14 giugno 2017

La freccia avvelenata: La parabola buddista che ci mette di fronte al nostro peggior errore

crescita personale

Buddha, perseguendo l’illuminazione, cercava anche di capire come liberarci dall'ignoranza e dalla sofferenza. Come altri grandi saggi del passato, propose una filosofia pratica che ci incoraggia a concentrarci sulle cose più semplici come via per raggiungere obiettivi più elevati. Il taoismo lo sintetizzò perfettamente in una frase: un viaggio di mille chilometri inizia con un singolo passo. Tuttavia, nella vita di tutti i giorni troviamo difficile applicare questi insegnamenti.

La parabola della freccia avvelenata


Nel Majjhima Nikaya, una raccolta di testi attribuiti a Buddha che fanno parte del Canone Pali, possiamo trovare la "parabola della freccia avvelenata". Gautama Buddha raccontò questa storia a un discepolo che era impaziente di ascoltare dall'insegnante le risposte alle "14 domande senza risposta" legate a questioni metafisiche come la vita dopo la morte.

"C'era una volta un uomo che venne ferito da una freccia avvelenata.

La famiglia e gli amici volevano procurargli un medico, ma il paziente rifiutò, dicendo che prima voleva sapere il nome dell'uomo che lo aveva ferito, la casta a cui apparteneva e il suo paese d’origine.

Voleva sapere anche se l'uomo era alto e forte, se aveva la pelle chiara o scura e desiderava sapere anche con che tipo di arco lo aveva ferito, se la corda era fatta di bambù, canapa o seta.

Disse che voleva sapere se la piuma della freccia apparteneva ad un falco, un avvoltoio o un pavone...

E si chiedeva se l'arco che era stato usato per colpirlo era un arco comune, uno curvo o fatto di legno d’oleandro e ogni altro genere di informazioni, l'uomo morì senza conoscere le risposte".


Leggendo la parabola la prima idea che viene in mente è che l'atteggiamento dell’uomo ferito è assurdo e insensato. Tuttavia, Buddha ci sta dicendo che tutti ci comportiamo allo stesso modo senza rendercene conto.

In un certo senso, siamo tutti feriti con questa freccia avvelenata perché, prima o poi, moriremo anche noi. Ma viviamo senza essere pienamente consapevoli della nostra mortalità, così spesso diamo eccessiva importanza a cose insignificanti che ci impediscono di godere del presente e ci immergono in uno stato di preoccupazione inutile.

Grandi lezioni per tutta la vita


- Concentrati su ciò che ti sta succedendo realmente

In molte occasioni, per risolvere un problema è importante non perdersi in divagazioni, dobbiamo agire. Di solito dietro a queste riflessioni si nascondono la paura e l’incertezza. Quando affrontiamo un problema e ci perdiamo nei dettagli, anche se sappiamo qual è la soluzione definitiva, è perché abbiamo paura di qualcosa. Ma ricorda che a lungo termine le soluzioni tiepide servono solo a generare più problemi e creano uno stato di insoddisfazione interiore.

In altri casi attiviamo meccanismi di difesa, come la proiezione o il trasferimento, con cui spostiamo il problema fuori di noi, oppure cerchiamo di nasconderlo. Di solito questo avviene perché non vogliamo accettare che noi siamo parte del problema, e quindi per risolvere il problema dobbiamo prima lavorare su noi stessi. In ogni caso, la strategia adeguata è quella di non distogliere l’attenzione, è importante capire che cosa realmente ci sta accadendo e imparare a dare la priorità al qui e ora.

- Fai un passo alla volta

La mente può diventare il nostro migliore alleato o il nostro peggior nemico. Possiamo utilizzarla per risolvere i problemi in modo positivo o possiamo usarla in modo negativo per trovare un problema per ogni soluzione. Per vivere con meno angoscia e stress la chiave è andare avanti un passo alla volta. Questo non significa che non possiamo anticipare i problemi, ma dobbiamo fare in modo di non alimentare un modo di pensare catastrofico.

Concentrati sul presente, valuta con attenzione la situazione in cui ti trovi e fai un passo alla volta, quel passo non ti porterà direttamente a destinazione, ma almeno ti smuoverà da dove ti trovi. Vivi giorno per giorno, come se ogni giorno fosse il primo e l'ultimo della tua vita.

- Lascia che tutto fluisca e niente influisca

A volte restiamo prigionieri dei problemi, anche se questi sono già stati risolti o sono parte del passato, perché continuano a restare nella nostra mente, causando frustrazione, rabbia, e risentimento. Quando ci aggrappiamo a quello che è successo, quando non lasciamo andare quelle emozioni e sensazioni, ci trasformiano in loro schiavi.

A questo proposito, uno studio condotto presso la Harvard University scoprì che passiamo il 47% delle ore di veglia pensando a ciò che ci è successo o a quello che potrebbe accaderci. Questa "mente errante" ci porta a preoccuparci eccessivamente e ad essere infelici. Il miglior antidoto è quello di concentrarsi sul presente e provare gratitudine per ciò che abbiamo e siamo. Così riusciremo a sottrarre impatto alle esperienze negative e raggiungeremo l'equilibrio.

- Elimina tutto ciò che è inutile

Leonardo da Vinci disse che "la semplicità è la massima raffinatezza" e non sbagliava. Nel corso della nostra vita ci facciamo carico di molte cose che servono solo a creare caos e toglierci energia. Quando ti rendi conto che puoi vivere senza di queste ed essere ancora più felice, riuscirai ad apprezzare di più ciò che hai e ti sbarazzerai di un grande peso.

Eliminare tutto ciò che non serve si riferisce anche ai sentimenti, credenze, stereotipi e sogni che non ti appartengono e sono solo ostacoli. Quando guardi dentro di te, ti stupirai di scoprire che molte delle frasi del tuo dialogo interiore in realtà non sono tue, ma ti sono state inculcate. Fai pulizia mentale e sbarazzati delle emozioni che ti fanno male, come il risentimento per un evento passato, l'angoscia per qualcosa che probabilmente non accadrà mai e la paura di perdere quello che hai. Se avanziamo con un bagaglio più leggero non solo arriveremo più lontano, ma godremo anche di più del viaggio.


Fonte:
Killingsworth, M. A. & Gilbert, D. T. (2010) A wandering mind is an unhappy mind. Science; 330(6006): 932.

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Jennifer Delgado Suárez

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