26 ottobre 2012

Agnosia visiva: cosa accade nel cervello quando vediamo ma non comprendiamo?


Normalmente fino a quando non appaiono problemi relativi alla visione del mondo che ci circonda non ci poniamo particolari problemi. Solo quando una delle aree che intervengono nel processo degli stimoli visivi risulta danneggiata allora, ci rendiamo conto del livello di complessità che implica la vista. Infatti, solo trent’anni fa gli specialisti pensavano che esistesse una sola area dedicata al processo degli stimoli visivi: la corteccia visiva, situata nella parte posteriore del cervello. Ma in realtà la visione è molto più complicata, dato che coinvolge non solo la forma e il colore ma anche la dimensione, la distanza e la profondità; aspetti relazionati con il processamento spaziale.

Per esempio, esistono casi di persone che hanno sofferto danni alla corteccia visiva e questi hanno provocato una cecità nella metà del campo visivo. Consapevolmente queste persone non possono vedere quegli oggetti che sono ubicati in una determinata parte del loro campo visivo, ma quando viene chiesto loro che tocchino l’oggetto possono farlo, anche se non lo vedono!

Altri casi ancora più interessanti si riferiscono a persone che possono vedere perfettamente gli oggetti che si incontrano intorno a loro ma non possono identificarli e sviluppano cecità per le persone che sono per loro significative, anche quando le possono riconoscere dalla voce, dato che questa area del cervello non risulta danneggiata.

Queste persone soffrono di ciò che in psicologia viene definita “agnosia visiva”, una definizione introdotta da Sigmund Freud per indicare la “mancanza di conoscenza visiva:” In parole povere, molte di queste persone possono vedere le cose ma non hanno più una rappresentazione delle stesse nel loro cervello.

Una delle illusioni ottiche che ci possono aiutare a comprendere questo fenomeno è quella della “vecchia e la giovane”. Inizialmente vediamo solo un’immagine, anche se realmente ve ne sono due, e quasi sempre quando riusciamo a concentraci su di un volto perdiamo di vista l’altro, anche se i due sono li insieme. Si tratterebbe di una sorta di “agnosia temporanea”.



Per comprendere i meccanismi dietro all’agnosia visiva dobbiamo immergerci negli schemi neuronali. Gli stimoli che riceviamo attraverso la retina vengono trasmessi attraverso il nervo ottico dentro due canali anatomicamente paralleli. Uno di questi canali è più antico geneticamente parlando e si dirige fino al collicolo superiore, che forma una protuberanza  nel tronco encefalico e continua fino al midollo spinale. Il collicolo superiore è implicato nel determinare la localizzazione degli oggetti prendendo il nostro corpo come punto di riferimento. L’altro canale è più giovane ed è necessario per identificare gli oggetti che ci stanno intorno, sebbene non incide nella localizzazione o nell’orientamento spaziale degli stessi.

Nello stesso momento, questo canale si proietta verso le aree posteriori della corteccia cerebrale, nelle quali l’oggetto in questione che stiamo osservando è analizzato in relazione ad una serie di caratteristiche come il colore, la forma, la dimensione ed il movimento. Allo stesso tempo questa informazione scorre attraverso altri due canali, uno dei quali si dirige verso il lobo parietale (che ci dirà esattamente cos’è l’oggetto che stiamo osservando) e l’altro canale che si dirige al lobo temporale (che ci riferisce il significato che l’oggetto ha per noi).

La parte interessante risiede nel fatto che solo il canale nuovo è cosciente mentre che il canale antico funziona a livello inconscio.

Nel caso delle persone che non possono vedere gli oggetti localizzati in una parte del loro campo visivo ma che possono afferrarli, sarebbe danneggiata solo la zona della corteccia visiva, in modo tale che l’oggetto non viene osservato dal cervello. Tuttavia, dal momento che il resto dei canali si incontrano intatti, questo permette di ottenere l’informazione necessaria ad afferrare l’oggetto.

Il caso di chi non può riconoscere le persone amate si spiegherebbe con un danno nel lobo temporale, quella parte che ci avvisa del significato personale di ciò che stiamo osservando. Come dire, la persona è incapace di comprendere il significato emotivo e aprezzare le cose che prima gli risultavano significative. Tuttavia, dal momento che il canale visivo rimane intatto, la persona potrà vedere gli oggetti o le persone amate ma questi non avranno per lei alcun significato. Senza dubbio si tratta di una patologia difficile da comprendere, possiamo immaginare di trovarci su di un’altro pianeta diverso dalla terra nel quale non conosciamo nulla. In questo modo, il cibo, le persone, assolutamente tutto ciò che ci stà intorno perde il suo senso, possiamo vederlo ma non rusciamo a comprenderlo perchè non ha nessun senso per noi.

Esiste una forma particolarmente rara di agnosia visiva, nella quale le persone hanno difficoltà per dare un nome agli oggetti, e questo problema si accentua quando si tratta di alimenti o oggetti di indole sessuale. Questa condizione è conosciuta come: Sindrome di Kluver-Bucy. Queste persone non riescono a discriminare tra cibo e oggetti non commestibili e nello stesso modo tendono a considerare gli animali come oggetti sessuali anche se non soffrono di zoofilia. In questi casi le persone presentano un danno particolarmente grave nelle regioni del lobo temporale (particolarmente quelle relazionate con il sesso, l’alimentazione e altre necessità primarie) mentre che le altre aree si mantengono intatte e questo permette loro di riconoscere gli oggeti neutri.

Fonte:
Ramachandran, V. S. & Rogers, D. (2008) I See, But I Don’t Know. American Scientific Mind; Diciembre-Enero: 20-22.

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Jennifer Delgado Suárez

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