7 agosto 2013

La vulnerabilità è negativa o positiva?

Quando pensiamo alla vulnerabilità non possiamo evitare di associare questo concetto con qualcosa di negativo. É una tendenza perfettamente logica se consideriamo la radice etimologica latina di questo termine: (vulnus) ferita e (abilis) possibilità. Cioè; la possibilità di venire feriti. Tuttavia, che accadrebbe se ci soffermassimo solo su una parte del significato? Che associazione mentale ci ispira la parola possibilità? Sicuramente positiva.

Bene. Il fatto che siamo persone vulnerabili non è così negativo come si può pensare, ma ha anche diversi aspetti positivi. In primo luogo è dimostrato scientificamente che le persone che contraggono malattie contagiose (come le malattie veneree) sono quelle che si sentono meno vulnerabili. Questo si spiega come una conseguenza della limitata percezione della nostra vulnerabilità che ci fa assumere comportamenti a rischio. Al contrario, se siamo consapevoli che abbiamo tante probabilità come qualsiasi altra persona di venire contagiati, probabilmente prenderemo tutte le precauzioni necessarie per proteggerci.

Un detto popolare afferma che “non ci rendiamo conto di ciò che abbiamo fino a quando lo perdiamo” e la vulnerabilità verrebbe ad essere una sensazione che ci permette di apprezzare il “qui ed ora”, che è realmente tutto ciò che possediamo. Cioè; essere consapevoli di essere vulnerabili è (indipendentemente da ciò a cui si riferisce) qualcosa che ci aiuta a valorizzare molto di più il nostro presente e ci permette di vivere pienamente ogni istante. Se accettiamo di essere persone vulnerabili (e lo siamo, tanto che impazziremmo se solo considerassimo realmente anche solo una piccola parte dei rischi ai quali siamo esposti ogni giorno) potremmo imparare che “qui ed ora” è tutto ciò che realmente ci serve per essere felici.

Nello stesso modo, la vulnerabilità, più che una stato d’animo da nascondere di fronte ad una società che nei secoli ci ha inculcato l’idea che dobbiamo essere forti e non mostrare le nostre debolezze, potrebbe trasformarsi in una sensazione che ci unisce come esseri umani. Infatti, è risaputo che all’interno delle società nelle quali le persone si mostrano più vulnerabili esiste un maggior grado di coesione sociale, dato che tutti i membri sono consapevoli di avere bisogno l’uno dell’altro. Così, la vulnerabilità non è una condizione che si deve nascondere, ma anzi, che può esserci d’aiuto per connetterci agli altri.

A volte ci lasciamo condizionare esageratamente dal pensiero che ci ha trasmesso la società nella quale viviamo. Tanto è così, che spesso neppure ci chiediamo se esista una maniera differente di comprendere i fenomeni che ci circondano. Li accettiamo così come sono e basta. Tuttavia il ventaglio delle potenzialità è infinito, e sta solo a noi scegliere una prospettiva o l’altra.

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Jennifer Delgado Suárez

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