17 febbraio 2014

La amusia: come sarebbe vivere senza musica



La musica non serve solo a fare da sfondo alla nostra vita per rilassarci ma ci risveglia anche profonde emozioni. Inoltre, il suo potere terapeutico nell’alleviare i sintomi dell’ansia, dello stress, della depressione e dell’insonnia, è stato dimostrato da diversi studi.

Tuttavia, vi sono persone per le quali le note di un piano o di un violino suonano come se la nostra vicina del piano di sopra stesse rompendo dei piatti sul pavimento, proprio sulla nostra testa. Questo si conosce con il termine di amusia, una condizione neurologica che colpisce circa il 4% della popolazione mondiale.

Le persone interessate da questo problema ascoltano la musica ma non sono in grado di comprenderla, seguirla e apprezzarla. Come dire, non riescono a distinguere una melodia dall’altra dato che non “processano” l’armonia delle note. Ovviamente, non si deve confondere l’amusia con le persone stonate, dato che queste ultime non hanno un problema neurologico ma piuttosto non sono capaci di seguire le note per mancanza di pratica o perché non dominano la tecnica.

Chi soffre di amusia non si rende conto quando stona e quando no, così come non distingue neppure gli errori musicali di altri. Naturalmente, esistono diversi gradi di amusia, nei casi più gravi si giunge a percepire la musica come un suono irritante e sgradevole.

Alcuni casi fanno riferimento ad amusia acquisita, normalmente come conseguenza di una commozione cerebrale o un accidente cerebrovascolare ma altri sono congeniti. Uno studio sviluppato dall’Istituto Nazionale della Salute degli USA, ha scoperto che approssimativamente tra il 70 e l’80 % dei casi di amusia congenita sono dovuti a variazioni nel DNA, così che si tratterebbe di un problema che si può trasmettere da una generazione alla successiva.

Solitamente, l’amusia pura è molto rara dato che tende ad apparire insieme ad altri problemi neurologici o cognitivi. Ovviamente, dato che comprendere e apprezzare la musica non è un abilità essenziale per sopravvivere, spesso la diagnosi viene realizzata molto tardi.

Presto o tardi però, si scopre il problema, soprattutto quando si entra nell’adolescenza e le persone cominciano ad avere una vita sociale. A volte i genitori sono coloro che se ne accorgono, altre volte sono le stesse persone, oppure tutto si manifesta a seguito di una situazione vergognosa o risibile, secondo il punto di vista. Un aneddoto curioso riferito a Ernesto Che Guevara, (che soffriva di amusia), ricorda che una volta si mise a ballare un tango appassionato mentre tutti gli altri ballavano a ritmo di samba.

Gli studi neurologici hanno svelato che le persone con amusia presentano delle irregolarità nell’emisfero destro del cervello, ma ben oltre alla corteccia uditiva primaria dell’emisfero. Questo spiegherebbe perché queste persone non comprendono adeguatamente i segnali che gli giungono dall’esterno. Si tratterebbe di un difetto anatomo-funzionale. In pratica, il cervello delle persone con amusia non avverte dei cambiamenti di tono e agisce troppo violentemente tra i cambiamenti di tonalità.

Fortunatamente, i sintomi di amusia possono essere alleviati, almeno nei bambini. Tuttavia, negli adulti la pratica non sembra avere alcun effetto positivo, probabilmente perché la plasticità neuronale è diminuita.


Fonti:
Peretz, I. & Hyde, K. L. (2003) What is specific to music processing? Insights from congenital amusia.Trends in Cognitive Sciences; 7(8): 362-367.
Peretz, I. et. Al. (2002) Congenital amusia. A group study of adults afflicted with a music specific disorder. Brain; 125 (2): 238-251.

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Jennifer Delgado Suárez

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