25 luglio 2013

Complotti: perché ci crediamo?

Negli ultimi anni si sono fatte largo molte diverse teorie relative a complotti e cospirazioni varie; forse è solo la mia percezione, o forse si sono diffuse più rapidamente grazie a Internet o probabilmente sono solo tentativi di spiegare la crisi economica nella quale siamo tuttora intrappolati. In una maniera o nell’altra è certo che tutti prima o poi abbiamo sentito almeno una delle varie teorie di complotto e forse ci siamo detti: ma perché no?

La realtà è che sono diversi gli studi che hanno messo in relazione le teorie cospirative con la perdita della fiducia, la sensazione d’impotenza, il senso di alienazione e le idee paranoiche. Tuttavia, un’altra linea di ricerca afferma che chi crede nelle teorie del complotto potrebbe essere una persona di mentalità più aperta. Infatti, uno studio sviluppato dall’Università di Winchester, ha dimostrato che le persone che raggiungevano un punteggio più alto nei test sulla curiosità intellettuale e l’immaginazione attiva, erano anche più propensi ad appoggiare versioni alternative in merito agli attacchi dell’11 settembre 2001. Così, gli psicologi considerano che chi è più creativo è anche più aperto ad accettare teorie cospirative.

In realtà tutto parte dal cervello. Cioè, abbiamo la tendenza naturale a interpretare le nuove informazioni che ci giungono in modo tale da confermare le nostre precedenti credenze. Se a questo applichiamo l’idea del “realismo ingenuo”; cioè, che crediamo di conoscere solo noi la verità mentre che chi ci sta vicino avrebbe una visione limitata del mondo, allora ecco pronta la tavola imbandita che alimenta la fede nella cospirazione.

Per quanto riguarda le cospirazioni non vi è differenza di sesso, tanto le donne come gli uomini sono ugualmente propensi a credere all’idea cospirativa. Ciò nonostante, un perfetto indicatore della cospirazione è il pensiero machiavellico. Come dire, le persone che sono più propense a credere che gli altri cospirano lo fanno perché anche loro lo farebbero se gli venisse data l’opportunità. In questo modo starebbero proiettando le loro proprie necessità sugli altri.

Certo però che la società è proprio di grande aiuto. Tutti i giorni veniamo bombardati da informazioni contraddittorie e dobbiamo decidere noi stessi quale sia la verità. Se un giorno ci dicono che la crisi economica è responsabilità dell’alta finanza internazionale e il giorno seguente ci dicono che è dei governi, ognuno di noi dovrà trarne le proprie conclusioni e, se non possediamo una mentalità abbastanza aperta da comprendere che probabilmente tutto è dovuto ad una concatenazione di cause, è molto probabile credere che esiste un complotto a livello mondiale.

Il problema dipende dal fatto che oggi nel mare infinito di informazione disponibile probabilmente prenderemo sempre e solo i dati che confermano le nostre teorie.

Fonte:
Bratich, J. Z. (2008) Conspiracy Panics: Political Rationality and Popular Culture. New York: State University of New York.

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Jennifer Delgado Suárez

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