31 ottobre 2013

La legge del Karma: Se siamo buoni l’universo ci premierà?

Ciò che lanci nell’universo ti viene restituito, come se si trattasse di un boomerang. Crediamo che se siamo buone persone ci accadranno cose buone. E probabilmente, questa legge del karma si applica alle situazioni sociali nelle quali possiamo sperare che ci venga restituito un favore e, la reputazione svolge un ruolo importante nel salire i gradini, ma quando si tratta dell’universo e della vita reale tutto potrebbe essere diverso.

Una ricerca molto interessante sviluppata dall’Università di Chicago e quella della Virginia, ci indica che quando desideriamo qualcosa dall’universo, tendiamo a dedicarci allo sviluppo di un buon karma. Dopo quattro esperimenti, questi psicologi affermano che quando le persone si attendono un guadagno ma senza avere nessun tipo di controllo sulla situazione, tendono ad essere più generose nelle loro donazioni.

Naturalmente, questa è una credenza che si basa nella prima infanzia. Fin da piccoli, tanto in famiglia come a scuola, ci è stato insegnato che se ci comportiamo bene riceveremo un premio e se ci comportiamo male, il castigo. Si tratta di uno schema molto semplice al quale ci aggrappiamo ancor di più quando non abbiamo il controllo della situazione, dato che ci fa sentire più tranquilli e sicuri. Ci offre l’illusione che in qualche modo tutto andrà bene.

Tuttavia, non ci piace pensare che le cose negative accadono anche alle persone buone e viceversa. Si tratta di una realtà molto triste che allontaniamo dalla nostra mente come se si trattasse di un cattivo presagio.

La ricerca passo dopo passo

Nello studio precedentemente citato, i ricercatori hanno scoperto come le persone tentano di manipolare il karma facendo dei favori.

Nel primo esperimento che coinvolgeva 99 partecipanti, alla metà di questi venne chiesto di scrivere un tema relativo ad una situazione nella quale desideravano realmente avere successo. All’altra metà venne chiesto di scrivere della loro rutine quotidiana. In questo modo, nei primi si attivava l’idea del successo e il desiderio di ottenere qualcosa.

Dopo essere stati pagati per la partecipazione all’esperimento, si chiese alle persone se desideravano partecipare in un altro compito il cui scopo era quello di ottenere del denaro che sarebbe stato interamente devoluto ad un’organizzazione di beneficienza. La parte curiosa fu data dal fatto che, tra le persone che scrissero della loro rutine quotidiana il 78% si offrì volontario mentre la cifra aumentò addirittura al 94% tra quelli che avevano scritto di una situazione nella quale desideravano avere successo.

I ricercatori concepirono un secondo esperimento, con altri 99 partecipanti. Il procedimento venne ripetuto, solo che questa volta alla fine, venne chiesto ai partecipanti se desideravano donare quello che avevano appena guadagnato partecipando allo studio. Una volta ancora, si è potuto riscontrare che le persone che erano in attesa di una gratificazione donarono molto di più.

In un terzo esperimento, i ricercatori reclutarono 77 persone che dovettero assistere ad un evento comunitario organizzato per fare in modo che questi si mettessero in contato con dei possibili datori di lavoro. Venne loro detto che se compilavano il questionario di un’intervista, avevano diritto a partecipare ad un sorteggio grazie al quale avrebbero potuto vincere 100 dollari. La parte interessante era rappresentata dal fatto che alla metà venne dato un formulario nel quale si facilitavano affermazioni relative alla sensazione di controllo, come per esempio: “apprendere di più rispetto all’industria”. Mentre che all’altra metà venne fatto compilare un questionario che conteneva affermazioni del tipo: “saranno disponibili nuovi posti di lavoro”, che avrebbero ridotto la sensazione di poter controllare la realtà.

Dopo aver terminato di compilare i questionari, ad ogni persona venne chiesto quanto denaro sarebbe disposta a donare se vinceva. Come è possibile immaginare, chi sentiva di non avere nessun controllo sul posto di lavoro, donava mediamente 30 dollari mentre che l’altra metà che si sentiva più fiduciosa, donava una media di 20 dollari.

L’ultimo esperimento si centrava nell’analisi di come le donazioni incidevano sull’aspettativa delle persone. Questa volta vennero reclutate 377 persone in cerca di lavoro e la loro percezione venne manipolata attraverso dei questionari. Tuttavia, questa volta venne offerta alle persone l’opportunità di completare un secondo questionario alla condizione che sarebbero stati aggiunti altri 50 dollari al premio finale.  Alla metà delle persone venne detto che questo premio sarebbe andato in beneficienza mentre all’altra metà che avrebbero potuto trattenerli se vincevano il premio.

Alla fine, si valutò il livello di ottimismo nell’incontrare un posto di lavoro. Curiosamente, le persone che sperimentarono la perdita di controllo ma la cui parte del premio sarebbe andata in beneficienza, si mostrarono molto più ottimisti.

Riassumendo, crediamo quasi cecamente nel karma perché ci da una sensazione di controllo e di organizzazione. E, per fare in modo di mantenere tutte le cose in questo ordine logico, saremmo disposti ad aiutare gli altri ed essere più generosi. Forse l’universo capta il nostro comportamento come un “debito pendente” a nostro favore e alla fine termina restituendoci qualcosa di positivo.

Fonte:
Converse, B. A.; Risen, J. L. & Carter, T. J. (2012) Investing in Karma. When Wanting Promotes Helping. Psychological Science; 23(7).

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Jennifer Delgado Suárez

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