19 settembre 2013

Accettazione: Coraggio o rassegnazione?

Quante volte abbiamo ascoltato gli altri dire che dobbiamo accettare la situazione? Si presuppone che dobbiamo accettare gli errori degli altri ed i nostri, l’impotenza di cambiare molte cose che vorremmo diverse, il fatto di avere dei limiti … Insomma, ci sarà sempre qualcuno che ci ricorda che dobbiamo accettare qualcosa, addirittura a volte, secondo il tono con il quale ci giunge il messaggio, ci viene fatto intendere che non solo dobbiamo rassegnarci ma che dovremmo anche essere soddisfatti di ciò che è avvenuto. Qualcosa che ovviamente, ci risulta del tutto insensato.

A questo proposito mi risulta interessante la definizione dell’accettazione data da Romano Guardini che dice che non si tratta di sopportare tutto in modo debole e passivo, ma piuttosto si tratta di osservare la realtà e predisporsi ad affrontarla con atteggiamento predisposto alla fatica, pronti a lottare per la stessa.

Tradizionalmente comprendiamo l’accettazione come tolleranza per ciò che è fatto male, per la mediocrità e il conformismo, ma è certo che accettare qualcosa (indipendentemente da cosa) è un atto di coraggio che implica che abbiamo finalmente compreso la realtà e decidiamo ad affrontarla. Accettare una situazione implica non solo comprendere un’idea dal punto di vista cognitivo ma anche condividerla sotto il profilo emotivo.

In questo modo, la genuina accettazione presuppone il fatto di accettare le cose per ciò che sono ma anche per ciò che non sono. E questa frase non è un semplice gioco di parole, ma piuttosto rinchiude un senso profondo, dato che normalmente accettiamo un fenomeno perché ci sentiamo incapaci di cambiarlo ma questo atto implica anche che assumiamo un’attitudine passiva nella quale non siamo del tutto soddisfatti con la scelta fatta.

Al contrario, quando accettiamo una realtà, con tutte le implicazioni che ha per noi, stiamo assumendo un’attitudine attiva di fronte alla vita. In questo modo, l’accettazione genuina ci offre la possibilità di vedere il mondo con occhi diversi e di avere un ruolo attivo nel processo. Cambia la nostra posizione, da vittime passiamo ad essere protagonisti.

Ovviamente, il processo di accettazione tende ad essere lungo e per nulla semplice, perché molte volte implica un cambiamento nel nostro schema di valori, in quelle credenze che davamo per certe e che davano un ordine logico alla nostra vita. Tuttavia, sempre secondo le parole di Guardini: “Il principio di qualsiasi proposito e conquista morale sta nel riconoscere quello che è; inclusi errori e difetti. Soltanto se decido lealmente di farmi carico del peso dei miei difetti, raggiungo la serietà, e solo in un secondo tempo posso così iniziare il lavoro che mi permette di superarmi”.

Fonte:
Guardini, R. (2001) Virtù: temi e prospettive della vita morale. Brescia: Morcelliana.

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Jennifer Delgado Suárez

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