8 ottobre 2013

Quando il bene si trasforma in male

Quando le persone scoprono che conoscevano quello che si rivelato essere un assassino in serie, tendono a restare attonite. Molte di loro affermano che mai avrebbero immaginato che questa persona così buona, gentile, corretta, amabile, servizievole, potesse fare qualcosa del genere. Infatti, a volte le persone più vicine al serial killer affermano che “non si tratta della persona che conoscevano”, per indicare che in qualche maniera il male si è impadronito della sua volontà e gli ha fatto commettere delle cose orribili.

Se analizziamo approfonditamente questo genere di attitudine scopriremo che nel fondo si incontra la perenne fiducia nel bene assoluto. Crediamo che essere buoni sia naturale e normale e che i “mostri” sono deviazioni dalla normalità. Questa convinzione ci facilita la vita e ci fa sentire più sicuri nel nostro piccolo mondo. Inoltre, ci evita di vedere ed accettare  che dentro ad ogni persona si nascondono tendenze, idee o desideri che non vorremmo mai svelare.

Uno sguardo dal punto di vista scientifico

David Buss, psicologo dell’Università del Texas, si è dedicato a studiare il lato più oscuro delle persone comuni e normali. Per farlo ha chiesto ai suoi studenti che indicassero in un questionario se qualche volta avessero fantasticato in merito alla possibilità di uccidere qualcuno. In seguito chiese loro di scrivere le loro fantasie in un tema.

Con sua sorpresa, Buss scoprì che il 91% degli uomini e l’84% delle donne avevano delle fantasie omicide particolarmente vivide. Ad ogni modo, non finisce tutto qui, molti degli intervistati riferirono passi ben precisi in merito a come commetterebbero l’omicidio. E la parte interessante è che non si trattava precisamente di morti “dolci” ma di vere e proprie torture.

Infatti, Buss segnala che in molte occasioni le persone che commettono degli omicidi sono vicini normali e simpatici che sono giunti ad una situazione insostenibile nella quale la paura si era impossessata della loro vita quotidiana. Ad un certo punto, questa paura trattenuta si trasforma in ira e scatena atti violenti.

Anche se abbiamo abbandonato l’epoca delle caverne ed esistono diverse forme per chiedere aiuto prima di giungere a questi estremi, purtroppo molte persone preferiscono chiudersi nella loro realtà e questa decisione agisce come una pentola a pressione che accumula sempre più vapore fino a quando scoppia.

Secondo questo psicologo, ognuno, con le motivazioni giuste, sarebbe capace di commettere incredibili atti di eroismo ma anche orrori impensabili.

Fonte:
Buss, D. m. (2005) The Murderer Next Door: Why the Mind Is Designed to Kill. Penguin.

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Jennifer Delgado Suárez

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