulti. Forse non la ripetono ad alta voce, ma continua ad echeggiare nella loro mente: “Non è colpa mia, è colpa degli altri”.

Il problema è che se è vero che negando l'errore si hanno maggiori probabilità di evitare le conseguenze, è altrettanto vero che farlo impedisce di crescere e maturare. Ogni errore porta con sé il seme dell’apprendimento, ma perché questo germini è necessario assumere gli errori commessi.

3 modi di affrontare gli errori che ci impediscono di crescere


Uno studio molto interessante condotto presso le università di New York e California ha rivelato che il modo in cui assumiamo i nostri errori è strettamente legato alla nostra personalità e al nostro potenziale di crescita.

Questi psicologi hanno analizzato migliaia di persone per identificare i tipi di personalità che predominano nella reazione agli errori. Così hanno concluso che il 70% della popolazione può essere suddiviso in tre gruppi principali:

1. La colpa è degli altri

Queste persone continuano a ripetere la frase che usavano da bambini: "Non sono stato io". Quando commettono un errore cercano di scaricare la responsabilità su qualcun’altro. Ovviamente, queste persone non possono imparare dai propri errori, semplicemente perché non li riconoscono e non sono sufficientemente mature. Tendono a mettersi sulla difensiva di fronte ad ogni tentativo di critica, anche costruttiva, e spesso adottano un comportamento vittimistico.

2. Errore. Quale errore? Qui non è successo nulla

Si tratta di persone che arrivano a negare l'esistenza dell’errore, facendo spesso arrabbiare gli altri. Questa persona, anche messa di fronte all’evidenza, non solo negherà il suo coinvolgimento nella questione, ma cercherà anche di convincerci che non è successo niente. Questo modo di affrontare gli errori significa che la persona si aspetta di essere perdonata per tutto quello che fa, e non è disposta ariconoscere i suoi difetti e il danno che può causare agli altri. Ovviamente, assumendo questo atteggiamento è impossibile che impari dai propri errori e li corregga.

3. La colpa è mia


Queste persone assumono un atteggiamento diametralmente opposto: intonano il mea culpa al minimo problema. Il punto è che spesso si incolpano per ogni cosa che accade e possono anche assumere delle responsabilità che non gli appartengono. Tendono a giudicare duramente se stessi e spesso passano la vita auto-flagellandosi senza alcun motivo. Tuttavia, queste persone imparano anche molto dai loro errori dato che riconoscono automaticamente la responsabilità, a causa di un senso di colpa viscerale che probabilmente gli fu instillato durante l’infanzia, ma ciò non implica un'analisi riflessivo del loro coinvolgimento e della responsabilità nella situazione.

L'errore è un'opportunità di apprendimento: Sei tu a decidere se approffittarne o no


La maggior parte delle persone non riconoscono i loro errori per paura o vergogna, o perché questo li fa sentire deboli e incompetenti. Questo perché la nostra società ha circondato gli errori con un alone negativo facendoci credere che le persone intelligenti, competenti e capaci non sbagliano mai.

Ma gli errori sono parte della vita e ci offrono lezioni che ci permettono di migliorare come persone, ma solo se siamo capaci di riconoscerli e siamo disposti a correggerli. Come disse Confucio: "l'uomo che ha commesso un errore e non lo corregge, commette un altro errore ancora più grande".

Pertanto, anche se sbagliare può non essere la sensazione più piacevole al mondo, ancor peggio è perdere questa opportunità di imparare.


Fonte:
Dattner, B. & Hogan, R. (2011) Managing Yourself: Can You Handle Failure? En: Harvard Bussiness Review.
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9 agosto 2017

Mom shaming: Il fenomeno che trasforma madri reali in cattive madri

educazione

I genitori di oggi sono sottoposti a una pressione sociale brutale. Da un lato, ci sono leggi che quasi criminalizzano certi comportamenti e, dall’altro, la scienza mostra loro tutte le conseguenze dei loro errori nello sviluppo dei figli.

Sappiamo che gridare ai bambini danneggia il loro cervello, gli sbalzi di umore del padre lasciano delle sequele nello sviluppo emotivo dei figli e alcuni complimenti possono distruggere l’autostima infantile.

A questo si aggiunge che molte persone ipocrite e moraliste non esitano ad attaccare i genitori, in particolare attraverso i social network, trasformandosi in insegnanti, psicologi e genitori modello. Così, alcuni diranno che hai abbandonato tuo figlio anche se gli stai accanto, o che lo stai maltrattando solo perché hai alzato la voce di un paio di decibel.


