24 luglio 2015

Umiliazione: L’emozione più dannosa



Dire a qualcuno che si è sbagliato può renderlo consapevole del suo errore, ma questo non significa che sarà necessariamente più felice. Infatti, è capitato a tutti noi di sentirci male quando qualcuno ci ha mostrato i nostri errori. E il dolore può essere ancora più intenso se siamo stati redarguiti davanti ad un pubblico, in questo caso è probabile che ci siamo sentiti umiliati e abbiamo provato vergogna.

Tuttavia, è curioso vedere quanto i nostri amici più cari e anche i famigliari possono arrivare ad essere brutali e insensibili criticando i nostri errori, soprattutto quando ricorrono alla famosa frase: “Te l'avevo detto!”. Ovviamente, anche noi possiamo mostrare una assoluta mancanza di tatto quando indichiamo agli altri i loro errori.

Il punto è che per molti anni abbiamo pensato che la durezza sia il metodo più efficace e che quando qualcuno prova vergogna, correggerà immediatamente il suo comportamento e non ripeterà più lo stesso errore. È vero che il trauma rappresentato dall'umiliazione lascia delle cicatrici profonde e ci insegna la lezione, ma ci sono anche altri metodi per mettere in evidenza gli errori e correggerli.

L'umiliazione: Dura di più dell’allegria ed è più intensa della rabbia


Ci sentiamo umiliati quando ci accorgiamo che il nostro valore diminuisce di fronte agli altri. Si tratta di uno stato emotivo molto negativo, ma, purtroppo, anche molto comune, anche se è stato studiato poco rispetto a stati emotivi come la rabbia, l’ansia o la paura.

Infatti, fino ad ora si pensava che l'umiliazione era solo una condizione sgradevole senza notevoli ripercussioni. Tuttavia, ora uno studio condotto presso l'Università di Amsterdam ha messo il dito nella piaga rivelando che le conseguenze dell’umiliazione sono molto più serie di quanto pensiamo.

Questi neuroscienziati hanno deciso di analizzare il cervello di alcune persone mentre sperimentavano diversi stati emotivi. L'obiettivo era quello di confrontare le reazioni a stati come la rabbia, la gioia, la vergogna e l'umiliazione

Per generare questi stati lessero loro dei brevi racconti che si riferivano a queste emozioni e gli chiesero di immaginare se stessi nella pelle del protagonista. Ad esempio, nel caso dell’umiliazione, si chiedeva alle persone di immaginare di arrivare ad un appuntamento e che, l’altra persona, appena li vedeva fuggisse via.

Le risposte che si sono verificate nel cervello vennero analizzate tenendo in considerazione la loro intensità e la durata. Confrontando le diverse condizioni, i ricercatori poterono riscontrare che le risposte innescate dall’umiliazione erano più intense di quelle generate dall’allegria e più negative di quelle della rabbia.

Questi neuroscienziati ritengono che l'umiliazione attivi delle aree cerebrali connesse con il dolore, per questo motivo la reazione poteva essere più intensa di quella della rabbia e, allo stesso tempo, rappresenta un carico cognitivo importante da elaborare, e perciò è più durevole dell’allegria.

Morale:
Coloro che credono che umiliare gli altri e dare loro una lezione di fronte a tutti significhi insegnare loro qualcosa, in realtà stanno solo causando dolore e ferite che potrebbero restare per tutta la vita. Ricordate sempre che vi sono diversi modi più efficaci e sicuri per aiutare qualcuno.

Fonte:
Otten, M., & Jonas, K. J. (2014) Humiliation as an intense emotional experience: Evidence from the electro-encephalogram. Social Neuroscience; 9(1): 23-35.

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Jennifer Delgado Suárez

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