20 maggio 2015

I banchieri sono disonesti quando gli si ricorda il loro lavoro



Immaginate un gioco in cui una persona deve competere con altre lanciando più volte una moneta in aria. Colui che riuscirà a lanciarla più volte potrà guadagnare fino a 200 dollari. Tuttavia, ogni persona deve lanciare la moneta in privato, senza vedere il suo avversario. In seguito deve dire quanti tiri ha fatto. Pensate che se si trattasse di un banchiere mentirebbe per guadagnare più soldi?

Quando i ricercatori dell'Università di Chicago fecero la domanda alla gente in strada, la maggior parte degli intervistati affermò che i banchieri avrebbero mentito tutti al fine di vincere più soldi, anche più di un ladro incallito. Gli intervistati ritennero che i banchieri avrebbero gonfiato i loro risultati fino al 27% in più.

È davvero così? I banchieri si comporterebbero in modo più disonesto in questo gioco? Questi psicologi si sono dati il compito di verificare se le convinzioni delle persone in merito ai banchieri fossero esatte.

Senza pensarci due volte, hanno reclutato 128 persone che lavorano in una grande banca statunitense, alcune delle quali erano consulenti finanziari ed esperti di borsa.

Poi hanno spiegato loro tutte le regole: dovevano lanciare la moneta in aria tante volte quante potevano senza farla mai cadere. Se alla fine riuscivano a totalizzare un punteggio migliore di quello dell’avversario avrebbero vinto 200 dollari. Anche se non potevano sapere quanti lanci avesse fatto l’avversario.

Il lato interessante è che alla metà di queste persone vennero fatte delle domande in merito al loro lavoro e a quali fossero le loro funzioni all'interno della banca. Al contrario, all'altra metà vennero poste delle domande irrilevanti relative a dei programmi televisivi e problemi non correlati alla professione.

Cosa avvenne?

I banchieri ai quali erano state poste domande irrilevanti giocarono più onestamente, non tentarono di imbrogliare mentendo rispetto al ​​numero di volte che avevano lanciato la moneta.

Tuttavia, i banchieri che avevano ricordato la loro professione attraverso le domande che gli vennero poste si comportavano in maniera disonesta esagerando la loro performance del 16%, al fine di vincere.

Per scartare il fatto che qualsiasi professione possa avere un effetto sul nostro senso morale, questi ricercatori hanno ripetuto lo stesso esperimento coinvolgendo un gran numero di professionisti, dai farmacisti ai tecnici di computer. Interessante fu notare che nessuno di loro si è comportato in modo più disonesto quando veniva richiamata la loro professione.

Allora perché i banchieri si comportano in modo disonesto quando gli viene ricordato il lavoro che fanno?

Sarebbe logico pensare che ricordare al banchiere la sua professione comporta l'attivazione di una associazione con il denaro, ciò lo porterà ad agire in modo molto più competitivo ed egoista. Tuttavia, se si assume questa prospettiva tutti noi dovremmo avere la tendenza a mentire quando facciamo una associazione con il denaro.

Per escludere questa ipotesi gli psicologi hanno ripetuto l'esperimento con alcuni studenti universitari, ai quali vennero nominate diverse banche e le funzioni svolte dai banchieri. Anche in questo caso non si è riscontrato che gli studenti adottassero un comportamento più disonesto a seguito di un'associazione con il denaro. Qual è la molla che fa scattare la disonestà dei banchieri?

Dopo vari esperimenti questi ricercatori ritengono che i banchieri si comportano in modo più disonesto perché sono esageratamente immersi nella cultura materialista che si genera nel mondo bancario e finanziario. Infatti, hanno poi scoperto che la maggior parte dei banchieri che hanno partecipato allo studio ritenevano che lo status sociale di una persona dipenda in gran parte dal successo economico che ha raggiunto.

In un modo o nell'altro, ciò che risulta chiaro da questo studio è che ricordare ai banchieri le loro funzioni e l’identità professionale li fa agire in modo più disonesto e li porta a mentire, se necessario, per raggiungere l'obiettivo. Questo avviene probabilmente perché in quel momento prevale il loro "io professionale", un "io" che ha lasciato a casa i sentimenti, che trasforma le persone in figure e non giudica in termini di giusto o sbagliato, ma considera ciò che è redditizio e ciò che non lo è.

In realtà, la separazione tra "io" e "io professionale" non è un fenomeno che interessa solo i banchieri, è stato anche riscontrato nei militari, nei politici e nei burocrati. Questa separazione consente loro di essere coerenti con ciò che richiede il loro lavoro (che spesso non è etico o va contro i loro principi morali).

Ovviamente, questo risultato non è molto incoraggiante, soprattutto se si considera che i nostri risparmi sono nelle mani dei banchieri e che anche il destino economico di molti paesi si gioca in borsa.

Infatti, molti sostengono che la crisi attuale non è un problema economico, ma che in realtà, le sue radici sarebbero molto più profonde. Anche se il potere politico non vuole riconoscere che oggi si trovano ad affrontare una crisi di valori, una crisi di disonestà che inizia nelle alte sfere dell'economia globale e si diffonde in ciascuno dei governi. Basta dare un'occhiata alle notizie e leggere degli scandali di corruzione, dei doppi standard applicati dalla “giustizia” e delle vergognose operazioni di borsa.


Fonte:
Cohn, A. Fehr, E. & Marechal, M. (2014) Business culture and dishonesty in the banking industry. Nature.

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Jennifer Delgado Suárez

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