18 aprile 2016

Eccesso di motivazione: Un nemico sottostimato

uomo felice

Tutti sappiamo che, se non siamo motivati, probabilmente affronteremo la vita “senza provare piacere” in ciò che facciamo e quindi, i risultati che otterremo saranno piuttosto scarsi. In questi casi ci sentiamo spesso ripetere la classica frase: “ti manca la motivazione”. Ma… cosa accade quando al contrario abbiamo un eccesso di motivazione? È una realtà che non consideriamo quasi mai.

A questo proposito, la legge di Yerkes-Dodson ci può offrire una spiegazione. Anche se normalmente osservo con sospetto le ricerche di psicologi comportamentali ed etologi, devo riconoscere che a volte questi professionisti possono ottenere dei risultanti particolarmente interessanti. È il caso dell’esperimento che dette origine alla suddetta legge. In quel caso le cavie dovevano risolvere tre problemi con diversi gradi di difficoltà: alto, medio e basso. Ciò che “motivava” i roditori a trovare una soluzione era evitare la scarica elettrica (va detto che applicato agli esseri umani questo esperimento sarebbe considerato una tortura).

I ricercatori si resero presto conto che l’intensità della scarica elettrica poteva favorire l’esito dell’esperimento, ma allo stesso tempo poteva diventare un ostacolo che ne impediva la realizzazione. Prima conclusione: l'intensità della motivazione è direttamente proporzionale all’esito dell’esperimento, ma questa proporzione non cresce all’infinito. Seconda conclusione: quando si evidenzia un picco troppo alto di motivazione questa si trasforma in un incentivo al fallimento. Esiste, di conseguenza, un punto ottimale di motivazione che suggerisce due idee:

1. Per realizzare qualsiasi cosa è necessario essere motivati. All’inizio, quanto maggiore è la motivazione tanto più alta sarà la probabilità di raggiungere l’obiettivo. Tuttavia, quando si supera un determinato limite motivazionale si può verificare il fallimento.

2. Il livello ottimale di motivazione varia da un obiettivo all’altro, dipendendo dal livello di complessità. Così, nei compiti più complessi, il punto ottimale di motivazione non risulta molto elevato, mentre in quelli più semplici, l’eccesso di motivazione risulta essere un fattore che conduce spesso al fallimento.

Nel grafico si può osservare come aumenta il rendimento personale con l’aumento della motivazione, ma a partire dal raggiungimento del punto motivazionale ottimale scende il livello del rendimento.



Come adattiamo il risultato ottenuto con le cavie alla vita quotidiana?


A volte siamo troppo rigidi con noi stessi e ci ripetiamo continuamente frasi come: “non posso assolutamente sbagliare”,“ripasserò i miei risultati tutte le volte che è necessario, devono essere perfetti”. Quando pensiamo in questo modo, appare l'eccesso di motivazione e si creano dei blocchi mentali, a testimonianza di ciò appare la frase: “mi sono bloccato”. Questo succede quando ci prepariamo ossessivamente per un esame, un’intervista di lavoro o semplicemente per fare buona impressione a qualcuno.

Quindi, un piccolo lapsus nel nostro programma mentale ci tortura e ci toglie l’attenzione, facendo in modo che la nostra prestazione non sia quella sperata. Il risultato che otteniamo è molto inferiore alle nostre aspettative a causa del troppo stress e dell’eccessiva motivazione che supera il livello ottimale richiesto dall’attività che dobbiamo realizzare. Naturalmente, quanto più complesso è un compito tanto più rilassati dovremmo essere, dato che necessitiamo di mettere in campo tutte le nostre risorse psicologiche per affrontare l'attività.

Questo accade spesso nella sfera della sessualità, e infatti, risulta essere una delle spiegazioni del fenomeno conosciuto come: ansia da prestazione. Infatti, una delle cause dell’impotenza, dei problemi di erezione e dell’eiaculazione precoce, è semplicemente l'eccesso di motivazione generato dai pensieri relativi all’atto sessuale.

La soluzione? Una volta consapevoli che l’eccesso di motivazione è un nemico del successo, allora comprendiamo che basterebbe rilassarci. Non dobbiamo restare affezionati al desiderio quasi maniacale della perfezione, perchè questo ci porta a commettere degli errori evitabili. Dovremmo sforzarci di pensare positivamente ripetendoci per esempio frasi come: “questo è quanto sono riuscito a realizzare adesso, domani mi sforzerò di migliorare le mie capacità”.

Il successo non è una meta ma piuttosto un cammino fatto di molte tappe, durante il quale cadremo e ci rialzeremo, torneremo al punto di partenza e ripartiremo, ma non permetteremo mai che il timore del fallimento scateni l’eccesso di motivazione che andrà a minimizzare le nostre possibilità di farcela.

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Jennifer Delgado Suárez

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