29 luglio 2013

Pessimismo: una scelta personale

Durante la vita prima o poi tutti abbiamo vissuto la nostra parte di sfortune, delusioni e fallimenti. Alcuni lasciano semplicemente passare questi momenti infelici mentre altri li accumulano e così diventano pessimisti.

Tutti sperimentiamo i nostri giorni “no”; forse abbiamo perso alcune persone amate o non siamo riusciti a raggiungere le mete che ci eravamo prefissati. Tuttavia, non tutti andiamo lamentandoci a destra e a manca della nostra cattiva sorte. Perché? Semplicemente perché non tutti accumuliamo queste delusioni (che tra l’altro si devono obbligatoriamente accettare nella vita che lo vogliamo o meno). Anche queste persone hanno sofferto ma hanno scelto di continuare ad andare avanti facendo tesoro dei lati positivi che gli ha trasmesso l’esperienza e divenendo più forti. Al contrario, chi si limita a vedere il lato negativo delle cose assume il ruolo di vittima e si trasforma in un pessimista totale.

La verità è che nessuno nasce pessimista, ma si tratta piuttosto di un modo di affrontare la vita che si apprende nel corso del tempo, forse perché risulta più facile sedersi a piangere sulle nostre disgrazie piuttosto che affrontarle e andare avanti cercando nuove soluzioni. Infatti, non è un caso che di tutte le persone che ho conosciuto, quelle che hanno avuto una vita più facile sono quelle più pessimiste. Il punto è che quando crediamo di avere diritto a tutto e non riusciamo ad ottenere qualcosa, allora è molto facile cadere in depressione. Dobbiamo ricordare che la resilienza è una capacità che si va formando durante tutta la nostra vita, ma solo dopo avere sofferto vari colpi duri e dopo avere incontrato delle alternative per riprenderci dagli stessi.

Le persone pessimiste si attaccano alla disgrazia e la trasformano in un alibi che influisce sul loro futuro, e si lasciano condizionare e terrorizzare dalle esperienze negative vedendo sempre il bicchiere mezzo vuoto. Paul Watzlawick, nel suo libro “Istruzioni per rendersi infelici”, riprende questi temi da una prospettiva deliziosa ed ironica, attraverso la quale pretende che ognuno riconosca la propria forma errata di affrontare le situazioni negative della vita:

- Creati dei problemi. Se non ne hai abbastanza delle tue personali difficoltà, assumi i problemi degli altri. Semplicemente riempiti la vita di problemi senza preoccuparti se sono reali o meno. La chiave per fare questo è di dare molta importanza a qualsiasi piccola cosa che accade intorno a te.

- Solo tu hai ragione. Ciò che dicono gli altri semplicemente non conta perché non comprendono come ti senti. Scarta ogni consiglio che ti danno perché di sicuro non merita la tua attenzione.

- Il presente non merita di essere vissuto. Rinvia sempre i piaceri che potresti concederti qui e ora e applica la regola del: meglio il male che conosco rispetto al bene che potrei conoscere. La chiave per ottenere questo sta nel torturarti continuamente pensando a tutte le cose negative che potrebbero accaderti nei prossimi anni.

- Vivi ossessionato. Scegli una situazione negativa e ricordala una e un'altra volta ancora fino a che si trasforma in un ricordo indelebile. Così facendo i problemi quotidiani passeranno inosservati.

- Non perdonarti mai. Convinciti di essere un incapace totale e attribuisciti tutti gli aggettivi e i nomignoli dispregiativi che ti vengono in mente. Solo tu hai la colpa di tutto.

Senza dubbio questi controsensi vi sono risultati molto forti. Il fatto è che purtroppo pensiamo in questo modo molto più spesso di quanto non sarebbe sano fare e, molte di più di quanto non siamo disposti a riconoscere.

Fortunatamente, esistono alcune linee guida che possiamo seguire per smettere di essere pessimisti:

1. Identificare i pensieri che ci fanno sentire male e annotarli su di un foglio. Riflettere sulle cause, e tentare di determinare perché pensiamo in questo modo. Chiediamoci fino a che punto questi pensieri corrispondono alla realtà. Di sicuro saremo sorpresi di renderci conto che questi pensieri non hanno alcuna base logica.

2. Riflettere sul modo in cui questo genere di pensieri pessimisti determinano il nostro stato emotivo ed il comportamento. Cosa facciamo quando siamo ottimisti? Paragoniamolo a ciò che facciamo quando siamo pessimisti. Come ne risentono le nostre relazioni interpersonali quando ci comportiamo da pessimisti?

3. Riconosciamo i nostri limiti e le nostre responsabilità. Cancelliamo la parola colpa dal nostro vocabolario e sostituiamola con la parola responsabilità. Accettiamo nel profondo che non abbiamo il controllo di tutto ciò che accade intorno a noi e che la vita non è arrabbiata con noi, ma lo è un poco con tutti.

4. Impara ad ascoltare gli altri in modo empatico. Non competiamo con i nostri amici per tentare di fargli credere che i nostri problemi siano maggiori dei loro, piuttosto, ascoltiamo le loro difficoltà e tentiamo di apprendere quali sono le loro strategie per affrontarle.

5. Di fronte ad ogni pensiero negativo e pessimista, cerca un’idea positiva che ti faccia sentire bene.

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Jennifer Delgado Suárez

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