2 giugno 2016

Cosa fanno i film horror al tuo cervello

film horror fanno male

Quando guardiamo un film sappiamo che quello che stiamo vedendo non è reale. Eppure, a volte le scene sono così realistiche da tenerci con il fiato sospeso per tutto il film e farci vivere in prima persona le esperienze del protagonista.

Il film è una fiction ma le emozioni che proviamo e le reazioni che esse scatenano ​​sono reali. Indubbiamente, si tratta di un effetto molto potente che ora viene studiato nel contesto di una nuova scienza appena nata e chiamata neurocinema, dedicata a studiare l'influenza dei film sul nostro cervello.

Vi ricordate quando è stata l'ultima volta che avete sobbalzato sulla poltrona mentre guardavate un film horror? Adesso cercheremo di scoprire cosa accadde esattamente nel cervello e come ha reagito il vostro corpo.

Le scene di terrore attivano direttamente il cervello primitivo


Di solito, quando guardiamo un film, “scolleghiamo” le aree motorie del cervello perchè non servono. Ma a volte le scene hanno un impatto così forte da farci superare l'inibizione del sistema motorio facendoci reagire.

Sobbalziamo sulla poltrona o gridiamo, perché la scena ci fa superare questo blocco cerebrale andando a scatenare i nostri istinti primordiali. Vale a dire che, il contenuto è così forte dal punto di vista emotivo da farci reagire immediatamente per proteggere noi stessi o avvisare gli altri che sono in pericolo. Infatti, gridando avvertiamo quelli intorno a noi o anche i personaggi del film che vi è un pericolo e che devono mettersi in salvo. Si tratta di una reazione atavica.

E tutto questo avviene in pochi millisecondi, non abbiamo tempo per elaborare quello che stiamo vedendo o modulare la nostra risposta. In pratica, reagiamo in questo modo perché in quei pochi millisecondi, il nostro cervello non realizza il fatto che si tratta semplicemente di un film e che siamo al sicuro.

Se ci pensate, questa reazione non è sorprendente dal momento che il nostro cervello è programmato per assumere che tutto ciò che vediamo è reale. Pertanto, è molto difficile comunicare alle parti più primitive, quelle che vengono attivate ​​in questi casi, che ciò che stiamo vedendo è pura finzione. Come risultato, il corpo non tarda a reagire.

Infatti, anche se si tratta di casi isolati, vi son persone che hanno sofferto di stress post traumatico a causa di un film, un problema più diffuso nei bambini, per i quali è più difficile distinguere il confine tra realtà e fantasia.

Negli adulti questo disturbo potrebbe essere causato da eccessiva identificazione con i personaggi. Infatti, nel caso dei film horror lo spettatore è all’oscuro quanto i personaggi di ciò che accadrà, per questo gli risulta molto più facile immedesimarsi negli stessi. Quando si verifica questa identificazione, nel cervello si possono generare cicatrici molto profonde, quasi quanto quelle provocate da un’esperienza reale. Ma non finisce tutto qui.

3 cambiamenti che si verificano nel corpo quando si vede un film horror


La reazione a quello che vediamo sullo schermo non si limita al cervello ma si estende a tutto il corpo. Questo perché il cervello invia un segnale di allarme che attiva il sistema nervoso autonomo attraverso l'aumento della produzione di cortisolo e adrenalina, due neurotrasmettitori che provocano alcuni cambiamenti a livello fisiologico.

1. Aumenta il ritmo cardiaco. Uno studio condotto su un gruppo di giovani ha rivelato che la visione di un film horror provoca l’aumento di 14 battiti al minuto della frequenza cardiaca. Si è anche riscontrato un significativo aumento della pressione sanguigna. Inoltre, i ricercatori hanno rilevato un aumento dei globuli bianchi nel sangue e una maggiore concentrazione di ematocrito, come se l’organismo dovesse difendersi da un intruso.

2. Si inizia a sudare. La conduttanza della pelle è uno dei primi indicatori di attivazione emozionale. In altre parole, quando si ha paura si suda. I ricercatori dell'Università di Wollongong hanno analizzato la risposta di un gruppo di persone davanti a film violenti e horror e hanno notato come coloro che sono più empatici tendono a sudare di più durante la visione di questi film, e non mostrano segni di assuefazione.

3. I muscoli si contraggono. Una volta che il cervello primitivo ha rilevato una minaccia e lanciato il segnale d’allarme è difficile interromperlo, soprattutto se le scene di orrore si susseguono una dopo l'altra e sono accompagnate da una colonna sonora da brividi. I ricercatori dell'Università di Amsterdam hanno scoperto che in questi film la musica genera ciò che si conosce come “reazione di allarme”, una risposta simultanea della mente e del corpo ad uno stimolo improvviso e inaspettato che porta alla contrazione dei muscoli di braccia e gambe. È per questo che durante la visione di un film horror abbiamo sempre i muscoli tesi.

Ma allora, perché continuiamo a vedere film horror?


A questo punto è chiaro che la maggior parte di noi non si diverte a guardare un film di terrore. Eppure, nonostante tutto ciò, molti continuano a subire il "fascino" di questi personaggi oscuri. Perché?

La Teoria del Trasferimento dell’Eccitazione indica che i sentimenti negativi che creano questi film intensificano i sentimenti positivi che proviamo quando alla fine trionfa l’eroe. In pratica, ci piacciono questi film perché guardarli è come salire su un ottovolante emotivo.

Un'altra teoria punta al fatto che i film horror o violenti ci aiutano a gestire la nostra stessa paura. In pratica, questi film avrebbero un effetto catartico, ci aiuterebbero a elaborare le nostre paure più antiche e nascoste.

O forse potrebbe essere semplicemente una curiosità morbosa favorita dal nostro innato bisogno di mantenerci al sicuro dai pericoli che possono minacciarci.


Fonti:
Bos, M. et. Al. (2013) Psychophysiological Response Patterns to Affective Film Stimuli. PLoS One; 8(4). 
Mian, R. et. Al. (2003) Observing a Fictitious Stressful Event: Haematological Changes, Including Circulating Leukocyte Activation. Stress: The International Journal on the Biology of Stress; 6(1): 41-47.
Barry, R. J. & Bruggemann, J. M. (2002) Eysenck's P as a modulator of affective and electrodermal responses to violent and comic film. Personality and Individual Differences; 32(6): 1029–1048.

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Invert

Jennifer Delgado Suárez

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