19 agosto 2015

Come affrontare i problemi della vita



"La felicità non dipende dalla mancanza di problemi, ma dalla capacità di affrontarli" affermava Steve Maraboli, uno scrittore americano. Non possiamo evitare che sorgano complicazioni, conflitti e problemi, ma possiamo scegliere che impatto avranno sulla nostra vita. Il modo con il quale affrontiamo una difficoltà può renderci più forti o, al contrario, destabilizzarci completamente.

Purtroppo, quando ci troviamo di fronte ad un problema ricorriamo spesso a delle vecchie strategie, che non sono sempre le più efficaci. Così, senza rendercene conto, reagiamo sempre nello stesso modo. Preferiamo ripetere delle soluzioni sbagliate piuttosto che provare qualcosa di nuovo, semplicemente perché ci sentiamo a nostro agio con ciò che risulta familiare e l'incertezza ci spaventa. Quando si ricorre a delle soluzioni banali non ci si dovrebbe sorprendere al cadere vittime degli stessi errori o restare intrappolati in un circolo vizioso senza sapere come ci si è arrivati. A quel punto potremmo essere diventati vittime di quello che viene chiamato: "Il paradosso del lampione".

Il paradosso del lampione


"Un ubriaco sta cercando ansiosamente qualcosa sotto un lampione mentre un poliziotto si avvicina e gli chiede cos’ha perso. L'uomo risponde: - Le mie chiavi.

Ora sono in due a cercare. Dopo un po’ il poliziotto chiede all'uomo se è sicuro di aver perso le chiavi proprio lì. Questo gli risponde: - No, non qui, ma là dietro, ma c'è troppo buio da quelle parti".


È una storia inclusa nel libro "L’arte di amareggiarsi la vita" di Paul Watzlawick, e da questa deriva il paradosso del lampione.

Potrebbe anche sembrare una storia assurda, ma la verità è che ognuno di noi è prigioniero del "lampione" che abbiamo nella nostra mente. Questa lampada non rappresenta altro che le soluzioni che abbiamo implementato nel passato e che sono state utili. Tuttavia, non significa che possiamo applicarle anche nel presente con gli stessi risultati. Infatti, spesso servono solo a porci dei limiti perché costituiscono la nostra zona di comfort.

In realtà, il "lampione" è il modo naturale di funzionare del nostro cervello. Quando ci troviamo di fronte a un problema, cerchiamo nel nostro archivio mentale una soluzione che ci è stata utile nel passato e tentiamo di applicarla. Questo perché il nostro cervello sceglie sempre di economizzare le risorse preferendo attingere a vecchie soluzioni piuttosto che generarne di nuove, soprattutto perché le nuove strade di solito portano con sé una buona dose di ansia e incertezza.

Pertanto, di solito preferiamo non perdere troppo tempo alla ricerca di alternative e non ci chiediamo se le vecchie soluzioni possono essere la risposta adeguata, ci limitiamo ad applicarle. Ma il problema sta nel fatto che non troveremo mai le chiavi se guardiamo nel posto sbagliato, non troveremo la soluzione migliore se ritorniamo sempre sui nostri passi. Come uscire da questo circolo vizioso?

Problem solving strategico


Il problem solving strategico è un modello di soluzione dei problemi che può essere applicato a qualsiasi difficoltà della vita quotidiana, dai problemi più piccoli ai conflitti più grandi. Consiste in tre passaggi fondamentali per affrontare una difficoltà senza cadere nel paradosso del lampione.

1. Definire il problema

Albert Einstein disse: "se avessi solo un'ora di tempo per salvare il mondo, dedicherei 55 minuti a definire adeguatamente il problema".

Tuttavia, la maggior parte delle persone credono che definire il problema sia banale, che sia preferibile passare immediatamente alla soluzione. Così spesso, ci immergiamo nel problema senza veramente sapere in cosa consista, non rendendoci conto precisamente del perché ci preoccupa o perché ci blocca. Così ci lasciamo assalire dalle preoccupazioni.

Come si può definire un problema?


È possibile porsi una serie di domande, tipiche del problem solving strategico, che ci permettono di analizzare più razionalmente e da diversi punti di vista il problema che si ha di fronte.

- Qual è il problema?

- Dove si verifica? È limitato solo a determinati contesti o influisce a un livello più ampio?

