27 maggio 2016

5 errori fatali che commettono i genitori quando lodano i figli

psicologia infantile

Tutti i genitori vogliono che i loro figli crescano sani e felici. Desiderano anche che abbiano una buona autostima e siano resilienti. Ma in molti casi le strategie che usano sono assolutamente controproducenti. Infatti, la tendenza a lodare i bambini può essere molto dannosa, a meno che non sappiamo come farlo.

Contrariamente a ciò che si crede, alcuni psicologi della Iowa State University e della Case Western Reserve University hanno scoperto che le lodi, quando si trasformano in costante bisogno di affermazione, non alimentano un’autostima sana nel bambino, ma finiscono per sviluppare delle caratteristiche narcisistiche. Le lodi inappropriate finiscono per creare dei bambini eccessivamente preoccupati per se stessi, piuttosto che sviluppare dei bambini capaci, sicuri ed empatici.

Il genere di lodi che distruggono completamente l’autostima del bambino


1. Lodare in maniera eccessiva e senza sostanza

Senza rendersene conto, molti genitori lodano in modo sproporzionato i loro figli. Ad esempio, alcuni genitori possono lodare il loro bambino per tutto il percorso verso casa solo per un buon tiro a canestro o un gol nella partita. Le lodi esagerate spesso includono parole come “eccezionale”, “perfetto” e “migliore”. Ma è certo che questi elogi esorbitanti non danno buoni frutti.

Infatti, è stato osservato che i bambini che hanno una bassa autostima si sentono a disagio con le lodi eccessive e preferiscono un elogio più specifico. A questo proposito, uno studio condotto da psicologi dell'Università di Utrecht ha rivelato che il 25% delle lodi che i genitori danno ai loro figli sono eccessive. Un'altra ricerca condotta presso la Stanford University ha scoperto che quando i genitori usano elogi che coinvolgono il confronto sociale, del tipo “sei il migliore della classe o della tua squadra”, i bambini sviluppano una motivazione più estrinseca e si concentrano maggiormente sulle ricompense, piuttosto che preoccuparsi di fare un buon lavoro.

Antidoto: Rivolgere un complimento al duro lavoro, alla pratica, al tempo di studio e alla fatica fatta. Si tratta di elogiare le caratteristiche che ci interessa sviluppare, come la perseveranza e la dedizione. Pertanto, la prossima volta, un semplice “Buon lavoro!”, Accompagnato da un sorriso o un abbraccio, potrebbe essere sufficiente.

2. Lodare le capacità naturali

È normale che i genitori si emozionino se il loro figlio segna più gol di chiunque altro o se mostra un talento musicale eccezionale per la sua età. Di conseguenza, i complimenti del tipo “sei un grande giocatore”, “sei un artista” o “sei il migliore” sono piuttosto comuni.

Ma ancora una volta, questi riconoscimenti si concentrano nell’evidenziare le caratteristiche erronee. Infatti, non possiamo dimenticare che in molti sport ed espressioni artistiche i bambini sono stati scelti per le loro abilità naturali, come il coordinamento, la velocità, il buon orecchio o la voce. Tuttavia, queste capacità non sono sufficienti a ritagliarsi una carriera, quello che veramente fa la differenza è la persistenza e la dedizione. Non è la prima volta che dei bambini con delle ottime doti per la recitazione, ad esempio, non vanno lontano a causa delle loro decisioni sbagliate, mentre altri, meno dotati, fanno carriera grazie alla loro perseveranza.

La cosa peggiore è che questo tipo di elogi finiscono per influenzare i bambini dato che, se hanno questa capacità, naturalmente, penseranno che non hanno bisogno di sforzarsi troppo. Infatti, uno studio condotto da psicologi della Columbia University ha rivelato che i bambini che ricevono questo tipo di lodi sono meno propensi a scegliere delle sfide difficili perchè hanno paura di fallire, e questa li può portare ad arrendersi.

Antidoto: Centrare la lode sull’azione, piuttosto che nella capacità. Anche in questo caso, concentratevi sul loro desiderio di eccellere e lavorare sodo, perché quelle sono le cose che il bambino può effettivamente controllare e in cui è necessario essere motivati.

3. Trasformare le lodi in etichette

Non vi è niente di più limitante che le etichette, anche se sono “positive”. Le etichette, in linea di principio, riducono la nostra personalità a una caratteristica. Infatti, molti genitori, quando lodano i loro figli, usano sempre le stesse parole, con le quali creano un’etichetta. In questo modo, i bambini crescono pensando che sono solo “un giocatore”, “un atleta” o “un artista”. Tuttavia, se vogliamo che i nostri bambini si sviluppino pienamente, non è opportuno limitare il loro “io” a queste capacità.

