4 gennaio 2013

Psicosi puerperale: quando l’allegria si trasforma in dolore


La gravidanza e il parto sono momenti bellissimi nella vita di qualsiasi donna, ma questo non significa che gli stessi siano esenti da problemi e stress. Infatti, a volte ad alcune donne risulta difficile affrontare dei cambiamenti così drastici. Questo non vuole dire che queste amino meno i loro piccoli ma piuttosto che affrontano questi momenti in modo diverso dato che non possono fare affidamento sulle risorse psicologiche necessarie.

È risaputo che la depressione postparto è abbastanza comune tra le donne, e alcuni esperti affermano che la stessa sarebbe dovuta ai forti squilibri ormonali. Tuttavia, esiste un problema che va oltre: si tratta della psicosi puerperale.

La psicosi puerperale è una psicopatologia grave che colpisce approssimativamente una donna in gravidanza su mille dopo che questa ha partorito. Questo problema coincide in alcuni punti con il disturbo bipolare e può presentarsi con sintomi come: mania, depressione grave, allucinazioni, confusione e bruschi cambiamenti d’umore. Ovviamente, esiste anche la perdita di contatto con la realtà che a volte può mettere in pericolo la vita del neonato.

Se diamo uno sguardo alla storia della psichiatria scopriremo che le alterazioni psicopatoogiche legate al puerperio si sono manifestate dagli inizi della storia della medicina. Per esempio, Ippocrate riferiva già dell’esistenza della patologia psicotica nelle puerpere e Sorano di Efeso, nell’anno 100 della nostra era, la definisce come una “malattia mentale acuta, accompagnata da febbre alta e movimenti senza senso delle mani”.

Ad ogni modo, è solo nel secolo XIX che i sintomi della psicosi puerperale sono adeguatamente definiti. Questi sono:

1. Cambiamenti rapidi nel livello di coscienza, perplessità, disorientamento con intervalli di lucidità.

2. Disturbo psicomotorio vario, comprendente l’agitazione o la lentezza estrema e lo stupore, con la corrispondente variazione a livello di comunicazione verbale; dalle rapide e rumorose associazioni fino al totale mutismo.

3. Disturbi affettivi che comprendono l’ansia, a volte alternata a felicità estatica o disturbi dell’affettività più stabili, come la depressione e la mania.

4. Allucinazioni e pseudoallucinazioni, oltre a false identificazioni ed illusioni.

5. Delusioni a contenuto tipicamente relazionato con la maternità.

6. Fluttuazione di tutto il quadro nel tempo; il cosiddetto quadro caleidoscopico.

Nel caso della psicosi puerperale generalemnte si riscontra una storia familiare di disturbi psicotici o esperienze precedenti nella persona. Curiosamente, una ricerca sviluppata da scienziati dell’Istituto Karolinska di Stoccolma, ha scoperto che il rischio di sviluppare una psicosi aumenta in proporzione all’età della donna. Così, le donne oltre i 35 anni hanno il doppio di possibilità di sperimentare un quadro psicotico rispetto alle donne più giovani. Anche essere madri per la prima volta contribuisce ad aumentare il rischio.

Tuttavia, un’altro studio sviluppato in Turchia nel 1999, ha mostrato che la maggioranza delle donne che soffrivano di psicosi puerperale erano giovani e al loro primo figlio, avevano un basso livello d’istruzione e vivevano in zone rurali. Di queste, oltre il 75% dei casi mostrava episodi psicotici negli 11 anni seguenti al parto.

Come si può notare, le cause di questa patologia non sono ancora del tutto chiare, sebbene la teoria più accettata è che nella donna sia già presente una storia di problemi psicoloici che, potenziati dagli squilibri ormonali e dallo stress causato dal cambiamento nello stile di vita, agiscono come scatenanti per l’apparizione dello stato psicotico.

Fonti:
Valdimarsdóttir, U. et. Al. (2009) Psychotic Illness in First-Time Mothers with No Previous Psychiatric Hospitalizations: A Population-Based Study. Plos Medicine.
Gómez Alcalde, M. S. (2002) Patología Psiquiátrica en el puerperio: Psicosis Puerperal. Revista de Neuro-Psiquiatría; 65: 32-46.
Allwood, C.W.; Berk, M. & Bodemer, W. (2000) An investigation into puerperal psychoses in black women admitted to Baragwanath Hospital. S Afr Med J; 90(5): 18-20.

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Jennifer Delgado Suárez

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