14 gennaio 2016

Riconoscere e accettare i diversi “Io” que ci sono in te

facce

Qualche volta ti sei mai chiesto chi sei veramente? In realtà, è probabile che più di una volta tu abbia agito senza pensare e ti sia lasciato trasportare dalle passioni, scoprendo una parte di te che non sapevi neppure esistere.

Di solito pensiamo a noi come a un'entità unica e indivisibile, ma la verità è che ogni giorno ci moltiplichiamo andando ad assumere diverse personalità. Siamo il bambino che accompagna sua madre all’ospedale, ma anche il genitore che si prende cura dei suoi figli, la coppia d’innamorati e il collega sul lavoro. In tutti questi diversi ambienti, non solo ci comportiamo in modo diverso, ma ci sentiamo anche diversi.

Infatti, la "Teoria degli Io" postula che la nostra personalità sia frammentata, composta da una molteplicità di "Io" che prendono l'iniziativa di volta in volta, quando necessario, per proteggerci dai pericoli, per garantire la nostra sopravvivenza e renderci meno vulnerabili.

Come si sviluppano questi “Io” diversi?


Il bambino nasce con una costituzione unica, una qualità denominata "impronta psichica". Infatti, molte madri si rendono conto che i fratelli sono diversi a partire dal ventre materno, alcuni si muovono di più e rispondono agli stimoli mentre altri sono più rilassati e pigri. Ma insieme all’impronta psichica, il bambino ha anche il potenziale per sviluppare una varietà di modellli d’energia, o “Io”, la cui combinazione darà luogo alla personalità.

Tuttavia, il neonato è indifeso e vulnerabile, dipende dagli adulti per la sopravvivenza. Presto il bambino impara a evitare problemi e delusioni, deve esercitare un certo grado di controllo sull’ambiente. Il tentativo di ottenere questo controllo marca l’inizio della sua personalità, che si sviluppa come una necessità per affrontare la vulnerabilità, trasformandosi in una corazza che lo protegge dal mondo.

Nel corso dello sviluppo, veniamo ricompensati per certi comportamenti e puniti per altri. Di conseguenza, alcuni comportamenti escono rafforzati e altri indeboliti. Ogni volta che impariamo una lezione, la nostra personalità si sviluppa nell’una o nell’altra direzione.

Infatti, uno dei primi aspetti che si sviluppa della personalità è l’Io controllore/protettore. È una specie di guardia del corpo che cerca costantemente i pericoli e determina come ci può proteggere da questi. Questo “Io” incorpora le regole genitoriali e sociali, e controlla il nostro comportamento. Si assicura che seguiamo una serie di regole, perché queste ci garantiscono la nostra sicurezza e l’accettazione sociale. L’Io controllore/protettore determina quanto emotivi possiamo essere e si assicura che nessuna azione sia inadeguata o ridicola.

Questo “Io” esamina costantemente il nostro ambiente per determinare quale dei nostri comportamenti piacerà alla maggior parte delle persone. Sotto la sua guida, i comportamenti più semplici e più naturali, come ridere, perdono la loro spontaneità e diventano reazioni automatiche agli stimoli ambientali. Diventiamo meno autentici, perché il nostro controllore/protettore sta continuamente monitorando e valutando le presunte minacce.

Questo “Io” è solo il primo di molti altri che svilupperemo crescendo. Si tratta di una serie di sotto-personalità che ci definiscono come persona e che, in ultima analisi, sono le vere responsabili del nostro comportamento. Ad esempio, l’Io controllore/protettore deciderà se è importante piacere alle persone, se è così, unirà al sistema degli “Io” primari un "Io compiacente" la cui missione sarà quella di ottenere l'approvazione. Il controllore/protettore può anche dare libero sfogo ad un "Io stimolatore", che sarebbe responsabile di motivarci costantemente, senza darci tregua, per raggiungere il successo, o potrebbe permettere che si formi un "Io perfezionista".

Questi “Io” primari sono creati dall’Io controllore/protettore per formare uno scudo protettivo che ci difende dalla vulnerabilità, e sono il risultato dei diversi aspetti con cui si identifica il nostro ego. Rivelano cosa è importante per noi in ogni circostanza, il che significa che questo equilibrio dei diversi “Io” può cambiare nel corso della vita, nella stessa misura in cui cambiano le nostre priorità.

