24 ottobre 2016

A volte non si piange per debolezza, ma per essere stati troppo forti

piangere

Di solito associamo il pianto con la debolezza. Pensiamo che quando qualcuno piange è debole. Ma non è sempre così. Piangere è un'espressione molto versatile che ci permette di liberare molti sentimenti ed emozioni. Così a volte non si piange per debolezza, ma perché siamo stati troppo forti.

Spesso nella vita dobbiamo affrontare una situazione difficile dopo l'altra, senza fermarci a respirare. Sappiamo che i momenti difficili si accumulano ei problemi non vengono mai da soli. In questi casi, ci costringiamo a essere forti e sopportare la tempesta.

Ma quando alla fine i problemi ci permettono di fare una pausa, crolliamo, cadiamo sotto il peso dei nostri stessi sforzi. In questi casi, piangere non indica debolezza, ma che le nostre forze sono andate oltre i limiti. Significa che la vita ha preteso troppo da noi e che portiamo sulle spalle un fardello troppo pesante.

Nessuno può essere forte tutti i giorni della sua vita


Molte persone sono state educate a pensare che le lacrime sono sinonimo di debolezza e non si deve piangere perché non serve a niente. Questa idea porta spesso a reprimere la nostra tristezza, il dolore o la frustrazione. Ma questo non significa che questi sentimenti scompaiano, li abbiamo semplicemente nascosti. A lungo termine, questa repressione può provocare problemi più seri.

Apparire normali e abbozzare un sorriso non è la soluzione, perché quando si nasconde le proprie emozioni al mondo, si finisce per nasconderle anche a se stessi. Queste emozioni represse si ripresenteranno sotto forma di problemi di salute come mal di testa, disturbi digestivi, tensione muscolare, vertigini, eruzioni cutanee (psoriasi) o anche malattie più gravi.

Pertanto, è importante capire che non si può essere forti ogni giorno, arriverà il momento in cui si dovrà affrontare quei sentimenti e lasciarli sfogare, anche attraverso il pianto. Infatti, ti renderai conto che è profondamente liberatorio e anche terapeutico. Piangere è catartico. Dopo aver pianto arriva la quiete, riuscirai a prendere una distanza emotiva dalla situazione e potrai prendere decisioni migliori.

Perché “crolliamo” dopo un periodo di forte tensione?


È probabile che ti sia successo qualche volta: dopo un periodo di forte stress, nel quale hai resistito fino alla fine, arrivi a un punto in cui le forze ti abbandonano e crolli, nel senso più letterale del termine.

Ciò è dovuto ad una risposta naturale del nostro organismo. Infatti, lo stress passa attraverso tre fasi distinte:

1. Allarme
. In questa fase viene attivata la risposta di lotta o fuga. Aumenta il livello di adrenalina, che genera una serie di cambiamenti nell’organismo che ci permettono di mantenerci attivi, con la mente attenta e pronta a reagire al pericolo. Questa è la fase in cui semplicemente agiamo senza pensare troppo, con una enorme energia.

2. Resistenza. Quando la situazione di stress persiste, si passa alla seconda fase, nella quale aumenta il livello di cortisolo secreto dalle ghiandole surrenali. Questo ormone aiuta ad affrontare lo stress, permette di mantenersi fermi e sopportare le difficoltà. Il problema è che le ghiandole surrenali si affaticano e questo influisce negativamente su tutto l'organismo.

3. Esaurimento. Anche se la situazione di stress non è scomparsa, arriva un punto in cui il nostro organismo non è in grado di mantenere il livello di attività ed eccitazione. Allora si produce un crollo dei livelli degli ormoni che ci mantenevano attivi, e sperimentiamo una sensazione di estrema stanchezza, sia a livello fisico che psicologico. È in questa fase quando il pianto non è un'espressione di debolezza, ma implica che abbiamo combattuto troppo e troppo a lungo.

Porsi limiti, per non dare di più di quello che possiamo


È vero che a volte la vita ci mette alle corde, ma la decisione finale, il modo in cui affrontiamo i problemi, dipende da noi. Ad esempio, possiamo scegliere di chiuderci in un guscio protettivo o, al contrario, chiedere aiuto per evitare di dover portare tutto il peso da soli. Possiamo allontanare le persone che ci stanno danneggiando, senza aspettare che la ferita divenga più profonda o possiamo dedicarci a degli hobby rilassanti per proteggerci da un lavoro troppo stressante.

Le chiavi per essere forte senza crollare sono:

- Presta attenzione ai segnali di stress e ansia, non lasciarli crescere a dismisura.

- Sentiti bene con te stesso, accettati e amati per quello che sei, in modo che, anche se sbagli, l’errore non si trasformi in un peso inutile.

- Poniti dei limiti chiari, non tanto per gli altri ma per te stesso, in modo da sapere quando è il momento di dire “no” in modo definitivo.

- Concediti di essere debole, ogni tanto, ripeti a te stesso che non sei in grado di affrontare la situazione, non puoi assumere maggiori responsabilità e hai bisogno di prenderti una pausa.

- Pretendi dagli altri lo stesso rispetto, amore, affetto e riconoscimento che dai a loro. Non possiamo dare continuamente senza ricevere nulla in cambio, perché anche noi abbiamo bisogno di sostegno e comprensione.

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Invert

Jennifer Delgado Suárez

Psicologa di professione e per passione, mi dedico a dar forma e contenuto alle parole. Scopri i miei libri

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