4 ottobre 2013

Storie tristi: Perché sono più vivide e facili da ricordare?

Ripassando mentalmente la storia della nostra vita sicuramente avremo vissuto più esperienze positive che negative e sfortunate. Tuttavia, spesso ricordiamo solo le esperienze negative. E questo non è una tendenza esclusiva dei pessimisti, succede a tutti, anche a chi affronta la vita tendenzialmente con un atteggiamento più positivo. La buona notizia è che esistono varie ragioni che spiegano la nostra predilezione segreta per il dramma.

Una di queste fa riferimento alla Neuropsicologia. Il nostro cervello gestisce l’informazione negativa in un emisfero diverso da quello dove si immagazzina l’informazione positiva. Per esempio, le emozioni negative normalmente vengono coinvolte in un processo molto più lungo, dato che tendiamo a pensare di più ai fatti e alla conseguenze. Questo processo ci permette di accettare con più facilità ciò che ci è accaduto.

Al contrario, le emozioni e le esperienze positive e felici le accettiamo senza pensarci, senza girare tanto intorno al fatto in se. In parole povere potremmo riassumere che pensando di più alle cose negative questo fa sì che le ricordiamo di più.

Alcuni ricercatori dell’Università Statale della Florida, tentarono di provare quest’idea a livello sperimentale. Dopo numerosi studi giunsero alla conclusione che le emozioni negative, gli schemi di comportamento sbagliati e la retroalimentazione negativa, producono un impatto più forte su ognuno di noi rispetto alle esperienze positive. Inoltre, gli stereotipi e le impressioni negative, si formano più rapidamente e sono più difficili da eliminarsi.

Infine, perdere denaro, essere abbandonato dagli amici o dal partner e ricevere critiche negative, avrà un maggiore impatto su di noi rispetto a guadagnare denaro, fare nuovi amici o incontrare il partner e ricevere dei complimenti.

Cosa accade nella quotidianità?

Uno studio realizzato dalla Harvard Business School analizzò 238 professionisti che lavoravano in diverse aziende. A questi venne chiesto di tenere un diario nel quale annotare tutto ciò che avveniva durante la giornata, alla fine dovevano segnalare in una scala numerica come si erano sentiti in senso generale.

Dopo avere analizzato circa 12.000 scritti, i ricercatori si resero conto che gli eventi negativi erano il doppio più influenti rispetto a quelli positivi. Infatti, la sola idea di dovere retrocedere nel piano di lavoro che avevano iniziato incideva tre volte di più sul loro stato d’animo rispetto ad un piccolo passo avanti.

Fortunatamente, esiste una soluzione: la gratitudine. Risulta immensamente gratificante crearci l’abitudine di ringraziare ogni giorno per tutto ciò che abbiamo, anche se si tratta solo di piccole cose.


Fonti:
Amabile, T. M. et. Al. (2011) The Progress Principle: Using Small Wins to Ignite Joy, Engagement and Creativity at Work. Harvard Business Review Press.
Nass, C. (2010) The Man Who Lied to His Laptop: What Machines Teach Us About Human Relationships. Penguin.
Baumeister, R. F. (2001) Bad is stronger than good. The Review of General Psychology; 5(4): 323-370.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicologa di professione e per passione, mi dedico a dar forma e contenuto alle parole. Scopri i miei libri

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