11 dicembre 2012

Terapia del dolore: un trucco psicologico può aiutare


Il dolore fisico è una sensazione fastidiosa che prima o poi sperimentiamo tutti. Allora scegliamo di assumere pillole e medicinali vari nel tentativo di alleviare i sintomi, ma vi sono occasioni nelle quali alcuni trucchi psicologici potrebbero essere sufficienti per aiutare a controllare il dolore.

Si conosce che la percezione del dolore varia da persona a persona e addirittura differisce in relazione allo stato d’animo che stiamo vivendo. Per esempio, è molto comune che si sperimenti più dolore quando stiamo svolgendo un compito spiacevole sul posto di lavoro piuttosto che mentre stiamo passeggiando in un ambiente naturale rilassante.

Il dolore è una sorta di campana intimamente relazionata con los spirito di sopravvivenza, e che ci indica che qualcosa sta andando male. Inoltre, se lo sappiamo ascoltare, è un segnale d’allarme che ci aiuta a prevenire poblemi più seri. Per esempio, le persone che non percepiscono dolore non reagiscono allo stesso e finiscono per farsi del male. (L’asimbolia dolorosa fa riferimento a persone che riconoscono lo stimolo doloroso ma che non regiscono allo stesso).

Esistono anche casi nei quali il dolore è inutile dato che non si tratta di un segnale reale, come per esempio nel caso del membro fantasma.

Tuttavia, in questo caso vorrei fare riferimento alla percezione del dolore quotidiano; quando per esempio ci feriamo cucinando o tagliandoci con ago e forbici. Come possiamo combattere il dolore quotidiano?

Secondo uno studio realizzato recentemente da ricercatori dello University College of London, per ridurre questo tipo di dolore sarebbe sufficiente osservare attentamente la parte del corpo colpita; o per essere più specifici, se osserviamo la zona nella quale ci stiamo facendo danno, possiamo discriminare con maggiore precisione il punto dal quale parte il dolore e, così, questo sarà minore.

Negli esperimenti fatti veniva chiesto ai partecipanti che osservassero la propria mano mentre un laser praticava una piccola incisione provocando un piccolo dolore. Sorprendentemente, le persone riportavano di provare meno dolore quando veniva loro permesso di osservare tutto il procedimento.

Secondo i ricercatori, non si tratterebbe di una differenza a livello soggettivo ma piuttosto confermerebbe che osservando il danno si genererebbe una vera e propria modifica fisiologica a livello cerebrale, facendo in modo che la sensazione di dolore diminuisca realmente.

A questo punto molti di noi staranno pensando che quando erano piccoli la mamma e i medici ci dicevano che non dovevamo osservare gli strumenti che ci avevano ferito con l’intenzione di distrarci e farci sentire meno male. Bene; i ricercatori affermano che esiste una sottile differenza tra osservare l’oggetto che causa dolore e osservare la parte del corpo ferita. In altre parole, se osserviamo l’oggetto che provoca danno questo potrebbe aumentare la percezione del dolore, dato che ci fa sentire a disagio, ma se ci concentriamo solo sulla parte ferita sentiremo meno dolore.

Il meccanismo che sottostà a quest’idea è lo stesso che si trova alla base dell’ipnosi. Alcuni anni fa si credeva che l’ipnosi e altre pratiche psicologiche fossero utili per trattare il dolore, dato che agivano distraendo la persona. La persona ditratta poteva sentire meno dolore, ma a livello cerebrale non accadeva nulla di particolare.

Oggi si conosce che l’ipnosi esercita realmente lo stesso potere dei farmaci analgesici; come dire, inibisce la risposta al dolore influendo chimicamente su alcuni dei ricettori cerebrali coinvolti.

Fonte:
Longo. M. R. et. Al. (2009) Visually Induced Analgesia: Seeing the Body Reduces Pain. The Journal of Neuroscience; 29(39): 12125-12130.

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Jennifer Delgado Suárez

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