5 ottobre 2014

Sentire, interpretare, decidere



Vi siete mai chiesti perché una persona può tranquillamente parlare in pubblico senza sentire alcuna pressione, mentre un altra diventa un fascio di nervi tesi? Perché alcune persone soffrono un blocco emotivo in determinate situazioni, mentre per altre la stessa situazione è un incentivo che le aiuta a migliorare le loro prestazioni? Possiamo trovare alcune risposte in un esperimento curioso e controverso sviluppato nel lontano 1973.

Il Ponte dell'Amore

L'esperimento era molto semplice: i ricercatori hanno reclutato un gruppo di uomini che di solito diventavano molto nervosi in determinate situazioni sociali e che tendevano a esagerare i fatti concentrandosi solo negli aspetti negativi. A quanto pare, l’unico compito che prevedeva lo studio per questi uomini consisteva nell’attraversare un ponte oscillante sospeso a 230 metri di altezza su di un fiume.

Tuttavia, improvvisamente, prima di attraversare il ponte i volontari venivano avvicinati da una donna attraente che chiedeva loro di rispondere ad un sondaggio. Dopo che gli uomini ebbero risposto al questionario, la donna (che era in realtà un attrice) ha dato loro il suo numero di telefono dicendogli che potevano chiamarla se volevano ulteriori spiegazioni in merito allo studio.

In un secondo scenario, c'era un altro gruppo di uomini che sperimentava la stessa situazione, con l'unica differenza che il ponte era più stabile e si trovava solo pochi metri sopra di un piccolo ruscello.

La domanda era: la paura causata dall’attraversamento del ponte avrebbe influenzato la decisione di chiamare una bella donna?

Sì! Degli uomini che hanno attraversato il ponte stabile, solo 2 hanno chiamato. Tuttavia, del gruppo che ha dovuto affrontare il ponte più pericoloso, ben 9 chiamarono la donna. Si tratta di piccoli numeri dato che ogni gruppo era composto da 16 persone, ma da un punto di vista statistico, la differenza è significativa. Perché? I ricercatori sono convinti che gli uomini confusero la paura con l'attrazione. Cioè, hanno interpretato le proprie reazioni di paura come segni di attrazione. In pratica, confusero lo stress e il nervosismo (causato dal ponte) con le sensazioni che spesso provoca l'attrazione fisica, in modo che dopo avere affrontato il pericolo erano più propensi a chiamare la donna.

Se ci pensiamo bene, possiamo vedere che non è un'idea così assurda, basta pensare a ciò che proviamo quando ci troviamo sulle montagne russe. Le nostre pupille si dilatano, il battito cardiaco accelera, iniziamo a sudare e le gambe tremano. Sono esattamente le stesse sensazioni che sperimenteremmo durante una rapina. Tuttavia, paghiamo per salire sulle montagne russe e saremmo disposti a pagare per evitare un furto.

Si tratta di due situazioni che provocano le stesse reazioni fisiologiche ma che hanno diverse letture, così che una ci risulta estremamente piacevole, mentre l'altra può diventare un trauma.

I risultati di questo esperimento sono molto controversi, ma ci permettono di intravedere che le nostre emozioni non sono semplicemente delle affermazioni che scaturiscono da dentro e sulle quali abbiamo poco controllo. Come per i pensieri, le nostre emozioni dipendono anche dall'interpretazione cosciente che ne diamo, da ciò che sentiamo e dall'ambiente.

Le emozioni non sono contrarie alla razionalità, come abbiamo sempre pensato, ma sono indissolubilmente legate alla nostra percezione del mondo e di noi stessi. Quindi, la prossima volta che sperimentate uno stato d'animo molto negativo, ricordate che il modo di etichettare quei sentimenti può cambiare radicalmente il segno che lasciano.

Fonte:

Dutton, D. G. & Aron, A. P. (1974) Some evidence for heightened sexual attraction under conditions of high anxiety. Journal of Personality and Social Psychology; 30(4): 510-517.

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Jennifer Delgado Suárez

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