Alcuni di questi “Io” sono gradevoli, familiari e curiosi mentre altri sono strani o addirittura sgradevoli, in questo caso si trasformano in "Io rinnegati". In sostanza, queste sotto-personalità sono formate da comportamenti che sono stati puniti ogni volta che sono emersi. Potrebbe essere avvenuto attraverso punizioni come il ritiro dell’attenzione, il rimprovero verbale, un'umiliazione pubblica o addirittura punizioni fisiche.

In questo modo il bambino impara che questi comportamenti e modelli di energia che vi sono alla base, non sono socialmente accettati, non lo aiutano ad avere maggiore controllo sull'ambiente e non lo proteggono dalla vulnerabilità. Come risultato, li reprime. Tuttavia, questi “Io” non scompaiono completamente ma rimangono nell'inconscio, dove continuano a influenzare la nostra vita, di nascosto.

Infatti, secondo la teoria degli Io, gran parte dello stress che sperimentiamo è a causa della nostra tendenza ad attirare il riflesso dei nostri “Io” rinnegati nei nostri rapporti. In pratica, sviluppiamo un rapporto ambivalente con questi “Io”, non li riconosciamo in noi stessi, ma ci attraggono negli altri. Ovviamente, la ripetizione di questi modelli nella nostra vita provoca solo sofferenza. Qual è la soluzione? Abbracciare questi “Io” rinnegati.

La tecnica del “Dialogo delle Voci”


Il problema principale di sviluppare diversi “Io”, è che così facendo perdiamo la traccia della nostra impronta psichica iniziale. Pertanto, mentre più forte sarà la nostra personalità meno vulnerabili saremo, ma allo stesso tempo, ci allontaneremo sempre di più dalla nostra autenticità.

Nella misura in cui una persona diventa più forte, tanto più perderà il contatto con la sua unicità. Il bambino intuisce che dovrebbe indossare una "maschera" per affrontare il mondo, ma con il tempo la maschera diventa la sua personalità e lui la assume come propria, fino a quando diventa una parte di lui. Questa maschera diventa una verità che nasconde la parte originale e autentica di noi stessi, dato che queste qualità sono disapprovate dalla società.

Cosa fare per riconquistare l’impronta mentale iniziale?


Nei primi anni '70 gli psicologi americani Hal e Sidra Stone, hanno creato una tecnica molto originale chiamata "Dialogo delle Voci", che spiegano dettagliatamente nel libro "Il Dialogo delle Voci". L’obiettivo principale è quello di incanalare ogni “Io” attraverso un ego cosciente, in modo da poter ottenere il meglio da ciascuno.

Ad esempio, quando un "Io stimolatore" ci incoraggia a sforzarci oltre il limite, conviene lasciare che un “Io” contrario, un "Io pigro" metta il freno. Infatti, dobbiamo renderci conto che tutti noi abbiamo diversi modelli d’energia con i quali ci identifichiamo o che rifiutiamo, e ognuno di questi “Io” ha il suo polo opposto, che opera consciamente o inconsciamente.

Attraverso il Dialogo delle Voci possiamo diventare consapevoli della molteplicità di “Io”, per aiutarci a prendere delle buone decisioni nella nostra vita. Si tratta di uno strumento che aumenta la nostra consapevolezza e genera un processo di trasformazione interna.

Con questa tecnica lo psicologo ha un accesso diretto alle sotto-personalità, può così separarle dalla personalità complesssiva e trattarle come fossero diverse unità psichiche. In questo modo può scoprire i diversi “Io”, senza l’interferenza dell’Io controllore/protettore che funge da critico repressivo.

Inoltre, dal momento che ognuna di queste sotto-personalità sperimenta la vita in modo diverso, queste ci possono offrire nuove prospettive dei problemi che dobbiamo affrontare o possono incoraggiarci a vivere in modo più soddisfacente. Allo stesso tempo, abbracciando gli “Io” rinnegati, accettiamo tutti i lati di noi stessi e possiamo prendere il controllo reale, per uscire da quei modelli di relazioni tossiche.

Fonte:
Stone, H. & Stone, S. L. (2014) Manual del Diálogo de Voces. Barcelona: Editorial Eleftheria.

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Jennifer Delgado Suárez

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