3 gennaio 2013

Sexy shop: símbolo di una società libera?


Grazie alla diffusione di internet anche i siti a carattere sessuale sono proliferati, offrendo così a sempre più persone l’opportunità di accedere a sexy shop online in maniera discreta, grazie all’anonimato garantito dalla navigazione nel web. Un recente studio realizzato per conto di ABC News, ha mostrato che il 50% delle 17.000 persone intervistate visitava regolarmente siti a contenuto erotico mentre che il 6% degli stessi acquistava strumenti erotici nei sexy shop onlne.

Ma...cosa accade con i sexy shop fisicamente dislocati nel territorio urbano? Sono anche questi visitati da tante persone?

Uno studio che risale al 2010 e realizzato da ricercatori delle università di Irvine e Luisville, ha mostrato che le donne sentono ancora una certa reticenza a entrare in un sexy shop. Questi ricercatori hanno controllato 33 sexy shop per un perido di due anni rilevando in questo modo che delle 1.258 persone che sono entrate in questi luoghi ben l’83% erano maschi.

In questo modo, indipendentemente dal boom che ha avuto il sesso virtuale e ad alcuni decenni dalla cosidetta rivoluzione sessuale, i problemi legati alla sessualità sembrano addirittura aumentare. Si credeva che la “liberazione sessuale” iniziata negli anni ’60 del secolo scorso e l’eliminazione dei tabù relativi al sesso, avrebbero contribuito a far vivere una sessualità più piena e quindi avrebbero nel tempo eliminato problemi come l’eiaculazione precoce, la disfunzione erettile (impotenza), l’anorgasmia o che si sarebbe vista ridotta almeno l’inibizione legata al desiderio sessuale. Ma no è stato così!

Ovviamente lo stress al quale siamo sottoposti tutti i giorni incide sulla prestazione sessuale, ma è certo anche che i tabù relazionati al sesso continuano a permanere nelle menti di troppe persone. Una delle tante prove empiriche che confermano questa idea viene da uno studio realizzato da Chairmaine Borg su donne che soffrono di vaginismo e diapareunia. Secondo i risultati di questa ricerca, dietro a questi disturbi si nascondono principi morali altamente conservatori che contribuiscono a mantenere la problematica.

La mancanza di desiderio sessuale è un’altro dei mali della società moderna che colpisce tanto gli uomini come le donne. L’Associazione Spagnola che studia la Menopausa puntualizza che una donna su tre sotto i 59 anni soffre di desiderio sessuale ipoattivo. Molto spesso questo problema è causato dal sovraccarico di ruoli, che causa fatica e stanchezza, ma altre volte l’elemento comune alla base è la monotonia. A volte limitare la creatività e la fantasia in ambito sessuale equivale a sopprimere il desiderio. Questo è esattamente ciò che provocano i tabù sulla sessualità.

Così, l’aumento dei distrubi di indole sessuale e il fatto che le persone preferiscano entrare in un sexy shop online piuttosto che nel negozio fisico, non perchè sia più comodo ma piuttosto per il fatto che provoca meno vergogna, significa che i pregiudizi di genere e relativi alla sessualità non sono ancora stati eliminati del tutto. Evidentemente, è necessaria molto più che una rivoluzione sessuale e la diffusione dei sexy shop per cambiare le credenze che si sono mantenute per generazioni nei secoli. Tuttavia, pare che stiamo facendo i primi passi.

Fonti:
Borg, C.; Jong, P. J. & Weijmar, W. (2011) Vaginismus and Dyspareunia: Relationship with General and Sex-Related Moral Standards. The Journal of Sexual Medicine; 8(1): 223-231.
McCleary, R. & Tewksbury, R. (2010) Female Patrons of Porn. Deviant Behavior; 31(2): 208 – 223.
Fisher, W. A. & Barak, A. (2000) Online Sex Shops: Phenomenological, Psychological, and Ideological Perspectives on Internet Sexuality. CyberPsychology & Behavior; 3(4): 575-589.


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Jennifer Delgado Suárez

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