17 febbraio 2015

I principali meccanismi di difesa



Tutti, durante la vita, affrontiamo sfide e problemi vari. A volte queste difficoltà superano le nostre risorse psicologiche e per proteggerci ricorriamo ai meccanismi di difesa. Non lo facciamo a livello cosciente, piuttosto si tratta di un asso nella manica a cui ricorre il nostro inconscio quando ci troviamo in difficoltà (e senza nemmeno chiederci il permesso).

Il termine venne usato per la prima volta da Freud, nel 1894, proprio nel periodo in cui parlava di "misure difensive per affrontare pensieri e sentimenti che ci risultano dolorosi e insopportabili". Più tardi, Anna Freud definiva più precisamente questi meccanismi descrivendone dettagli e funzionamento.

Come funzionano i meccanismi psicologici di difesa?


I meccanismi di difesa operano sulla base della dissociazione per stabilire una distanza di sicurezza tra ciò che consideriamo buono e il male. In questo modo "eliminiamo" la fonte della tensione, dell’insicurezza o dell’ansia. Sono strategie che ci permettono di soddisfare certe esigenze, ma che in realtà non risolvono il conflitto di base dato che questo rimane dormiente. In realtà, anche se i ricordi ed i problemi vengono eliminati dalla nostra memoria cosciente, questi continueranno ad influenzare il nostro comportamento.

Quando iniziamo un meccanismo di difesa è come se stessimo lavorando al 50% delle nostre capacità, dato che l'azione del nostro "io" viene limitata e impossibilitata ad affrontare la situazione preoccupante. Ovviamente, quando il meccanismo di difesa scompare, torna l'ansia, e questa può essere così intensa che può addirittura generare degli stati psicotici, ma per fortuna, nella vita quotidiana questi casi sono piuttosto rari, perché è normale che il meccanismo di difesa scompaia quando il nostro "io" è preparato per affrontare il conflitto.

I meccanismi di difesa possono avere un carattere primitivo o, al contrario, essere più elaborati. Più il meccanismo è primitivo tanto più efficace sarà nel breve termine per affrontare la situazione nascondendola completamente. Tuttavia, nel lungo periodo si dimostra alquanto inefficace, dato che non ci permette di sviluppare le risorse di cui abbiamo bisogno per affrontare la situazione.

I 10 meccanismi di difesa più comuni


1. Negazione. Consiste nel confutare la realtà o un determinato evento perché questo è troppo doloroso, così la persona si comporta come se non fosse accaduto. Viene considerato uno dei meccanismi di difesa più primitivi dal momento che è caratteristico dell'infanzia. Tuttavia, è anche uno dei più comuni e viene usato abbastanza spesso nella vita quotidiana, per esempio, quando non vogliamo accettare una dipendenza (fumo, alcol, cibo, droghe, etc.), la perdita di una persona cara o certi traumi e agiamo come se il problema non esistesse.

2. Repressione. In questo caso, la nostra mente semplicemente rimuove dalla coscienza quei pensieri, impulsi e sentimenti che ci disturbano e generano il senso di colpa o quei desideri che non sono coerenti con i nostri valori. Negando la loro esistenza, manteniamo l'equilibrio emotivo e il nostro "io" non è costretto a combattere le idee e le emozioni che teoricamente non dovrebbero esistere perché contraddicono la sua natura. L'esempio classico è la soppressione di alcuni impulsi sessuali che non si adattano ai valori nei quali diciamo di credere.

3. Regressione. È quando riattiviamo comportamenti che appartengono a fasi passate della nostra vita. Si verifica quando veniamo travolti da un problema e siamo costretti a guardare al passato alla ricerca di soluzioni che ci sono state utili, ma che, allo stato attuale del nostro sviluppo, non sono congruenti. Il problema è che guardando indietro si riattivano anche tutte le nostre paure e le ansie, così questo meccanismo di difesa si manifesta spesso in modo distruttivo. Un esempio è l'adulto che ha un problema sul lavoro e si rifiuta di andare in ufficio rinchiudendosi nella sua stanza (un tipico comportamento adolescenziale).

