28 agosto 2015

La Legge del Distacco Emotivo: Cosa ci insegna il Buddismo?



Un turista americano viaggia a Calcutta, con il solo scopo di visitare un famoso saggio. Il turista si sorprese di vedere che il saggio viveva in una stanza molto semplice ma piena di libri. Gli unici mobili erano un letto, un tavolo e una panca.

- Dove sono i suoi mobili? – chiese il turista.

E il saggio gli chiese a sua volta: - e dove sono i tuoi?

- I miei? – Sorpreso, il turista risponde - Ma io sono qui solo di passaggio!

- Anche io ... - concluse il saggio.


Questa favola rappresenta perfettamente uno dei pilastri del buddismo, filosofia alla quale ha attinto recentemente la Psicologia: il distacco emotivo, che è una delle principali vie per raggiungere la pace spirituale, il benessere e la felicità. Tuttavia, è anche una delle leggi più difficili da mettere in pratica.

L'attaccamento è espressione di insicurezza


La legge del distacco emotivo indica che dobbiamo rinunciare al nostro attaccamento alle cose, che non significa rinunciare ai nostri obiettivi; non rinunciamo all'intenzione, ma piuttosto all'interesse per il risultato. A prima vista potrebbe sembrare una variazione non sostanziale, ma in realtà, è un enorme cambiamento nel modo in cui comprendiamo il mondo e il nostro modo di vivere.

In effetti, nel momento stesso in cui perdiamo l'interesse per il risultato ci allontaniamo dal desiderio, che viene spesso confuso con il bisogno spingendoci a perseguire obiettivi che in realtà non ci soddisfano. In quel momento, abbiamo adottato un atteggiamento più rilassato, e anche se può sembrare un controsenso, in questo modo ci risulterà più facile ottenere ciò che vogliamo. Questo perché il distacco si basa nella fiducia nelle nostre potenzialità, mentre l’attaccamento si basa nella paura della perdita e nell’insicurezza.

Quando ci si sente insicuri, ci si attacca alle cose, alle relazioni o le persone. Tuttavia, il dato curioso è che più sviluppiamo questo attaccamento, e più cresce la paura della perdita. Questa paura non riguarda solo la nostra stabilità emotiva, ma ci può anche spingere a creare dei modelli di comportamento disfunzionale.

Per esempio, possiamo sviluppare un attaccamento malsano alle cose, come le persone che non possono vivere senza il loro smartphone e che soffrono addirittura di allucinazioni uditive causate dall’abitudine di essere perennemente in attesa della chiamata successiva o di un messaggio. Naturalmente, si può anche cadere vittima di schemi relazionali dannosi che soffocano la persona che amiamo e danneggiano profondamente la relazione.

Tuttavia, il distacco emotivo suppone un altro modo di relazionarsi, implica non dipendere da ciò che possediamo o dalla persona con la quale abbiamo stabilito dei legami affettivi. È importante capire che “distacco” non significa non amare, ma essere autonomi, liberi dalla paura della perdita per iniziare veramente a godere di ciò che abbiamo o della persona che amiamo. Il distacco non significa non godere e provare piacere per l'esperienza ma, al contrario, cominciare a viverla più intensamente, perché le nostre esperienze non sono più offuscate dalla paura della perdita.

L’incertezza come cammino


L'attaccamento è il prodotto della consapevolezza della povertà, che si concentra sui simboli. Infatti, per il buddismo, l’alloggio, l’abbigliamento, l’auto e gli oggetti in genere, sono simboli transitori che vanno e vengono. Perseguire questi simboli equivale a sforzarsi per custodire la mappa del tesoro, ma senza fare nulla per cercare nel territorio. In questo modo si termina sentendo un vuoto dentro. In pratica, cambiamo il nostro "Io" per i simboli di questo '"Io".

Perché perseguiamo questi simboli? In sostanza, perché siamo stati educati a credere che la sicurezza si trovi nei beni materiali. Pensiamo che possedendo una casa e guadagnando molti soldi, ci sentiremo sicuri. Infatti, molte persone pensano: "Mi sentirò sicuro quando avrò una quantità X di denaro. Allora sarò autosufficiente economicamente e potrò fare quello che desidero". Tuttavia, il dato curioso è che nella maggior parte dei casi, quanti più soldi e proprietà hanno le persone e tanto più insicure si sentono.

Il problema radica nel fatto che individuare la sicurezza nei beni materiali è indice d’insicurezza, dato che ovviamente, la tranquillità che questi possono offrire è effimera. Coloro che cercano la sicurezza, la perseguono per tutta la vita senza mai trovarla.

Questo succede perché cercare la sicurezza e la certezza non è altro che sinonimo di attaccamento a ciò che si conosce, un attaccamento al passato. Ciò che conosciamo è semplicemente una prigione costruita dal condizionamento del passato. Non prevede lo sviluppo, e quando non si verifica nessun cambiamento, appare semplicemente il caos, la stagnazione e il degrado.

Al contrario, è necessario vivere nell’incertezza. Questa è un terreno fertile per la creatività e la libertà, dato che implica addentrarsi nell'ignoto, una vasta gamma di possibilità tutte nuove. Senza incertezza, la vita è solo una ripetizione di ricordi, esperienze che abbiamo già vissuto. Pertanto, diventiamo vittime del passato.

Quando rinunciamo all’attaccamento, a ciò che conosciamo, possiamo approfondire l'ignoto, per abbracciare l'incertezza e aprirci a nuove esperienze che alimentano il nostro desiderio di vivere e diventiamo più felici.

I problemi sono opportunità


La Legge del Distacco Emotivo non ci dice che non dobbiamo avere degli obiettivi. Quando abbracciamo il distacco non diventiamo foglie mosse dal vento. Infatti, nel Buddismo gli obiettivi sono importanti per marcare la direzione verso cui incamminarci. Tuttavia, il dato interessante è che tra il punto A e il punto B, vi è l’incertezza, un universo quasi infinito di possibilità. Così, per raggiungere il nostro obiettivo, possiamo seguire diversi percorsi e cambiare direzione quando vogliamo.

Questo modo di intendere la vita ci porta un altro vantaggio: non forzare le soluzioni ai problemi e mantenerci attenti alle opportunità. Quando si pratica il vero distacco, non ci si sente in dovere di forzare le soluzioni ai problemi, ma siamo pazienti e aspettiamo e, mentre lo facciamo, scopriamo le opportunità.

Infatti, secondo il Buddismo, ogni problema contiene un opportunità che racchiude un beneficio. Quello che succede è che con la mentalità dell’attaccamento, ci sentiamo impauriti e cerchiamo di forzare la soluzione, quindi la maggior parte delle volte ci concentriamo sulla parte negativa del problema e perdiamo l'opportunità che questo racchiude.

Tuttavia, quando crediamo che ogni problema contiene i semi dell’opportunità, ci apriamo a una più vasta gamma di possibilità. Così, non solo soffriremo molto meno nelle avversità, ma troveremo la soluzione più velocemente e questo ci permetterà di crescere come persone.

Ricordate: "Tutte le cose alle quali ti aggrappi, e senza la quali sei convinto che non puoi essere felice, sono semplicemente la causa della tua angoscia. Ciò che ti rende felice non è la situazione intorno a te, ma sono i pensieri nella tua mente ... "

In chiusura, vi invito a leggere queste frasi buddiste, frutto dell’antica saggezza che è possibile mettere in pratica per migliorare la nostra vita quotidiana e raggiungere uno stato di completezza.

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Jennifer Delgado Suárez

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