Le madri sono spesso bersaglio di critiche distruttive


Negli ultimi tempi le madri di tutto il mondo hanno assistito al moltiplixarsi di commenti con i quali le persone giudicano il modo in cui allevano i loro figli. Normalmente si tratta di critiche mai richieste e raramente costruttive, che servono solo a metterle in imbarazzo e farle sentire insicure. Il problema è che in realtà non importa quello che fai, ci saranno sempre delle persone che ti criticheranno perché ognuno ha la propria opinione su come si dovrebbero educare i bambini.

Un sondaggio realizzato recentemente dall'Università del Michigan ha rivelato una realtà spaventosa: due terzi delle madri affermano di essersi sentite in imabarzzo a causa dei giudizi degli altri verso il modo in cui allevano i loro figli. E la cosa peggiore è che molte di queste critiche provengono dalla cerchia più ristretta: la famiglia.

Il sondaggio coinvolse 475 madri i cui figli avevano meno di 5 anni. Il 61% dissero di essere state criticate per le decisioni che avevano preso rispetto ai figli, tanto dal partner come da genitori e suoceri.

Inoltre, il 62% ritiene che le madri di solito ricevano molti consigli inutili dagli altri, e il 56% ritiene di essere incolpata ingiustamente per il comportamento dei figli. La maggior parte delle madri dissero di essere state crticate per come disciplinavano i loro figli e la metà furono messe in imbarazzo a causa dell’alimentazione e le abitudini del sonno dei figli. Quasi il 40% ricevettero alcune critiche negative relativamente all'allattamento o l’uso del biberon.

Il 42% riconobbero che quando venivano messe in discussione le loro abilità come madri, si sentivano più insicure circa le opinioni e le decisioni da prendere.

Questo sondaggio dimostra che in molti casi la critica finisce per fare più male che bene, anche se fatta con le migliori intenzioni. Le critiche servono spesso solo ad aumentare i dubbi e le tensioni di cui già soffrono padri e madri. Un ruolo che, tra l'altro, non è facile.

Ci sono molte ragioni per cui gli altri sono disposti a giudicarti e persino classificarti come una "cattiva madre", tra le quali che:

- Sei una cattiva madre per aver scelto il cesareo piuttosto che il parto naturale

- Sei una cattiva madre per non allattare tuo figlio e dargli biberon

- Sei una cattiva madre perché hai sofferto di depressione postparto e non sai gestire le tue emozioni

- Sei una cattiva madre perché lavori per far quadrare il bilancio famigliare e lasci il tuo bambino nelle mani di un altro adulto quando sei fuori casa

- Sei una cattiva madre perché di tanto in tanto lasci giocare tuo figlio con il tablet o il cellulare per prenderti alcuni minuti di riposo

- Sei una cattiva madre perché lasci tuo figlio davanti alla televisione per preparare la cena e pulire la casa

- Sei una cattiva madre perché la stanchezza ti assale e non gli leggi una storia ogni notte

- Sei una cattiva madre perchè lasci che di tanto in tanto tuo figlio mangi dolci e non lo costringi a mangiare tutte le verdure e la frutta che dovrebbe

- Sei una cattiva madre perché a volte perdi la pazienza e alzi un poco la voce

- Sei una cattiva madre perché non sei una madre perfetta

- Sei una cattiva madre perché SEI UNA MADRE VERA

Se ti senti identificata con alcune di queste situazioni significa che sei una persona reale, ami tuo figlio ma hai anche dei dubbi e ci sono momenti in cui non sai cosa fare, ti piacerebbe passare più tempo con il tuo bambino ma gli obblighi di tutti i giorni e la stanchezza non te lo permettono sempre.

Non esiste un manuale per essere dei buoni genitori, ognuno dovrebbe trovare la propria strada, il che significa sbagliare, ritornare sui propri passi e cercare di correggere l’errore commesso. È importante che impari a godere della maternità o la paternità, evitando la voglia di fare tutto in modo perfetto e la pressione per soddisfare le aspettative sociali.

Se ami i tuoi figli e glielo dimostri ogni giorno, se fai tutto il possibile per renderli felici e, allo stesso tempo, cerchi di dare il meglio di te, è più che sufficiente.

