18 gennaio 2016

Essere o apparire, questo è il problema

ragazza in un campo

Quando lascio andare ciò che sono, divento quello che potrei essere

Quando lascio andare ciò che ho, ricevo ciò di cui ho bisogno

Il vuoto è riempito

Quando mi concedo, sono più grande

Quando mi sento distrutto, cresco

Quando non desidero nulla, tutto viene a me

Si tratta del paradosso del distacco, uno degli insegnamenti che predica il taoismo e che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui ci troviamo ad affrontare e capire la vita, aiutandoci a trovare maggiore pace e serenità nella vita di tutti i giorni.

Infatti, nel campo della psicologia uno dei temi meno discussi, ma tra i più importanti, è quello dell’autenticità. Essere autentici è sempre più raro, è qualcosa che perdiamo gradualmente mentre, crescendo, iniziamo a indossare diverse maschere per affrontare la società.

Così cadiamo vittime di una contraddizione, più ci adattiamo e meglio ci muoviamo nei diversi contesti sociali, tanto più ci allontaniamo dalla nostra essenza, divenendo meno autentici.

E nella misura in cui ci allontaniamo dalla nostra essenza, mentre si prduce la disconnessione con il nostro "io", smettiamo di soddisfare le nostre esigenze reali ed assumiamo come propri gli obiettivi degli altri, convincendoci che i loro sogni ci possono soddisfare.

In effetti, viviamo in un mondo di necessità inventate e globalizzate, dove la maggior parte delle persone aspirano alle stesse cose, senza mai fermarsi a pensare a cosa vogliono veramente, cosa li renderebbe davvero felici o di cosa hanno realmente bisogno. Non sorprende allora che quando si raggiungono alcuni "obiettivi" ci si senta vuoti e insoddisfatti. In quel momento si pensa che la felicità sia una chimera fatta solo per vendere manuali psicologici di autoaiuto.

La buona notizia è che non è così. La cattiva notizia è che la felicità si costruisce lavorando duro giorno dopo giorno.

L'autenticità si ottiene guardandoci dentro, attraverso il distacco


Secondo il paradosso del distacco, la chiave per uscire da questo circolo vizioso è quella di scoprire la nostra essenza attraverso il distacco.

Analizziamo alcune delle frasi:

1. Quando lascio andare ciò che sono, divento quello che potrei essere. Solo quando ci liberiamo da stereotipi, credenze e preconcetti che ci siamo formati nel corso degli anni sul mondo e su noi stessi, scopriamo il nostro vero potenziale. Solo quando quella voce nella tua testa smette di dirti che non è possibile o che non sei all’altezza, puoi osare fare ciò che veramente ti piace. Quando ti liberi dai condizionamenti che ti legano, puoi scoprire fino a dove puoi arrivare, perché ti lascierai alle spalle tutti quei ruoli che ti classificano. Allora diventerai una persona più integra.

2. Quando lascio andare ciò che ho, ricevo ciò di cui ho bisogno. Viviamo in una società in cui spendiamo soldi che non abbiamo per comprare cose di cui non abbiamo bisogno, al fine di impressionare persone alle quali non importa niente di noi. In questa corsa verso il materialismo perdiamo la nostra essenza. Ma quando lasciamo andare tutte quelle cose di cui, presumibilmente, avremmo bisogno per trasmettere un immagine di successo, avviene un miracolo: troviamo la libertà e con essa la pace mentale. Quando non abbiamo bisogno di impressionare gli altri e non perseguiamo cose e obiettivi che non sono realmente necessari, otteniamo la serenità, quella che viene dalla conoscenza di sé e dalla fiducia in se stessi.

3. Quando mi concedo, sono più grande. La maggior parte delle grandi religioni hanno sempre predicato la dedizione agli altri. Ora, diversi studi psicologici confermano che nell'atto di aiutare gli altri cresciamo come persone e aiutiamo noi stessi. Una meta-analisi di 40 studi condotti nel corso degli ultimi 20 anni, ha rivelato senza alcun dubbio che aiutare le persone attraverso il volontariato, non solo riduce il rischio di sviluppare la depressione e aumenta la sensazione di benessere, ma riduce anche del 22% il rischio di morire in giovane età. Indubbiamente, la connessione diretta con gli altri è molto utile perché attiva la produzione di ossitocina, un ormone che aiuta a combattere lo stress. Inoltre, aiutare gli altri ci fa sentire meglio, offrendoci un senso più ampio della vita. Qui sorge il paradosso: quanto più ci concediamo agli altri, tanto più conosceremo in profondità noi stessi.

4. Quando mi sento distrutto, cresco. È normale fare di tutto evitare dolore e sofferenza. Nel corso dei secoli ci siamo preoccupati di rivestirli di negatività al punto che non siamo più in grado di apprezzare i loro lati positivi. Infatti, lo sapevi che le perle sono il risultato di una intrusione che hanno sofferto le ostriche le quali hanno reagito coprendoil corpo estraneo con vari strati di una sostanza protettiva? Allo stesso modo, i problemi, i conflitti e gli errori, possono diventare maestri di vita che ci permettono di essere più forti e più saggi. La chiave consiste nell’essere conosapevoli di ciò. Questo non significa che la ferita farà meno male, ma che la potremo utilizzare a nostro favore per crescere. Ad esempio, un attacco di cuore può immergere una persona in una profonda depressione o può essere lo stimolo che la spinge ad adottare abitudini più sane che gli permettono di vivere più pienamente. Non hai alcun potere sulle circostanze, ma puoi sempre decidere come reagire.

5. Quando non desidero nulla, tutto viene a me. L’affanno per raggiungere determinati obiettivi serve solo a creare tensione. Questa tensione ti farà commettere degli errori, ti farà diventare più irritabile e finirà per danneggiare la tua salute e le tue relazioni. Al contrario, quando pianifichi un obiettivo ma non lo vivi con ansia, ma impari a goderti il cammino, guadagnerai sempre qualcosa, dato che anche se non arriverai alla meta avrai comunque imparato tanto. Non si tratta di non avere obiettivi, ma di non lasciarsi abbagliare da questi, così da non perdere la rotta. Perché ciò di cui abbiamo veramente bisogno non sono le cose, ma le esperienze, e quando ci concentriamo su queste ultime riusciamo a crescere.


Fonte:
Jenkinson, C. E. et. Al. (2013) Is volunteering a public health intervention? A systematic review and meta-analysis of the health and survival of volunteers. BMC Public Health; 13: 773.

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