7 settembre 2016

Lamentarsi è un veleno per il cervello

lamentarsi

Perché le persone si lamentano? Certamente non per torturare gli altri con la loro negatività, come molti potrebbero pensare. La maggior parte delle persone si lamentano perché così facendo esteriorizzano meglio le loro emozioni e pensieri, o almeno così credono.

Tuttavia, la scienza dice che si sbagliano. Lamentarsi non fa bene, esprimere la negatività può farci sentire peggio. Infatti, in alcuni casi lamentarsi può sembrare una buona idea, ma in ultima analisi, non lo è mai, sia per la persona che si lamenta che per chi la ascolta.

Il problema risiede nel cervello. Lamentarsi altera le nostre reti neurali e può avere gravi ripercussioni sulla nostra salute mentale. In effetti, alcuni neuroscienziati hanno dichiarato che lamentarci può arrivare ad ucciderci, letteralmente.

Lamentarsi rafforza le sinapsi della negatività


In questo stesso momento nel nostro cervello si stanno producendo molte sinapsi. Quando pensiamo a qualcosa, un neurone rilascia una serie di neurotrasmettitori, attraverso i quali comunica con un altro neurone e stabilisce un sorta di ponte attraverso il quale passa un segnale elettrico. Così è come le informazioni vengono trasmesse nel cervello.

Il fatto interessante è che ogni volta che si verifica una sinapsi, questo percorso si consolida. In questo modo si creano delle vere proprie autostrade neurali nel nostro cervello, che ci permettono, per esempio, di guidare in modo automatico o camminare senza dover pensare a come muovere i piedi.

Questi circuiti non sono statici, possono cambiare in funzione della pratica, indebolirsi o rafforzarsi. Ovviamente, quanto più solido è il collegamento, tanto più rapidamente verranno trasmesse le informazioni e più efficienti saremo in tale attività.

Il problema è che quando ci lamentiamo e siamo pieni di pensieri negativi, stiamo promuovendo proprio quelle reti neurali, alimentando così la negatività che porta alla depressione. Quanto più ci lamentiamo tanto più nero vediamo il mondo, perché stiamo potenziando proprio questi percorsi neurali a scapito di altri, che sarebbero più positivi e benefici per la nostra salute emotiva.

Infatti, i ricercatori della Yale University hanno riscontrato che nelle persone sotto stress o che soffrono di depressione, si verifica una deregolamentazione delle sinapsi e si produce una atrofia neuronale. Nel cervello di queste persone aumenta la produzione di un fattore di trascrizione chiamato GATA1, che riduce le dimensioni, le proiezioni e la complessità dei dendriti, che sono essenziali per trasmettere messaggi da un neurone all'altro.

Sei il riflesso di coloro che ti circondano


Lamentarsi non influisce solo sulle connessioni neurali della persona che si lamenta, ma anche su quelle di coloro che la circondano. In realtà, è probabile che dopo aver sentito un amico lamentarsi per diverse ore, ci sentiamo svuotati, come se ci avessero sottratto energia. E’ anche probabile che in quel momento abbiamo una visione un po' più pessimistica del mondo.

Questo perché il nostro cervello è programmato per essere empatico. I neuroni specchio sono responsabili di farci sperimentare gli stessi sentimenti della persona che abbiamo di fronte, siano essi gioia, tristezza o rabbia. Il nostro cervello cerca d’immaginare cosa sente e pensa quella persona, per poter agire di conseguenza e modulare il nostro comportamento.

In questi casi, l'empatia diventa un'arma a doppio taglio che brandiamo verso noi stessi, perché quando sentiamo una persona che si lamenta, nel nostro cervello vengono liberati gli stessi neurotrasmettitori che vengono rilasciati nella sua. Così, terminiamo prigionieri delle sue lamentele.

Il cervello, un centro di comando che controlla tutto il corpo


Lamentarsi consolida le sinapsi “negative” nel cervello e queste hanno un forte impatto sulla nostra salute. Quando nutriamo tristezza, risentimento, rabbia, odio e ira, queste emozioni si riflettono nel nostro corpo. Infatti, di recente un gruppo di ricercatori della Aalto University ha realizzato una mappa corporale delle emozioni, in cui è possibile vedere come queste si riflettono in aree specifiche.



Inoltre non dobbiamo dimenticare che dietro a sentimenti ed emozioni negative spesso si nasconde il cortisolo, un neurotrasmettitore che agisce anche come ormone e i cui alti livelli sono stati collegati con un sistema immunitario depresso, aumento della pressione sanguigna e aumento del rischio di sviluppare malattie come il cancro e i disturbi cardiovascolari. Il cortisolo danneggia anche la memoria, aumenta il rischio di soffrire di depressione e ansia e, ovviamente, riduce l'aspettativa di vita.

Non esistono leoni vegetariani


Chiaramente, tutto ciò non significa che non dobbiamo lamentarci mai e che dobbiamo reprimere le nostre emozioni e sentimenti. In realtà, a volte lamentarsi può essere estremamente liberatorio. Ma dobbiamo fare in modo che non diventi un'abitudine e, soprattutto, che le parole siano seguite dalle azioni.

Così, la prossima volta che nella tua mente fa capolino una lamentela, ricorda che “i leoni non sono vegetariani”. Questo significa che, per quanto ti lamenti la loro dieta non cambierà. Se vuoi davvero cambiare qualcosa e non trasformarti nella loro cena, è meglio che cerchi delle strategie alternative.

In altre parole, l'universo è caotico, a volte accadono cose terribili e imprevedibili sulle quali non abbiamo alcun controllo. Possiamo sederci a piangere e lamentarci oppure, al contrario, possiamo assumere un atteggiamento proattivo chiedendoci cosa possiamo fare per affrontare nel miglior modo possibile i problemi e, se possibile, imparare da loro. La decisione è nelle nostre mani.


Fonti:
Duman, R. S. (2014) Pathophysiology of depression and innovative treatments: remodeling glutamatergic synaptic connections. Dialogues Clin Neurosci; 16(1): 11–27.
Nummenmaaa, L. et. Al. (2014) Bodily maps of emotions. PNAS; 111(2): 646-651.
Duman, R. S. (2012) Decreased expression of synapse-related genes and loss of synapses in major depressive disorder. Nature Medicine; 18: 1413–1417.
Christoffel, D. J. et. Al. (2011) Structural and synaptic plasticity in stress-related disorders. Pathophysiology of depression and innovative treatments: remodeling glutamatergic synaptic connections. Rev Neurosci; 22(5): 535-549.
Schoorlemmer, R. M. et. Al. (2009) Relationships between cortisol level, mortality and chronic diseases in older persons. Clin Endocrinol; 71(6): 779-786.

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Jennifer Delgado Suárez

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