Non ti sentire mai in colpa per essere una madre vera. Questo breve video ci mostra che il lavoro di madre è difficile e non sempre si riesce a fare ciò che si vorrebbe, a volte si ha bisogno di riposo e di aiuto. Ma va bene così!

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7 agosto 2017

Un video di FX Goby e Google ci insegna come nascono e crescono le buone idee

video

"Questa è una storia per chi, qualche volta, ha avuto un'idea, grande o piccola che sia". Così Google presenta questo breve video dal titolo "La storia di un'idea" (The story of an idea), creato da FX Goby.

La storia inizia con un paio di semplici tratti in bianco e nero, ma avanzando, l'idea va prendendo forma e il video si riempie di colore e profondità.

Inoltre, il video è pieno di piccoli indizi e metafore che si trasformano in lezioni preziose per tutti coloro che le sanno cogliere e decifrare. Il video è un'allegoria del processo creativo, dalla fase dell’intuizione al completamento.

7 lezioni perché una buona idea non resti congelata nel limbo della creatività


1. All'inizio, ogni buona idea può sembrare insignificante. Può sembrare ovvio, ma il primo passo nello sviluppo di un progetto interessante è quello di essere in grado di concepire una buona idea. All'inizio ogni idea è piccola, e può sembrare poco attraente, inverosimile o addirittura banale. È importante essere capaci di andare oltre questa fase e scoprirne il potenziale. A volte un'idea che sembra insignificante, può trasformarsi in qualcosa di più grande di ciò che il suo creatore poteva immaginare.

2. Lasciati guidare dall’istinto.
Le idee più brillanti vengono spesso coltivate nell'inconscio, in quella parte della mente in cui i concetti, le forme e le esperienze si mescolano al di sotto della soglia della coscienza. Se un'idea ti perseguita e non riesci a togliertela dalla mente, è probabile che sia buona, non scartarla immediatamente, esplorala. Molte buone idee sono state relegate nel limbo della creatività semplicemente perché le persone non hanno ascoltato il loro istinto.

3. Non confrontarti con gli altri. È probabile che quando inizi a dar forma alla tua idea, scopri che ci sono altre persone che lavorano nella stessa direzione. Non lasciarti intimorire dalle idee degli altri, non devi mai farti spaventare dalla concorrenza. La tua idea crescerà e brillerà se farai le cose per bene e saprai come distinguerti.

4. Non bastano tempo e fatica, è necessaria anche la passione. Le buone idee che si trasformano in grandi progetti non hanno solo molte ore di lavoro e fatica alla base, ma anche tanta passione. Perché un'idea cresca e dia frutto necessita di amore e passione, come un bambino. E mentre la curi, è importante che non dimentichi di divertirti perché, dopo tutto, è fondamentale che provi piacere per tutto quello che fai.

5. Seguire un'idea è scoprire nuovi percorsi. Seguire una buona idea comporta sempre andare alla scoperta di strade nuove, modi nuovi di fare le cose e pensare. Se non riesci ad uscire dalla tua zona di comfort e non hai il coraggio di provare cose nuove, l'idea morirà perché il suo potenziale sta proprio nel nuovo universo che potresti creare. Per questa ragione, seguire un'idea significa sempre avere una buona dose di coraggio e spirito d'avventura. Lo disse anche Alfonso Rodriguez Castelao: "il vero eroismo consiste nel trasformare i desideri in realtà e le idee in fatti".
6. Quando tutto è in salita, chiedi aiuto. Ci saranno momenti difficili, ogni progetto che vale la pena li ha. Quando gli ostacoli sono troppo grandi, non avere paura di chiedere aiuto, le grandi idee a volte hanno bisogno di un grande apoggio. Ricorda che non sei più debole perché chiedi aiuto, conoscere i propri limiti è un segno d’intelligenza, non di debolezza.

7. Non ti afferrare ossessivamente alla tua creazione.
Nei progetti di grandi dimensioni, arriva un momento in cui l'idea prende vita, cresce e spesso supera il suo creatore. Allora è necessario imparare a fluire e lasciare che il potenziale dell'idea continui a crescere fino a raggiungere più persone, anche se ciò significa assumere un ruolo meno importante. Senza dubbio, questa è una delle parti più difficili. Il modo migliore per affrontarlo è sentirsi orgogliosi di ciò che si è realizzato.
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4 agosto 2017

Persone ipocrite: I mille volti della falsità

psicologia sociale

Mi piacciono le persone autentiche e dirette, quelle che se sentono la tua manacanza ti cercano, se ti amano te lo dicono così come se qualcosa da loro fastidio. Senza mezzi termini. Ho sempre preferito la distanza onesta alla vicinanza ipocrita.