4. Trasferimento. Il trasferimento di un emozione o sentimento (solitamente rabbia) su di una persona o un oggetto che non può rispondere. Questo meccanismo di difesa è molto particolare in quanto si attiva quando non riusciamo a esprimere quello che sentiamo e ci permette di relazionarci alla persona evitando le caratteristiche negative che ci preoccupano. Un esempio è quando ci arrabbiamo con il nostro capo ma non siamo in grado di scaricare l'ira su di lui, così finiamo per discutere con il nostro partner o prendercela con il nostro compagno a quattro zampe.

5. Proiezione. Attribuiamo a un'altra persona sentimenti, desideri e motivazioni che sono nostri, ma che non riconosciamo come propri e che non vogliamo accettare perché cambierebbero l'immagine che abbiamo di noi stessi. Proiettandoli su qualcun altro ci sentiamo sollevati e siamo in grado di mantenere un rapporto rilassato con il nostro "io". Ad esempio, una persona può arrabbiarsi con il suo partner incolpandolo di non averlo ascoltato quando, in realtà, è lui/lei che non ascolta, ma non vuole accettarlo.

6. Introiezione. È l'assimilazione delle caratteristiche di una persona, un oggetto o animale al nostro "io". Possiamo assimilare solo determinate caratteristiche o l'intero oggetto, in quest’ultimo caso il nostro "io" potrebbe essere in pericolo dato che le sue vere caratteristiche verrebbero soffocate da modi di comportarsi impropri. Questo meccanismo di difesa è molto comune nei bambini, quando perdono una persona cara o il loro compagno a quattro zampe e terminano assumendone alcune abitudini o modi di comportarsi. Così facendo mantengono viva la memoria dell’accaduto negando i fatti.

7. Razionalizzazione. La persona che tenta di utilizzare argomenti logici per spiegare certi comportamenti, desideri o bisogni. Si tratta di una sorta di negazione, perché in realtà questi motivi non sono validi e la persona in questo modo cerca semplicemente di non affrontare il conflitto. Un esempio è quando a qualcuno viene diagnosticata una malattia degenerativa o grave e invece di esprimere il suo dolore, rabbia e tristezza, si concentra sui dettagli tecnici di un trattamento che in realtà non è una cura. Attraverso spiegazioni logiche evita quindi i sentimenti e non affronta la situazione.

8. Formazione reattiva. In questo caso, la persona tende a comportarsi in modo diverso rispetto a cosa pensa e sente in determinate circostanze. No fa altro che esaltare gli aspetti positivi della situazione in modo da nascondere i negativi (quelli che generano ansia e angoscia). Ad esempio, una persona che è arrabbiata con il suo capo ma che si comporta in modo eccessivamente amichevole con lui. Quello che succede nei fatti è che la persona non si sente in grado di esprimere la sua insoddisfazione e cerca di nasconderlo (anche a se stessa), agendo come se in realtà fosse molto soddisfatta.

9. Annullamento. A volte si perde il controllo e si fanno cose spiacevoli, e quando non riusciamo ad accettare di esserci comportati in un determinato modo mettiamo in pratica questo meccanismo di difesa. In sostanza, agendo in questo modo cerchiamo di tornare sui nostri passi annullando un comportamento o un pensiero che riteniamo inaccettabile e dannoso. Ad esempio, dopo aver realizzato che abbiamo insultato il nostro partner, passiamo l’intera ora seguente esaltando le sue virtù piuttosto che semplicemente chiedergli scusa. In questo modo pensiamo di poter annullare ciò che abbiamo fatto e che le persona non terrà conto dei commenti che abbiamo detto.

10. Compensazione. Si tratta di un meccanismo in cui si cerca di compensare le debolezze percepite sottolineando i punti di forza che abbiamo in altre aree del nostro operato. Concentrandosi sui punti di forza, la persona riconosce che non può essere "eccellente" in tutti i settori della vita e riesce ad accettare quella debolezza che prima considerava imbarazzante. Ad esempio, una casalinga può compensare il fatto che è una pessima cuoca sottolineando la sua bravura nel fare le pulizie. Vale la pena ricordare che finché non esageriamo le nostre capacità questo meccanismo di difesa risulta positivo perché ci può aiutare ad avere una maggiore autostima migliorando l'immagine che abbiamo di noi stessi, ma dobbiamo stare sempre attenti a non esagerare.

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Jennifer Delgado Suárez

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