28 marzo 2013

Meditazione Zen: i benefici



Rilassare i muscoli, sprofondare la mente in uno stato di totale rilassamento e allontanarsi da tutte le distrazioni del mondo. Questi sono alcuni degli obiettivi della meditazione Zen, una pratica millenaria orientale che negli ultimi anni si è diffusa ampiamente anche in occidente e intorno alla quale è cresciuto negli ultimi anni anche un grande interesse scientifico.

Lo Zen è un ramo del Buddismo Mahāyāna che si originò in India (anche se è in Cina dove acquistò in seguito molta popolarità), e le cui origini semantiche si trovano proprio nella parola sanscrita Dhyana che significa letteralmente “meditazione”. Questa scuola tenta di prendere le distanze dalla teoria e dalla razionalità con l’obiettivo di accedere alla conoscenza attraverso l’esperienza introspettiva.

Con il passare del tempo si crearono diverse scuole e diverse teorie e metodi di meditazione ma una delle più conosciute e praticate in occidente è quella Zazen, caratterizzata dalla postura del Budda seduto nella posizione del loto.

Nella meditazione si tenta di conquistare un livello di attenzione concentrato, che può partire dalla focalizzazione di un oggetto esterno, un nostro stesso pensiero o lo stato di concentrazione stesso. Nella meditazione Zazen si deve semplicemente liberare il pensiero, cioè, non si pensa ma tantomeno si smette di pensare, non si trattiene e neppure si rifiuta ma piuttosto si lascia fluire, come nel caso delle nuvole in cielo che si muovono placidamente senza l’interferenza di nessun ostacolo. Questo stato di contemplazione tranquillo e attento permetterebbe ai praticanti di scoprire la propria natura spirituale.

Anche se la meditazione è un arte millenaria, è solo da poco tempo che è stato possibile provare i suoi effetti sulla mente attraverso la scansione cerebrale. In questo modo si è potuto stabilire che la meditazione risulta molto utile nel trattamento del Deficit di Attenzione e Iperattività, i disturbi ossessivo-compulsivi, l’ansia e la depressione maggiore.

La meditazione favorisce un’attenzione vigile ma rilassata, una concentrazione tranquilla dove impera l’introspezione, tanto di se stessi come del mondo che ci circonda e delle relazioni interpersonali. Tuttavia, per valutare se questo stato può realmente incidere a livello cerebrale, i ricercatori dell’Università di Emory ad Atlanta, hanno coinvolto 12 volontari che praticavano meditazione trascendentale Zen da almeno tre anni e altri 12 che non avevano mai meditato.

A queste persone venne chiesto che si concentrassero sulla respirazione mentre i loro cervelli venivano scannerizzati. Ad intervalli di tempo venivano stimolati ad osservare uno schermo e distinguere una parola con un significato tra molte senza senso. In seguito si chiedeva loro che tornassero a concentrarsi sulla respirazione.

La scansione cerebrale mostrava che le persone che praticavano meditazione vedevano attivarsi alcune zone del cervello conosciute come la “rete per difetto”, che è stata relazionata con la mente errante ed i pensieri spontanei. Quando queste persone venivano interrotte (per la scelta della parola) i loro cervelli tornavano immediatamente ad attivare la zona prima menzionata, particolarmente il giro angolare (una regione fondamentale per il processamento del linguaggio).

In questo modo i ricercatori conclusero che la meditazione Zen può realmente provocare cambiamenti nelle funzioni cerebrali, promuovendo la capacità di limitare il numero dei pensieri ricorrenti che possono distrarre.

Il punto davvero interessante secondo Pagnoni, il ricercatore capo, è che anche se i circuiti neuronali delle funzioni cognitive superiori e preposti al controllo del corpo sono diversi, si è dimostrato che regolando il corpo possiamo regolare la mente. Naturalmente, focalizzare consapevolmente l’attenzione sul nostro corpo permette al pensiero di muoversi con meno limitazioni.

La parte più positiva di questo studio è che le sue implicazioni pratiche sono infinite, soprattutto per tutte quelle malattie che sono caratterizzate da pensieri indesiderati e che possono distrarre.

Fonte:
Pagnoni, G.; Cekic, M. & Guo, Y. (2008) “Thinking about Not-Thinking”: Neural Correlates of Conceptual Processing during Zen Meditation. PLoS ONE; 3(9): 1-10.

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