Ma nel mondo ci sono anche gli ipocriti, e dobbiamo imparare a conviverci. L'ipocrisia è l'incoerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. In un certo senso, è un modo per nascondere o reprimere i desideri veri, i pensieri e le emozioni per adattarsi alle aspettative dell'ambiente o per ottenere un beneficio.

Forse la migliore definizione di ipocrisia viene dal politico americano Adlai E. Stevenson: "ipocrita è il politico che abbatterebbe una sequoia e ne farebbe un palco sul quale pronuncerebbe un discorso sulla conservazione della natura".

3 tipi di ipocrisia


1. La doppiezza morale. Si riferisce a quelle persone che citano continuamente regole ineccepibili, ma in realtà non agiscono mai secondo quelle regole morali. Per esempio, una persona può parlare continuamente dell'importanza di aiutare gli altri, ma quando arriva il momento di tendere la mano si volta dall’altra parte. Quella persona può esaltare valori quali la lealtà e l'importanza di dire la verità, ma poi è infedele al proprio partner.

2. Giudizi di doppio standard. Si riferisce a coloro che sono lassisti quando giudicano se stessi, ma applicano una morale ferrea agli altri. Ad esempio, sono quelli che si arrabbiano molto quando un conducente non rispetta un passaggio pedonale, ma quando lo fanno loro, tirano in ballo molte scuse per spiegare perché non si sono fermati. Sono le classiche persone che vedono la pagliuzza nell'occhio del vicino, ma non la trave nel loro occhio.

3. Debolezza morale. Si tratta di persone che entrano in conflitto con i loro atteggiamenti a causa di ciò che si conosce come dissonanza cognitiva. Ad esempio, possono parlare dell'importanza di andare a votare, ma il giorno delle elezioni non ci vanno. In questo caso manca l'autocontrollo, la persona crede veramente a quello che dice, ma quando deve metterlo in pratica non ha la forza di volontà sufficiente, anche se non ha il coraggio di riconoscerlo pubblicamente, così continua a dare lezioni di morale.

Perché le persone sono ipocrite?


È probabile che tu conosca più di una persona ipocrita. Ed è anche probabile che ti chieda come questa non possa rendersi conto dell'incoerenza delle sue parole e azioni.

La spiegazione di questo fenomeno ce la offre la psicologa Patricia Linville, che lavorava presso la Yale University e a metà degli anni 80 coniò il termine "auto-complessità". La sua ipotesi è che quanto meno complessa è la rappresentazione cognitiva dell’io tanto più estreme saranno le fluttuazioni di umore e gli atteggiamenti della persona.

In altre parole, alcune persone tendono a percepire se stesse da un punto di vista molto limitato, per esempio, si auto-definiscono attraverso una serie di ruoli che svolgono, quindi pensano di essere una "madre devota" o un "manager di successo". Il problema è che avere una definizione di noi stessi così limitata ci rende psicologicamente instabili e ci impedisce di affrontare le contraddizioni proprie della complessità della personalità e dell'ambiente.

Per comprendere meglio questo fenomeno possiamo dare uno sguardo ad un esperimento condotto presso l'Università di Miami. Questi psicologi chiesero agli studenti universitari di valutare l'importanza dello studio. Quindi chiesero loro di ricordare tutte le volte che trascurarono lo studio, al fine di smascherare la possibile ipocrisia dietro le prime risposte.

È interessante notare che, in quel momento, gli studenti che mostrarono una minore auto-complessità furono più propensi a cambiare le loro opinioni iniziali; cioè, rettificarono indicando che, dopo tutto, studiare non è così importante.

Questo potrebbe spiegare perché alcune persone dicono una cosa e ne fanno un'altra. Le loro affermazioni provengono da una rappresentazione dell’io completamente separata dall’io che agisce in altre circostanze. In pratica, le persone ipocrite cercano solo di conservare immune l’identità che hanno costruito separando le loro parole dalle loro azioni.

Nel caso dei politici, per esempio, accade spesso che mantengano un discorso connesso con il loro "io politico" mentre fanno qualcosa di diametralmente opposto con il loro “io imprenditoriale” o “familiare”. In questo modo salvano i loro diversi “io”, perché non sono in grado di integrarli.