Inavvertitamente, con questo tipo di lode i genitori stanno dirigendo l'attenzione dei loro figli verso queste capacità, facendogli notare che sono solo questo e che probabilmente avranno successo nella vita solo per questo. Così, essi limitano il loro universo d’interessi.

Antidoto: Evitare l'uso di etichette negli elogi e cercare di espandere l'universo del bambino, facendogli intravedere il suo potenziale. Deve essere il bambino a scegliere ciò che gli piace e gli interessa veramente.

4. Trasformare le lodi in vergogna

In molti casi, i genitori cominciano lodando un atteggiamento o un’attività che il bambino ha fatto, e completano la frase con un richiamo, alla fine del discorso. Per esempio: “È bello camminare nella tua stanza senza avere tutti i giocattoli tra i piedi. Sono contento che hai messo tutto in ordine. Non è meglio poter camminare sul pavimento pulito?” Così, quello che era iniziato come un complimento per l'organizzazione, finisce per generare la sensazione di vergogna nel bambino. L'aggiunta di un “te lo avevo detto” toglie alla lode tutte le sensazioni positive che si desiderava risvegliare.

Quando aggiungiamo alla fine della lode una frase di questo tipo, il bambino resta con l'amaro in bocca e la lode non riesce a rafforzare il comportamento positivo, trasmette l'idea che, qualunque cosa lui faccia, i suoi genitori non saranno mai soddisfatti. Pertanto, finisce per creare un senso di disperazione e disfattismo, quindi non sorprende che il bambino assuma un’attutudine difensiva e di sfida.

Antidoto: Concentrarsi sullo sforzo realizzato, nella soluzione del problema, piuttosto che nelle difficoltà che questo potrebbe causare. Naturalmente, non si tratta di ovviare alle conseguenze dei problemi, ma di garantire che la lode faccia il suo lavoro: fare in modo che il bambino si senta bene e rafforzi il comportamento positivo.

5. Aggiungere pressione alla lode

Le lodi dovrebbero mirare a motivare i bambini, non devono aggiungere più pressione. Ma spesso i genitori fanno l'errore di trasformare la lode in una fonte d’ansia. Ad esempio, alcuni genitori dicono: “Hai fatto molto bene, la prossima volta farai meglio”, o “Sei stato grande, la prossima volta non mi aspetto di meno da te”.

Il problema è che in questo modo nel bambino si instilla la paura del fallimento. Il bambino deve caricarsi sulle spalle le aspettative dei genitori, e queste sono spesso così grandi da schiacciarlo.

Antidoto: Lodare il risultato attuale, senza fare riferimento al futuro, non aggiungere ulteriore pressione. È importante che il bambino capisca che è amato a prescindere dai successi o dagli errori. In questo modo non diventerà una persona dipendente dal giudizio degli altri.

Bonus: Dobbiamo notare che quando lodiamo troppo i bambini, e lo facciamo male, questi finiscono per credere che la ricompensa è più importante dell'esperienza stessa. Così finiscono per sviluppare una motivazione estrinseca, non si sforzeranno perché il lavoro sia ben fatto, ma per ricevere le lodi o la ricompensa. Inoltre, lodarli continuamente li può confondere, portandoli a credere che se non ricevono elogi da altri, come l'insegnante, per esempio, è perché hanno sbagliato.

Fonti:
Brummelman, E. et. Al. (2014) “That’s Not Just Beautiful—That’s Incredibly Beautiful!” The Adverse Impact of Inflated Praise on Children With Low Self-Esteem. Psychological Science; 25(3): 728-735.
Henderlong, J. & Lepper, M. R. (2002) The Effects of Praise on Children’s Intrinsic Motivation: A Review and Synthesis. Psychological Bulletin; 128(5): 774–795.
Dweck, C. S. (1999) Caution - Praise can be dangerous. American Educator; 23: 4–9.
Bushman, B. J. & Baumeister, R. F. (1998) Threatened Egotism, Narcissism, Self-Esteem, and Direct and Displaced Aggression: Does Self-Love or Self-Hate Lead to Violence? Journal of Personality and Social Psychology; 75(1): 219-229.
Mueller, C. M. & Dweck, C. S. (1998) Praise for intelligence can undermine children's motivation and performance. Journal of Personality and Social Psychology; 75(1): 33-52.

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