23 gennaio 2017

Non aspettare di avere tutto per goderti la vita, hai già la vita che ti permette di goderti tutto

felicità

Da piccoli godevamo immensamente della vita. Quasi tutto era una festa, un'occasione per scoprire, crescere, divertirsi... Ma nel corso degli anni abbiamo sacrificato la nostra felicità sull'altare del dovere. Ci venne insegnato che dovevamo applicarci di più, impegnarci di più, andare sempre oltre... Ci veniva detto che ritenerci soddisfatti di quello che avevamo era da conformisti...

Ci hanno inculcato l'idea che il nostro valore non dipende da ciò che siamo, ma da quello che otteniamo. In questo modo abbiamo imparato a stabilire degli obiettivi e a concentrarci su di essi, a non arrenderci fino a quando no li avremmo realizzati. E così la vita, senza rendercene conto, si è trasformata in una sorta di salone in cui appendere i nostri trofei. Ci siamo convertiti nelle vittime perfette del virus che infesta la nostra società: il conclusionismo.

Vi è un test molto semplice per stabilire se anche tu sei caduto in questa trappola: immagina di dover spiegare chi sei ad una persona che hai apena incontrato per strada. Quella persona ha solo 30 secondi a disposizione, quindi devi scegliere accuratamente le parole per fare in modo che si formi un'immagine quanto più precisa di te. Cosa gli diresti? Pensaci un attimo.

Se menzioni la tua professione e le cose che hai ottenuto nella vita, è probabile che tu sia una vittima del conclusionismo. Sicuramente le cose che hai realizzato fanno parte di te, ma appartengono al tuo passato, non sono il tuo presente e, soprattutto, non sono te.

Tu sei molto di più, sei le tue passioni, i tuoi sogni, le tue speranze, i tuoi piani per il futuro, le cose che ti piacciono e non ti piacciono, quello che pensi, che ami, che ti entusiasma e che disprezzi, ciò che rifiuti.

Perché il conclusionismo è così pericoloso?


Vivere all’insegna del conclusionismo significa vincolare la nostra vita e la felicità al raggiungimento di determinati obiettivi. È la tendenza a pensare che staremo meglio e saremo più felici quando otterremo qualcosa, che però è sempre nel futuro.

Ovviamente, il conclusionismo contiene una trappola mortale, perché è impossibile mettere la nostra vita in standby, il tempo continua a passare inesorabilmente, anche se non ne approfittiamo e non ci godiamo la vita, anche se continuiamo a mentirci ripetendoci che domani sarà migliore, che quando avremo realizzato ciò che desideravamo così tanto saremo più felici, saremo più rilassati o potremo permetterci certi "lussi".

Ma la verità è che non è necessario avere tutto per godere della vita, abbiamo già la vita che ci permette di godere di tutto. Non c'è nessuna ragione per rinviare la felicità, la gioia, il piacere o la tranquillità interiore più che non la convinzione, o meglio l'urgenza, che sentiamo per terminare qualcosa che abbiamo iniziato.

Questa convinzione si basa nel considerare la vita come una scala della quale ogni gradino è una missione compiuta. Ovviamente, la società è strutturata in modo tale da confermare questa immagine, basti pensare ai diversi diplomi che otteniamo nella misura in cui avanziamo di livello a scuola. Tuttavia, spesso quello che ricordiamo di quegli anni è quel professore brillante, gli amici o come ci divertivamo. È allora comprensibile chiederci se stiamo veramente vivendo la nostra vita.

La vita è quella cosa che passa mentre noi siamo occupati facendo altro


Il concetto che hai della vita determinerà come vivi e, soprattutto, con quale spirito affronterai le diverse situazioni che incontrerai sul cammino. Non si tratta di semplice filosofia, questo concetto ha delle implicazioni molto pratiche nella vita quotidiana.

Mi piace pensare alla vita come ad un fiume che scorre continuamente e in cui molti progetti, obiettivi e mete si vanno sovrapponendo, ma tutti finiscono per essere trascinati dalla corrente, andando a formare il nostro passato. Questo significa che la vita non è una corsa il cui obiettivo è il traguardo, non è una competizione che permette di stabilire chi è il migliore, ma un flusso di esperienze, a volte piacevole, a volte no, ma sempre prezioso.

Chi non capisce la differenza rischia di vivere costantemente di corsa, sempre in attesa di “momenti migliori” che probabilmente non arriveranno mai, perché stanno passando proprio in questo momento. La buona notizia è che sei tu a decidere come affrontarli: in una corsa straziante verso un obiettivo inesistente o in un dolce fluire in cui ogni esperienza conta.

Una riflessione di Charles Chaplin è particolarmente illuminante a questo proposito:

“Quando mi amai davvero, compresi che in ogni circostanza mi trovavo nel posto giusto al momento giusto. Fu a quel punto che riuscii a rilassarmi. Oggi so che tutto ciò ha un nome… autostima.

Quando mi amai davvero, riuscii a comprendere che l’angoscia e la sofferenza emotiva non sono altro che segnali i quali indicano che stiamo andando contro le nostre stesse verità. Oggi so che questa è…autenticità.

Quando mi amai per davvero, smisi di desiderare che la mia vita fosse differente e cominciai a vedere che tutto quello che succede contribuisce alla crescita. Oggi so che questo si chiama… maturità.

Quando mi amai per davvero, cominciai a comprendere perché è offensivo cercare di forzare una situazione o una persona solo per raggiungere quello che desidero, pur sapendo che non è il momento o che la persona (alle volte io stesso) non è preparata. Oggi so che il nome di tutto ciò è… rispetto.

Quando mi amai per davvero, cominciai a liberarmi di tutto quello che non fosse salutare: persone e situazioni, tutti e ogni cosa mi spingesse verso il basso. Inizialmente la mia ragione chiamò questa attitudine col nome di egoismo. Oggi lo chiamo…amore per se stessi.

Quando mi amai per davvero, smisi di preoccuparmi se non avevo tempo libero ed evitai di fare grandi piani, abbandonai i mega-progetti del futuro. Oggi faccio il giusto, quello che mi piace, quando voglio e secondo il mio ritmo. Oggi so che questa è… semplicità.

Quando mi amai per davvero smisi di voler avere sempre ragione e, in questo modo, sbagliai molte meno volte. Così scoprii… l’umiltà.

Quando mi amai davvero, smisi di chiudermi a rivivere il passato e di preoccuparmi per il futuro. Ora mi attengo al presente, che è dove la vita si manifesta. Oggi vivo un giorno alla volta. Questa si chiama… pienezza.

Quando mi amai davvero, compresi che la mente può tormentarmi e ingannarmi. Ma quando la dispongo al servizio del cuore, è una valida alleata. E questo è… saper vivere!

Non dobbiamo avere paura di metterci in discussione…persino i pianeti si scontrano e dal caos nascono le stelle.

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Jennifer Delgado Suárez

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