Questi studi indicano che molte persone si comportano ipocritamente senza rendersene conto. Infatti, spesso quando gli facciamo notare le loro contraddizioni non le riconoscono e si nascondono dietro a delle scuse.

Ovviamente, non tutte le persone vivono in questo stato di "ignoranza ipocrita". Ci sono anche quelle che imparano a sfruttare l’ipocrisia, soprattutto quando si rendono conto che seguire certe idee non è né pratico e tantomeno vantaggioso. Queste persone non hanno alcun problema nel proclamare qualcosa e fare esattamente l'opposto, se pensano che sia più conveniente. Ma non riconosceranno apertamente la loro ipocrisia, perché sarebbe troppo doloroso e rappresenterebbe un duro colpo per il loro "io", quindi sosterranno che hanno agito mossi dalle circostanze.

5 comportamenti che tradiscono gli ipocriti


1. Sono sempre pronti a punire qualcuno. I loro "alti" standard morali gli faranno sempre puntare il dito contro qualcuno, e potranno anche essere disposti a umiliare pubblicamente quella persona. Si tratta di una strategia di compensazione attraverso la quale tentano di concentrare l’attenzione sull'altro perché non cada nelle loro discrepanze e comportamenti.

2. Hanno un alone di superiorità morale. Le persone ipocrite tendono a stare solitamente a metà strada tra il narcisismo e la superiorità intellettuale. Il loro livello di arroganza può fare in modo che quando interagisci con loro ti senti inferiore, immaturo o non abbastanza buono. Queste persone non esiteranno a rimproverarti una qualsiasi delle tue azioni, parole o atteggiamenti.

3. Le norme non si applicano mai a loro.
Norme e regolamenti esistono, ma solo per gli altri. Le persone ipocrite credono che perché hanno un senso innato del diritto e della morale, sono al di sopra della legge.

4. Non hanno mai colpa, hanno sempre una scusa a portata di mano. Le persone ipocrite non riconoscono quasi mai le loro discrepanze ed errori, anche di fronte all'evidenza. Queste persone non chiedono scusa o ammettono la loro responsabilità, ma ricorrono continuamente a delle scuse. Per loro, le circostanze sono sempre un fattore attenuante, e gli errori non sono mai loro.

5. Fai quello che dico ma non quello che faccio.
Questo potrebbe essere il motto che caratterizza le persone ipocrite. Le loro azioni non coincidono quasi mai con le loro parole. Questo perché la loro motivazione principale è apparire bene e soddisfare le aspettative degli altri.

Perché ci danno tanto fastidio le persone ipocrite?


La risposta, o almeno una parte di essa, proviene da uno studio della Yale University. Questi psicologi scoprirono che ciò che più ci preoccupa degli ipocriti non è l’incoerenza delle loro parole e azioni, ma le loro false affermazioni morali e che fingono di essere più virtuose di quello che sono.

In pratica, non ci piacciono gli ipocriti perché ci deludono. Infatti, si è riscontrato che tendiamo a credere e preferire alle affermazioni morali o quelle che implichino un certo grado di generalizzazione per spiegare i comportamenti. Ad esempio, se una persona abbandona un progetto, preferiamo che dica "non ha senso sprecare ulteriore energia" piuttosto che "non voglio sprecare più energia". Così, quando scopriamo la verità ci sentiamo delusi e ingannati.

Questo significa che, in un certo senso, anche noi contribuiamo a fare in modo che l'ipocrisia perduri a livello sociale. Infatti, in certe situazioni può essere che anche noi ci siamo comportati ipocritamente per cercare di dare una immagine migliore di noi stessi.

Quindi, il modo migliore per combattere contro l'ipocrisia è essere autentici e capire che in ognuno di noi ci sono molte contraddizioni. Non abbiamo bisogno di soddisfare le aspettative degli altri, tantomeno dobbiamo trasformarci in moralisti che predicano il loro vangelo agli altri. Vivi e lascia vivere.


Fonti:
Jordan, J. J. et. Al. (2017) Why Do We Hate Hypocrites? Evidence for a Theory of False Signaling. Psychological Science; 28(3): 1–13.
McConnel, A. R. & Brown, C. M. (2010) Dissonance averted: Self-concept organization moderates the effect of hypocrisy on attitude change. Journal of Experimental Social Psychology; 46(2): 361-366.
Linville, P. W. (1985) Self-Complexity and Affective Extremity: Don't Put All of Your Eggs in One Cognitive Basket. Social Cognition; 3: 94-120.
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