7 dicembre 2014

Comunicazione: 3 trappole nelle quali cadiamo sempre



La comunicazione è presente in ogni rapporto umano ed è uno dei nostri bisogni elementari. Parlare ci permette di conoscere un altra persona, scoprire un mondo diverso dal nostro, e infine, arricchisce la nostra rete di appoggio.

Tuttavia, vi sono dei momenti in cui la comunicazione influenza i rapporti e li compromette seriamente. Ci sono dei momenti in cui le parole diventano causa d’incomprensione e di conflitto e terminano generando stress e tensione. Quando ciò accade, di solito è perché una delle due persone è caduta vittima di alcune delle insidie ​​che nasconde la comunicazione.

1. La lettura della mente

Alcune persone sembrano essere nate per cadere in questa trappola; infatti ci cadono sempre. Un esempio comune è chi si arrabbia con il partner perché questo/a ha dimenticato qualcosa. Tuttavia, invece di dirlo all’altro, la persona si chiude in se aspettando che l’altro lo scopra da solo. Quando ciò non avviene, la persona è ancora più arrabbiata e, di conseguenza, diventa aggressiva e genera un litigio.

Questo atteggiamento si chiama "lettura della mente", perché in questo caso supponiamo che l'altra persona debba capire cosa stiamo pensando e provando senza che lo diciamo. Assumere questo atteggiamento è come passare la patata bollente all’altro, scaricando la responsabilità e prendendo emotivamente le distanze.

Se l'altra persona non ci conosce abbastanza bene o è troppo presa dai suoi problemi, probabilmente non si renderà conto di quello che accade. Di conseguenza, la comunicazione sarà interrotta e noi proveremo una sensazione d’insoddisfazione.

Ovviamente, la soluzione è abbastanza semplice: esprimere ciò che desideriamo, sentiamo o proviamo.

2. La sfera magica

Le frasi ambigue sono tra le principali cause d’incomprensione nelle relazioni. Quando le parole possono avere significati diversi, l'altra persona potrebbe interpretarle nel modo sbagliato, in riferimento al loro contesto.

Uno degli esempi classici è la frase: "Sì, si, tu fai tanto…" Questa frase può dar luogo a diverse interpretazioni, a seconda del contesto comunicativo e del tono di voce usato. Potrebbe indicare che la persona si sta impegnando al massimo delle sue capacità o, al contrario, che non sta facendo abbastanza.

Il modo in cui interpretiamo questa frase dipende non solo dal tono della voce, ma anche della nostra storia precedente con quella persona o anche da come ci sentiamo in quel giorno preciso. Pertanto, l'interpretazione che diamo viene definita “sfera magica” in quanto implica che analizziamo un messaggio che è ambiguo dal nostro punto di vista, dandogli un'interpretazione molto soggettiva che porta spesso a delle discussioni.

La soluzione è molto semplice: chiedere che cosa l’altro intende dire esattamente prima di trarre delle conclusioni.

3. Il metodo indiretto

In questo caso, si evita la questione che causa il conflitto e ci si lamenta di altre cose, si parla comunque del problema ma utilizzando frasi generiche e incompiute senza arrivare direttamente al punto. È una trappola nella quale tendiamo a cadere molto spesso, soprattutto quando non troviamo il modo giusto per esprimere la nostra preoccupazione e abbiamo paura di come verrà considerata dall’altro.

Un esempio del metodo indiretto è quando usiamo frasi come "non ti preoccupi mai di me" o "succede sempre così". Normalmente queste frasi appaiono in un contesto specifico e vogliono esprimere due cose: 1. Che la persona non si sente bene in quella particolare situazione e 2, Cose simili sono sempre accadute in passato e si vorrebbe che non si ripetessero.

Un altro esempio è quando la persona reagisce in modo eccessivo ad un piccolo errore, quando in realtà, ciò che la preoccupa è un'altra cosa. Ovviamente, quando qualcuno riceve critiche vaghe o indirette, si sente attaccato e risponde in modo aggressivo, creando un contesto comunicativo molto negativo.

La soluzione è quella di fermarsi a riflettere su ciò che ci preoccupa veramente e trovare le parole giuste per trasmettere il messaggio.

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Jennifer Delgado Suárez

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