10 giugno 2015

Perché la tristezza dura molto di più di altre emozioni?



A volte mantenere un atteggiamento positivo è come camminare in salita. Di fronte ai problemi quotidiani e alle preoccupazioni, abbiamo la percezione che la felicità e la gioia siano effimere mentre la tristezza mette le sue radici e pare non volersene andare mai più.

Quindi non è sorprendente che, quando gli psicologi dell'Università di Lovanio, in Belgio, hanno chiesto ad oltre 233 studenti di ricordare le loro esperienze emotive più recenti, la maggioranza ha identificato la tristezza. Delle 26 emozioni analizzate, tra cui la gioia, l'orgoglio e la noia, la tristezza era la più persistente. Perché?

Quali sono le emozioni più durevoli e quelle più effimere?


Quando i ricercatori hanno approfondito gli stati emotivi dei partecipanti scoprirono che gli episodi di tristezza sommavano una media di 120 ore. All'estremo opposto c’era la vergogna che totalizzava mezz'ora. La sorpresa, la paura, il disgusto, la noia, l'irritazione e il senso di sollievo erano anch’esse emozioni di breve durata.

Fortunatamente, la gioia durava un poco più a lungo, ma solo una media di 35 ore, in contrasto con il sentimento di odio, che si attestava su di una media di 60 ore.

Confrontando diverse coppie di emozioni, si è osservato che la colpa era molto più durevole rispetto alla vergogna e l’ansia durava di più della paura.

Perché la tristezza dura più a lungo?


Questi ricercatori hanno anche chiesto a queste persone in merito alle circostanze che hanno scatenato quelle precise esperienze emotive e le strategie seguite per gestire ciascuna delle emozioni. A questo punto è emerso un chiaro modello: le emozioni più effimere, di solito, sono precedute da un evento minore, mentre le emozioni più durature sono causate da eventi significativi.

Pertanto, le emozioni più durature, come la tristezza, sarebbero accompagnate da lunghe elucubrazioni mentali; cioè, pensare continuamente ai sentimenti e alle conseguenze collegati all’evento. Quindi, possiamo concludere che nella durata e l'intensità delle emozioni influisce non solo il significato dell’evento che le ha originate, ma anche la quantità di tempo che passiamo a pensarci.

Questi risultati ci rivelano qualcosa che già sapevamo, o almeno che avevamo percepito: siamo noi che conferiamo importanza alle diverse situazioni che sperimentiamo e, in base al grado d’importanza, lasciamo che influiscano più o meno sul nostro umore.

Tuttavia, questa ricerca evidenzia anche il fatto che abbiamo un determinato controllo sull’intensità e la durata delle nostre emozioni, non reagiamo passivamente all’ambiente, o almeno possiamo scegliere di non farlo. Se continuiamo restando bloccati nell’evento negativo, ruminando più e più volte quello che è successo, aumenteremo la tristezza. Al contrario, se siamo in grado di controllare il nostro pensiero imparando a lasciarci andare, possiamo abbreviare la durata della tristezza.


Fonte:
Verduyn, P. & Lavrijsen, S. (2014) Which emotions last longest and why: The role of event importance and rumination. Motivation and Emotion.

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Jennifer Delgado Suárez

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