21 settembre 2015

Cosa vorrei che tutti sapessero della depressione


La depressione è la vera pandemia del nostro secolo. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, più di 350 milioni di persone nel mondo soffrono attualmente di depressione, un disturbo che causa la morte di circa 1 milione di persone ogni anno. Ma dietro a questi numeri ci sono delle persone reali, sofferenza e disperazione, sogni infranti e storie di vita uniche che non dovrebbe essere trascurate.

Sebbene psicologi e neurologi parlino spesso della depressione come di una entità o un semplice concetto, a volte è necessario analizzarla più a fondo. La depressione non è qualcosa di estraneo. Infatti, è probabile che alcune delle persone che conoscete e vedete tutti i giorni, ne soffrano. Pertanto, è importante smontare molti dei miti che sono sorti circa questo disturbo e che servono solo a peggiorare l'umore già basso di per sé.

Cosa mi piacerebbe che la gente sapesse della depressione?


Vorrei che la gente sapesse che la depressione è un problema complesso, che è una condizione tanto fisiologica come psicologica, e che non può essere semplificata per cercare di adattarla a quella piccola scatola in cui abbiamo messo i nostri stereotipi e le credenze. Vorrei anche che la gente sapesse che il processo di recupero può essere lungo e che non esiste un percorso unico, perché la guarigione si alimenta da fonti diverse. Ognuno deve seguire la sua strada.

Vorrei che la gente capisse che la depressione non nasce dal nulla, ma è parte di una rete intricata di sistemi biologici (nervoso, digestivo, endocrino, respiratorio) e di solito coinvolge tanto il cervello come la tiroide e, naturalmente, il cuore. Se davvero vogliamo aiutare queste persone, non dobbiamo solo prescrivergli degli antidepressivi, ma dobbiamo adottare una prospettiva olistica.

Vorrei che le persone capissero che i sintomi depressivi non trattati aumentano il rischio di sviluppare altre malattie, dalle patologie neurodegenerative come il Parkinson e la sclerosi multipla fino all'influenza, una malattia respiratoria o un ictus, e che le persone depresse corrono un rischio maggiore di morire di una di queste malattie.

Vorrei che le persone offrissero a coloro che lottano contro la depressione, la stessa compassione e comprensione che spesso danno a chi soffre di cancro, artrite, lupus, o qualsiasi altra malattia socialmente accettata. Che non li discriminino o giudichino e, soprattutto, non li etichettino come "malati mentali".

Vorrei che le persone sapessero che la depressione grave non è qualcosa che può essere curata attraverso la partecipazione a un seminario offerto dal guru del momento e che, nonostante l'incredibile neuroplasticità del cervello, è impossibile per una persona depressa superare il suo problema solo attraverso i pensieri positivi. Anche se queste persone creano nuove connessioni e cercano di cambiare il loro atteggiamento, non possono trasformare una lampadina in un elefante in poche ore, proprio come il semplice smettere di pensare a un tumore non lo elimina.

Vorrei che la gente sapesse che coloro che soffrono di depressione sono anche in grado di fingere un sorriso durante le due ore che dura una cena, ma poi tornano a casa e digitano in Google: “qual è il modo più facile di ammalarsi di cancro”. Mi piacerebbe che sapessero che le persone più depresse meriterebbero un Oscar per la loro performance, perché si sforzano di condurre una vita normale solo per no rattristare o preoccupare coloro che le circondano, o perché le spaventa sentirsi vulnerabili.

Vorrei che le persone capissero che i farmaci non forniscono tutte le risposte e che le endorfine rilasciate durante l'attività fisica sono solo dei piccoli cerotti su di una ferita che ha bisogno di punti di sutura. Che gli integratori alimentari aiutano, ma non fanno miracoli e lo yoga può essere efficace in alcuni casi, ma completamente inutile in altri.

Vorrei che le persone sapessero che il lato peggiore della depressione è la solitudine, l'incapacità di esprimere l'angoscia che si porta dentro. E che una società che richiede sempre delle facce felici e sorridenti fa in modo che queste persone si sentano ancora più sole e incomprese, oltre a impedire loro di dire la verità circa il loro stato.

Vorrei che la gente capisse una volta per tutte che coloro che lottano con la depressione non sono pigri o deboli e non mancano di forza di volontà e impegno. Infatti, se si analizza il cervello delle persone depresse, si vede che funziona in modo diverso ed emette una luce differente, perché soffre una perdita neuronale in alcune zone. Non è colpa loro.

Vorrei che le persone riuscissero a capire che per coloro che soffrono di depressione, la cosa più difficile del mondo è restare vivi giorno dopo giorno, perché ogni mattina si svegliano con una grande dose di disperazione sulle loro spalle. Ciò che noi consideriamo normale e scontato, per la persona depressa è una sfida enorme come si trattasse di scalare l'Everest.

Vorrei che tutti comprendessero che la depressione non esclude la gratitudine, che qualcuno possa sentirsi depresso e grato al tempo stesso e, di conseguenza, il meglio che possiamo fare per quella persona è credere in lei e sostenerla nel suo cammino.

Mi piacerebbe soprattutto che le persone sapessero che c'è speranza.

Al di là dei farmaci e della meditazione.

Oltre gli omega-3 e la vitamina D.

Al di là della Mindfulness e il biofeedback.

Al di là dell’agopuntura e dei farmaci antidepressivi.

Al di là di qualsiasi azione che si possa immaginare, c'è sempre speranza per le persone depresse.

Se solo hanno vicino a loro qualcuno che le comprende e che sia disposto ad ascoltarle e condividerne i sentimenti.

Fonte:
Borchard, T. (2014) What I Wish People Knew About Depression. Everyday Health.

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Jennifer Delgado Suárez

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