1 gennaio 2014

Felicità: Quando è la nostra priorità ci rende infelici

La società determina in minore o maggiore misura non solo i nostri comportamenti e le decisioni che prenderemo ma anche il nostro stato d’animo. L’aspettativa sociale in merito a come dovrebbe essere la nostra vita può trasformarsi in un pesante fardello per molti di noi.

Questo è quanto dimostrano Brock Bastian ed i suoi collaboratori, i quali hanno coinvolto in uno studio centinaia di studenti australiani e giapponesi per scoprire che le persone che credono fermamente che la società si aspetti che facciano in modo di essere felici, hanno anche la tendenza a valutare negativamente le loro emozioni. In altre parole, credere che esista un aspettativa culturale che ci obblighi ad essere felici aumenta la tristezza. Allo stesso modo, si è potuto riscontrare che più forte si percepiva questa aspettativa e più numerose erano le emozioni negative sperimentate.

Va detto che questo fenomeno era meno evidente tra gli studenti giapponesi. Perché? Per il semplice fatto che la loro cultura tollera meglio le emozioni negative.

Ma questi risultati non fanno altro che scalfire la superficie di un fenomeno molto più vasto e complesso. Bastian ha realizzato un altro studio per poter capire meglio come l’aspettativa sociale della felicità determina il nostro benessere.

In primo luogo, ha chiesto alla metà dei partecipanti allo studio di leggere alcuni articoli di giornale preparati attentamente allo scopo di trasmettere proprio l’aspettativa sociale della felicità (gli articoli facevano riferimento al fatto che la tristezza è contagiosa e che le persone tristi sono sgradevoli) e quindi, venne chiesto loro di scrivere un tema relativo a un qualsiasi avvenimento negativo della loro vita.

Anche l’altra metà dei partecipanti doveva scrivere lo stesso tema ma a loro, vennero fatti leggere degli articoli che trasmettevano l’idea che le persone tristi fossero ben accettate dalla società.

Il risultato non si fece attendere: chi lesse gli articoli che condannavano la tristezza e osannavano la felicità sperimentava un numero maggiore di emozioni negative, mentre scriveva il proprio tema. Al contrario, il gruppo che lesse che la tristezza era ben tollerata, riferì un numero minore di emozioni negative anche mentre ricordava un evento negativo della propria vita passata.

I ricercatori non hanno dubbi, l’aspettativa sociale della felicità ci rende tristi, dato che ci rendiamo conto che è difficile soddisfarle. Per capire questo fenomeno possiamo pensare al nostro “io” come ad un bambino piccolo e ai nostri genitori che incarnano il ruolo della società. Se i nostri genitori ci ripetono incessantemente che dobbiamo obbligatoriamente prendere dei buoni voti (senza tenere presente le nostre capacità reali) allora saremo tesi e, davanti al primo fallimento, ci cadrà il mondo addosso. Così funziona più o meno il meccanismo dell’aspettativa sociale.

Ovviamente, il fatto che la società promuova la felicità non è del tutto errato. Il problema sta nel fatto che dovrebbe anche promuovere l’accettazione di altre emozioni e forme di affrontare la vita. Inoltre, ricordiamo che la felicità non è un obiettivo da raggiungere ma piuttosto un cammino da percorrere.


Fonte:

Bastian, B. et. Al. (2012) Feeling bad about being sad: the role of social expectancies in amplifying negative mood. Emotion; 12 (1): 69-80.

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Jennifer Delgado Suárez

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