3 agosto 2016

Curare l’ansia con la realtà virtuale

realtà virtuale

Tutti abbiamo sperimentato in qualche occasione ansia e paura, prima di un esame importante, un colloquio di lavoro o una situazione che abbiamo ritenuto pericolosa. Si tratta di una risposta normale. Ma quando questi sentimenti non ci abbandonano finiscono per causare disagio e influenzare il nostro comportamento. In questi casi si fa riferimento al disturbo d'ansia, un problema che colpisce circa il 18% della popolazione mondiale.

Uno dei trattamenti più utilizzati sia per l'ansia generalizzata che le fobie e gli attacchi di panico, è la “terapia di esposizione”, una pietra angolare dell’approccio cognitivo-comportamentale, che ha ampiamente dimostrato la sua efficacia.

In questa terapia, la persona deve affrontare la situazione temuta, gradualmente e sistematicamente, in modo che il suo sistema limbico, la parte emozionale del cervello, smetta di reagire con paura e riduca l’ansia. Infatti, la persona che ha la fobia dei ragni, per esempio, è consapevole che questo piccolo animale non può far male, sa che la situazione in sé non è pericolosa, ma comunque il suo sistema limbico continua ad inviare segnali d’allarme, che possono essere corretti attraverso l'esposizione sistematica.

In alcuni casi si può applicare l’esposizione in vivo, mettendo la persona di fronte a situazioni reali, ma in altri casi è praticamente impossibile e lo psicologo è costretto a ricorrere alla fantasia. Tuttavia, ora abbiamo a nostra disposizione uno strumento più efficace: la realtà virtuale.

Perché la realtà virtuale è efficace nel trattamento di ansia e fobie?


La paura è una risposta emotiva ad una minaccia imminente, reale o immaginaria, mentre l'ansia è una risposta proattiva ad una minaccia futura. In ogni caso, l'attivazione avviene a livello emotivo e fisiologico ed è molto difficile da controllare. La realtà virtuale approfitta di questa condizione per ‘confondere’ il cervello.

Infatti, è stato riscontrato che il cervello delle persone con una fobia funziona in modo diverso negli ambienti virtuali. I neuroscienziati hanno scoperto che coloro che non soffrono di fobie riconoscono rapidamente i piccoli dettagli che indicano che gli oggetti o situazioni non sono reali, come il modo di muoversi di un animale o la mancanza di movimento su un aereo.

Ma le persone che soffrono di una fobia non percepiscono questi dettagli, perché si concentrano negli aspetti fondamentali per la sopravvivenza. Ad esempio, la semplice presenza di un ragno che si dirige verso di loro innesca una forte risposta emotiva, soprattutto a livello di insula e amigdala.

Allo stesso modo, se una persona soffre di attacchi di panico quando deve parlare in pubblico, dirgli semplicemente che dovrà presentarsi davanti ad un pubblico innescherà una serie di risposte a livello emotivo e fisiologico. Quando vi è un disturbo fobico o ansia, la paura non viene attivata solo davanti allo stimolo ma anche solo al pensiero, perché è collegata alla memoria del passato.

Tutto questo avviene in soli 12 o 15 millisecondi. Pertanto, anche se la situazione che la persona vive nell'ambiente virtuale non è reale, vengono attivati gli stessi meccanismi che sono alla base della fobia, e questo è più che sufficiente per iniziare l’apprendimento correttivo. Infatti, le scansioni mostrano che una volta che il trattamento è finito, il cervello ritorna al funzionamento normale e la persona è in grado di notare i dettagli che non aveva visto prima per paura e ansia.

Inoltre, non possiamo dimenticare che la realtà virtuale ha un tasso di accettazione più elevato. La desensibilizzazione sistematica, compresa l'esposizione in vivo, è una delle tecniche più efficaci per il trattamento dei disturbi d'ansia, ma circa il 27% delle persone si rifiutano di sottoporvisi semplicemente perché hanno troppo paura. Al contrario, solo il 3% delle persone si rifiuta di utilizzare la realtà virtuale sapendo che possono affrontare le loro paure in un ambiente terapeutico completamente sicuro e controllato, in cui possono decidere quando fermarsi.

Un ambiente di realtà virtuale creato da psicologi


La realtà virtuale viene applicata negli Stati Uniti da tre decenni. In effetti, la tecnologia alla base ha iniziato ad essere esplorata nel 1960, anche se non è stata applicata su vasta scala fino agli anni 90.

Naturalmente, nel corso degli anni si sono sviluppati diversi studi volti ad analizzare l'efficacia di questo strumento in ambito clinico. A questo proposito, un esperimento condotto presso l'Università della Georgia ha dimostrato che la realtà virtuale non solo è efficace nel trattamento dei disturbi d’ansia più semplici ma anche nei casi più complessi. Dopo solo otto sedute, quattro di queste con la realtà virtuale, i partecipanti a questo studio hanno ottenuto di ridurre in modo significativo l’ansia quando parlavano in pubblico.

Inoltre, una meta-analisi che ha incluso 13 studi che comparavano l'uso della realtà virtuale con la terapia in vivo in quasi 400 pazienti, ha concluso che non solo questo strumento è più efficace, ma i risultati si mantengono più a lungo nel tempo.

Al momento esistono applicazioni per il trattamento di otto diversi tipi di fobie (acrofobia, claustrofobia, agorafobia, fobia sociale e paura di volare, paura degli aghi, di parlare in pubblico, di guidare e degli animali).


Fonti:
Bouchard, S. et. Al. (2012) Description of a Treatment Manual for In Virtuo Exposure with Specific Phobia. Virtual Reality in Psychological, Medical and Pedagogical Applications; 82-108. Rijeka: InTech.
Powers, M. B. & Emmelkamp, P. M. G. (2008) Virtual reality exposure therapy for anxiety disorders: A meta-analysis. J Anxiety Disord; 22: 561-569.
Anderson, P. L. et. Al. (2005) Cognitive behavioral therapy for public-speaking anxiety using virtual reality for exposure. Depression and Anxiety; 22: 156-158.

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Jennifer Delgado Suárez

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