- Quando si manifesta? Si manifesta sempre, regolarmente o solo in determinate situazioni?

- Con chi si verifica? Ha a che fare con il vostro partner, i colleghi, i vostri figli o i genitori?

- Come si manifesta il problema?

- Perché avete questo problema?

Normalmente, quando ci prendiamo del tempo per definire il problema, ci rendiamo conto che c'è qualcosa di molto più profondo alla sua base. Spesso ci accorgiamo che quello che abbiamo definito un "problema" è solo l'espressione esteriore di un conflitto che non abbiamo mai risolto, una paura o insicurezza. Scoprire l'origine del problema è il primo passo per risolverlo.

2. Stabilire gli obiettivi


Rumi, un poeta persiano, disse: "quando accettiamo i nostri problemi si aprono le porte delle soluzioni".

Spesso non solo non definiamo il problema, ma non pensiamo neppure a come ci piacerebbe che andassero le cose una volta risolto. Di solito ci limitiamo a lamentarci e nella lamentela è implicito il nostro desiderio di cambiamento. L’esempio classico è: “non mi piace il mio lavoro vorrei trovare un posto che mi faccia guadagnare di più”.

Tuttavia, questi non sono obiettivi che possono rivitalizzare il nostro comportamento. Per risolvere i problemi è necessario che "fotografiamo" il percorso e mettiamo a fuoco la meta finale. Chiedetevi cosa potete fare per raggiungere questo obiettivo, quando, come e con chi.

Risolvere dei problemi non significa semplicemente saltare degli ostacoli, si dovrebbe anche sapere dove si vuole arrivare. Pertanto, è essenziale tenere sempre a mente gli obiettivi che si desidera raggiungere, perché in caso contrario, queste piccole decisioni, apparentemente insignificanti, possono portarvi su di un sentiero che non era quello desiderato.

Dopo aver determinato i vostri obiettivi, che dovrebbero essere misurabili e raggiungibili, la confusione mentale svanisce e sarete pronti a risolvere il problema.

3. Affrontare il problema in modo strategico

A questo punto si è consapevoli del problema reale e della sua grandezza, così come degli obiettivi che si intende raggiungere, quindi non resta altro da fare che affrontare le difficoltà. Di seguito vi propongo tre tecniche particolarmente interessanti per aiutarvi a trovare la soluzione migliore:

- Peggiorare il problema. Può sembrare una contraddizione, ma in alcuni casi, se si vuole aggiustare qualcosa, si deve prima smontarlo a pezzi. In realtà, questa tecnica è particolarmente utile nei casi in cui non abbiamo la minima idea di come affrontare il problema, quando siamo bloccati e non riusciamo a pensare in modo positivo e costruttivo. In tal caso, immaginiamo cosa potremmo fare per peggiorare il problema. Che cosa si potrebbe fare per rendere la situazione ancor più difficile? Quando si trova la risposta, basterà seguire il percorso nella direzione opposta.

- Pianificazione a ritroso. Si tratta di percorrere il cammino della soluzione ma in senso inverso. Quindi, immaginate di aver risolto il problema, visualizzate come vi sentite e cominciate a seguire il percorso a ritroso. Qual è stato il primo passo prima di raggiungere l'obiettivo? E l'ultimo? È come riavvolgere un nastro, fino a raggiungere il momento attuale. In questo modo avrete chiaro il piano d'azione. L'efficacia di questa tecnica si basa nell’alleggerire la pressione durante l'intero processo di risoluzione in quanto tutto si trasforma quasi in un gioco, così la mente si libera dei suoi vincoli e può scoprire nuove soluzioni che la paura o l'ansia non vi permettevano di vedere.

- Andare oltre il problema. Immaginate che cosa sarebbe la vostra vita se riusciste finalmente a risolvere il problema. Visualizzate un giorno perfetto, anche nei minimi dettagli e, se lo desiderate, trascrivetelo su di un foglio. Con questa tecnica si pretende di proiettare la mente al di là del problema, in modo tale che possiamo spezzare il circolo vizioso che a volte le nostre paure e incertezze costruiscono intorno a noi. Se si immagina di aver risolto il problema, ci si libera della sua influenza emotiva e ci si sente più liberi di trovare nuove soluzioni.

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Jennifer Delgado Suárez

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