17 luglio 2014

Ridurre l’ansia con la rivalutazione cognitiva



Che cosa fai quando hai un problema? Tendi ad affrontarlo immediatamente senza pensare troppo alle conseguenze delle tue azioni, o preferisci nasconderlo per giorni nella speranza che si risolva da solo? Uno studio condotto presso la University of Illinois ci avverte che quando cerchiamo di nascondere o reprimere le nostre emozioni nel caso delle situazioni problematiche, i nostri livelli d’ansia possono salire alle stelle.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno reclutato 179 persone, le quali hanno dovuto completare una serie di questionari tesi a valutare come avrebbero gestito le loro emozioni e il livello d’ansia di fronte a determinati problemi. Analizzando i risultati, gli psicologi hanno riscontrato che le persone che applicavano la rivalutazione cognitiva erano anche in grado di ridurre i problemi legati all’ansia. Al contrario, chi reprimeva i propri sentimenti e cercava una via di fuga dai problemi vedeva aumentare il livello dell’ansia.

Che cos’è la rivalutazione cognitiva?

Come suggerisce il nome, la rivalutazione cognitiva consiste nell'analizzare una situazione cercando di riconsiderare il problema in una prospettiva diversa, tornare sui nostri passi e vedere se esiste qualche dettaglio significativo che ci è sfuggito. Ovviamente, questa strategia è propria delle persone proattive; cioè di quelle che tendono ad affrontare problemi.

Ma è meglio fare un passo indietro per capire approfonditamente questa tecnica. Ogni volta che ci troviamo di fronte ad una situazione facciamo una rapida valutazione della stessa. Come potete immaginare, questa valutazione non è mai al 100% obiettiva e interferiscono sempre aspetti come la nostra esperienza, le emozioni, le aspettative, le convinzioni, gli atteggiamenti...

A partire dai dati che otteniamo dall’ambiente e dalla nostra esperienza, ci formiamo una idea di quello che è il problema che dobbiamo affrontare. A volte formuliamo il problema in modo errato, perché non vogliamo o non siamo in grado di riconoscerlo, altre volte lo formuliamo bene ma ci mancano dei dati per aiutarci a risolverlo. In un caso come nell'altro, se facciamo finta che il problema non esiste e reprimiamo i nostri sentimenti otterremo solo di creare un circolo vizioso che alimenta l'ansia.

Al contrario, se torniamo sui nostri passi e rivalutiamo la situazione iniziale in un'altra prospettiva, possiamo trovare nuovi indizi che ci permettono di andare avanti e questo contribuirà a ridurre l'ansia correlata al problema.

Come si applica la rivalutazione cognitiva?

In primo luogo, si deve ricordare che le emozioni non sono un nostro nemico, non bisogna cercare di sopprimerle. Invece, bisogna viverle liberamente dandogli anche un nome. Sapere come ci si sente circa il problema da affrontare rappresenta un vantaggio perché ci permetterà di avere un atteggiamento più obiettivo.

In secondo luogo, si ritornerà sui nostri passi, e per farlo è utile porsi alcune di queste domande:

- Il problema che mi sono posto è il vero problema? Può sembrare una banalità, ma la verità è che pochissime volte si riesce a formulare il problema nella sua realtà, per miopia o per paura di affrontare la realtà.

- Quali sono i dettagli della situazione che ho trascurato? Può essere utile trascriverli su di un foglio, non importa quanto banali possano sembrare.

- Quali risorse ho a disposizione per risolvere il problema? Può darsi che negli ultimi giorni o settimane la vostra situazione sia cambiata e non ne siete coscienti.

- Se fossi... (un'altra persona), come risolverei il problema? Spesso mettervi al posto di un’altra persona, che ha un modo di affrontare la vita completamente diverso dal vostro, vi permetterà di vedere la situazione in un'altra prospettiva.

Fonte:
Llewellyn, n. et. Al. (2013) Reappraisal and Suppression Mediate the Contribution of Regulatory Focus to Anxiety in Healthy Adults. Emotion; 13(4): 610-615.

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Jennifer Delgado Suárez

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