9 luglio 2015

Aprite molte finestre contemporaneamente sul monitor? Questa abitudine può danneggiare il vostro cervello



Se in questo momento siete davanti al monitor del computer è probabile che abbiate più schede aperte. Oltre alle finestre delle reti sociali, probabilmente avrete aperto anche la posta elettronica e le pagine di altri siti web. Infatti, molte persone lavorano abitualmente con più di una dozzina di finestre aperte contemporaneamente.

Tuttavia, è meglio che le chiudiate tutte e che nei prossimi minuti vi concentriate solo su questo articolo. Chiudete i social network, l’e-mail, le applicazioni per la musica e fate in modo di non aprire un'altra scheda prima di finire, non guardate neppure il cellulare, che probabilmente sarà sulla scrivania vicino a voi.

Sicuramente vi risulterà difficile dato che è diventata un'abitudine e le vostre reti neurali sono già predisposte per passare da un'attività all'altra. Tuttavia, il multitasking potrebbe anche danneggiare il cervello. Questo è stato recentemente confermato da diversi studi.

A dire il vero, le schede sono solo una metafora che si estende alla vita reale. Con l'avvento di Internet e delle nuove tecnologie, il mondo ha cominciato a girare così veloce che siamo stati costretti a cambiare il nostro ritmo naturale. Ci stiamo abituando alla distrazione continua e ogni volta ci risulta più difficile concentrarci su di una singola attività, preferiamo passare da una all'altra.

Questa abitudine, che dipende soprattutto da Internet, la stiamo applicando alla nostra vita quotidiana. Tuttavia, il fatto è che il nostro cervello ha una capacità limitata e non è in grado di tenere il passo, o almeno non efficacemente. Anche se spesso lo dimentichiamo.

Esistono davvero delle persone predisposte per il multitasking?


Alcuni pensano che ci sono delle persone che hanno la capacità innata di fare più cose contemporaneamente. Per verificare se questo è vero o si tratta solo di un mito, i ricercatori della Stanford University hanno messo a confronto diversi gruppi di persone, alcune delle quali erano abituate a fare diverse cose contemporaneamente sul computer pensando così di essere più produttive.

Tuttavia, i fatti negano questa convinzione. In realtà, le persone che facevano più cose simultaneamente mostravano dei risultati peggiori rispetto a chi svolgeva una sola attività alla volta. Perché?

Nell'esperimento è stato osservato che le persone che fanno più cose contemporaneamente hanno:

- Maggiori problemi ad organizzare le informazioni e dare un ordine logico ai loro pensieri

- Difficoltà a filtrare le informazioni irrilevanti, terminando così per gestire molti più dati del necessario

- Maggiore lentezza a passare da una attività all’altra

Pertanto, fare più cose allo stesso tempo riduce la nostra efficacia perché il nostro cervello non è semplicemente in grado di concentrarsi su diverse attività allo stesso tempo e bene.

Sembra che quando siamo bombardati da più informazioni non solo vi prestiamo minore attenzione, ma abbiamo anche maggiore difficoltà a ricordare i dettagli. Pertanto, non esistono persone predisposte per il multitasking, solo persone costrette a fare più cose contemporaneamente, ma ciò non significa che siano più efficaci o produttive, tutto il contrario.

Danni permanenti al cervello


Un tempo si pensava che il danno cerebrale causato dal multitasking fosse temporaneo, ma ora uno studio condotto presso l'Università del Sussex suggerisce che potrebbe essere permanente. I ricercatori hanno analizzato il cervello di alcune persone che passavano molto tempo utilizzando diversi dispositivi contemporaneamente, come la TV e lo smartphone, o aprendo più finestre sul monitor del computer e passando dall’una all’altra continuamente.

Si è così scoperto che quanto maggiore è il grado di multitasking tanto inferiore è la densità neuronale nella corteccia cingolata anteriore, una regione cerebrale coinvolta nel controllo delle funzioni autonome come la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca, ma coinvolta anche nel processo decisionale, l'empatia e l'emotività.

I neuroscienziati sono convinti che quando il multitasking diventa un'abitudine danneggia irrimediabilmente alcune parti del nostro cervello, causando problemi di attenzione, la perdita di memoria e la diminuzione del controllo emotivo, trasformandoci infine in persone più irritabili.

Il multitasking elettronico: Più pericoloso della marijuana per l'intelligenza


Gli effetti delle cattive abitudini in Internet e l'uso improprio dei dispositivi elettronici non finiscono qui. Un altro studio, questa volta condotto presso l'Istituto di Psichiatria dell’Università di Londra, ha rivelato che il multitasking elettronico è più pericoloso per la nostra intelligenza della marijuana.

Questi psicologi hanno studiato più di 1.000 lavoratori della società Hewlett Packard e hanno scoperto che il multitasking in ambiente virtuale produce una diminuzione del quoziente d’intelligenza che è di gran lunga superiore a quella che si verifica quando si consuma marijuana o quando si hanno dei problemi di sonno. Infatti, può causare una diminuzione media di 10 punti, in modo tale che dopo una giornata intera di lavoro, il quoziente intellettivo di alcune persone potrebbe essere paragonato a quello di un bambino di 8 anni. Certamente, questi risultati non sono molto incoraggianti.

Morale: L'energia cognitiva è una risorsa preziosa e non ne abbiamo in abbondanza. Pertanto, per essere più efficienti e prenderci cura del nostro cervello, sarebbe meglio concentrarci su di un compito alla volta, e quando lo abbiamo terminato passiamo a quello successivo. Così avanzeremo più velocemente e alla fine della giornata ci sentiremo meno esauriti.



Fonti:
Kee, K. & Kanai, R. (2014) High media multi-tasking is associated with smaller gray-matter density in the anterior cingulate cortex. Plos One; 9(9).
Ophir, E. et. Al. (2009) Cognitive control in media multitaskers. Proceedings of the National Academy of Sciences; 106(37): 15583–15587.
Wilson, G. (2005) Abuse of technology can reduce UK workers’ intelligence: HP calls for more appropriate use of always-on technology to improve productivity. UK. Hewlett Packard study.

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