15 gennaio 2014

La colpa: Il gioco dell’attribuzione

Uno dei passatempi preferiti dalle persone per distruggersi a vicenda è la colpa. Nel corso del tempo è stata la causa di guerre, debolezza e, naturalmente, di molta della frustrazione sperimentata dagli esseri umani. Il gioco dell’attribuzione della colpa è molto semplice ed ha una sola regola: dare la colpa agli altri di qualsiasi cosa negativa che sia accaduta.

Alla base di questa forma di comprendere il mondo si nascondono tre credenze irrazionali:

1. Se qualcosa è andata o può andare male, si deve trovare qualcuno (che non siamo noi) al quale attribuire la responsabilità.

2. La persona che ha causato il problema non merita il nostro rispetto (anche se siamo stati noi ad attribuirgli la responsabilità dell’accaduto). Così che si può ignorare o, addirittura in casi estremi, utilizzare nei suoi confronti violenza verbale o fisica.

3. Noi non accetteremo mai nessun tipo di responsabilità per l’accaduto. Mai ammetteremo nessuna colpa e non meritiamo nessun tipo di trattamento denigrante da parte degli altri.

Viste in questa prospettiva, non è difficile rendersi conto che queste credenze sono completamente false ma se facciamo un esempio, vedremo come queste guidano e condizionano le nostre idee e i modi di comprendere la realtà che ci sta intorno.

Attualmente, a causa della crisi economica che sta attraversando l’Europa, sempre più persone perdono il lavoro e vedono i loro diritti civili e sociali ridursi. Se applichiamo le tre credenze anteriori, la cosa logica da fare sarebbe cercare il colpevole. Alcuni danno la colpa alle banche, altri agli immigrati stranieri e un terzo gruppo da la colpa ai politici. Ancora una volta vediamo che qualsiasi capro espiatorio è valido per evitare di assumere la nostra quota di responsabilità.

E, cosa ancor peggiore, è che in alcuni paesi (vedi Grecia, Ungheria) si è già passati ad applicare la violenza fisica verso questi capri espiatori (che sono primariamente quasi sempre gli immigrati stranieri dato che per ora banchieri e politici sono tuttavia intoccabili), semplicemente perché pensiamo che non hanno alcun diritto dato che sono i colpevoli della situazione in cui ci troviamo.

Ovviamente, non sto dicendo che queste categorie non abbiano la loro quota di responsabilità nella crisi economica (perché tutti ne abbiamo un poco), ma desidero affermare che un pensiero di questo tipo serve solo a generare odio tra le diverse categorie, crea divisioni utili solo a qualcuno (dividi et impera) e, soprattutto, non risolve una volta per tutte i problemi reali, semplicemente perché non va alla radice degli stessi.

Questo gioco malsano dell’attribuzione della colpa si applica anche ai rapporti di coppia, soprattutto quando c’è l’infedeltà. Chiaramente chi ha commesso l’infedeltà ha una quota di responsabilità maggiore ma questo non esime la persona “tradita” dall’assumersi la propria parte di responsabilità nella fine della relazione.

Come si cambia questa situazione?

In primo luogo, dobbiamo divenire consapevoli del fatto che le tre credenze sopra menzionate sono del tutto infondate. Per esempio, non sempre c’è qualcuno a cui dare la colpa quando si verifica un evento negativo, o almeno non esiste una persona fisica o un gruppo sociale particolare che abbia tutta la colpa dell’accaduto. Come già detto, a volte la responsabilità va diluita tra tutti noi, anche se non in parti uguali, perché non è costruttivo cercare un capro espiatorio, anche quando questo ci farebbe sentire meglio.

La seconda credenza si riferisce alla nostra tendenza a sottovalutare le necessità e i diritti del colpevolizzato. Tuttavia, a volte le persone fanno delle cose sbagliate ma con delle buone intenzioni. Non dobbiamo equiparare un comportamento errato con una persona “cattiva”. Per esempio, il fatto che qualcuno non va bene in matematica non significa che sia un imbecille ma piuttosto che non ha particolari abilità in questa materia ma magari può risultare brillante in altre.


La terza credenza è probabilmente la più difficile da sradicare, dato che si tratterebbe di accettare la nostra quota di responsabilità in un evento negativo. Qualcosa che ci farà sentire scomodi e che, naturalmente, tenderemo a rifiutare. Tuttavia, la prossima volta che tentate di dare la colpa ad altri, fermatevi un secondo e chiedetevi quale sia la vostra propria quota di responsabilità. Non si tratta di essere masochisti ma piuttosto di  pensare in modo più maturo, accettando i nostri errori e lavorando su noi stessi per non ripeterli.  

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Jennifer Delgado Suárez

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