26 luglio 2013

Le Leggi di Parkinson: cosa ci insegnano?

Cyril N. Parkinson non è colui che ha dato il suo nome alla famosa malattia degenerativa, ma è uno storico britannico. Negli anni ’50 del secolo passato, il Governo Inglese gli dette l’incarico di studiare il complicato sistema burocratico relativo alla gestione delle colonie dell’impero nel momento in cui queste ormai si erano tutte, o quasi, rese indipendenti. Così, Parkinson, scoprì qualcosa di sorprendente: nella stessa misura in cui l’impero andava perdendo le sue colonie e quindi di conseguenza avrebbe dovuto anche ridursi la burocrazia e il lavoro relativi alle stesse, al contrario, gli impiegati pubblici di questo settore aumentavano a dismisura a causa del fatto che i funzionari pubblici creavano continuamente nuovi posti di lavoro per avere alle loro dipendenze dei subalterni che lavorassero per loro (o forse sarebbe meglio dire: che lavorassero al posto loro).

Questa tendenza era così forte che Parkinson affermò che la burocrazia aumentava per numero di addetti e uffici nella misura progressiva del 5-7% annui e indipendentemente dalla quantità di lavoro che ci fosse da svolgere.

A questo punto, Parkinson formulò tre leggi fondamentali ispirate alla sua esperienza pratica:

1. Il lavoro si espande fino a riempire tutto il tempo di cui si dispone
2. Le spese aumentano fino a coprire tutte le entrate
3. Il tempo dedicato a qualsiasi tema in agenda è inversamente proporzionale alla sua importanza

Forse l’informatica ci può aiutare a comprendere meglio queste leggi: in passato i computer e i dischi di memoria avevano una capacità ridotta, quindi noi ci adeguavamo allo spazio disponibile ottimizzando le risorse. Oggi la memoria dei computer e i dischi esterni hanno moltiplicato enormemente la loro capacità ma noi continuiamo a riempirli, a volte con file inutili e doppi, e terminiamo con necessitare di ancora più spazio.

Le leggi di Parkinson applicate alla vita quotidiana

Se applichiamo queste leggi alla nostra quotidianità potremmo assumere una massima che le generalizza: “Il lavoro si espande fino ad occupare tutto il tempo disponibile; più tempo si ha a disposizione e più è il lavoro e la sua importanza, e richiederà maggiore sforzo”. O in parole semplici: più tempo abbiamo a disposizione e più lo sprechiamo.

Così, la prima riflessione alla quale ci conducono le leggi di Parkinson consiste nel chiederci se realmente tutte le attività che realizziamo quotidianamente sono per noi importanti e quali di queste potremmo eliminare con l’obiettivo di avere più tempo a disposizione per dedicarlo ad altre attività che ci risultino più significative e piacevoli.

La seconda legge di Parkinson ci porterebbe a chiederci se davvero necessitiamo di tutto ciò che possediamo o, cosa ancor più importante: se necessitiamo di tutto ciò che desideriamo. Questa società consumistica ha creato moltissimi beni che non sono imprescindibili e tanto meno necessari. Tuttavia, non ci rendiamo conto di questo e continuiamo a lavorare per comprarci cose perfettamente inutili. Invece, non sarebbe meglio investire questo denaro nel creare momenti indimenticabili in compagnia delle persone che amiamo? Non sarebbe meglio risparmiarlo così da poterci permettere il lusso di lavorare meno e dedicare più tempo alle nostre passioni?

Infine, la terza legge di Parkinson ci evidenzia il pessimo modo in cui utilizziamo il nostro tempo. Fermiamoci un momento e pensiamo a quali sono le tre cose più importanti della nostra vita. Ora chiediamoci quanto tempo ogni giorno dedichiamo alle stesse. Normalmente passiamo buona parte della giornata realizzando attività che non sono per noi significative e tanto meno piacevoli, mentre che le cose davvero essenziali occupano uno spazio piccolo-piccolo nella nostra agenda.

Ovviamente molti diranno che sia impossibile cambiare dato che la società esercita una forte influenza su di ognuno di noi. Purtroppo questo è vero, ma dobbiamo ricordarci sempre che le cose hanno il potere che noi stessi gli abbiamo attribuito.

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Invert

Jennifer Delgado Suárez

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