25 settembre 2012

Terapia gestaltica: alcuni principi applicabili alla quotidianità


La terapia gestaltica è senza dubbio una delle più interessanti a partire dai principi che ci propone, per il semplice fatto che ognuno degli stessi rinchiude un insegnamento applicabile alla vita quotidiana.

Alcuni dei principi più importanti della terapia gestaltica sono:

Parlare con, non in merito a/o di: Cerchiamo di realizzare incontri permanenti, questo significa che non ci permetteremo di parlare “di qualcosa o di qualcuno” che non sia presente. Se è presente lo affronteremo direttamente, altrimenti lo faremo attraverso il trucco di immaginarci che lo sia.

Responsabilizzarsi: È qualcosa di molto importante il fatto di accettare che non faccio e non dico nulla che non desidero, neppure per equivoco. Che ciò che provo lo provo e non mi pongo il problema di verificare perché è così. Inoltre, posso anche affermare che se non sono responsabile di ciò che provo lo sono però di ciò che dico e che faccio di conseguenza a ciò che provo. Così dal momento che io non sono responsabile di ciò che sento non lo sono neppure gli altri.

Privilegiare la sensazione al pensiero: Non pretendiamo che smettiate di pensare. Ma che prestiate attenzione a ciò che provate. Ciò che provate può essere uno stato d’animo o una sensazione fisica. Entrambi sono localizzati nel corpo, se non potete localizzare un’emozione nel vostro corpo allora non la state sperimentando, state solo pensando ad essa.

Non giudicare: Fate in modo di fermarvi a ciò che sentite rispetto a qualcuno. È assolutamente impossibile che non proviate nulla, ma in ogni caso, se non riuscite a percepirlo, non cambiate la situazione con il lanciarvi in un giudizio libero in merito alle qualità buone o cattive della persona. Non serve a nessuno, ne alla persona oggetto del vostro giudizio e tanto meno a voi, che otterrete solo di allontanarvi dai vostri reali sentimenti.

Non interpretate: Definitivamente proibito interpretare. Interpretare significa sostenere di conoscere le motivazioni per le quali qualcuno fa o dice ciò che fa o dice. La maggior parte di noi non conosce neppure le ragioni per le quali facciamo ciò che facciamo o diciamo, come possiamo allora arrogarci il diritto di interpretare quelle altrui?

Non invadere il campo psichico di altri: Assolutamente fondamentale: non consolare, non abbracciare, non dire parole tenere, non difendere, in una situazione nella quale qualcuno afferma di voler restare solo con se stesso per ritrovarsi. Anche interrompere facendo smorfie, con l’intenzione di metterlo di buon umore è inadeguato.

Non chiedere scusa: È intimamente relazionato con il responsabilizzarsi. Se ti ringrazio e quindi ti chiedo scusa, non ti lascio libero di sfogarti. Creo una situazione falsa, ipocrita. (Sebbene a volte scusarsi sia fondamentale; questo principio va applicato usando un po’ di buon senso).

Non minimizzare: In relazione con la parola precedente. Non è la stessa cosa dire: “mi fa arrabbiare ciò che dici” che affermare: “mi sento un po’ a disagio”. Se è poco non vale la pena di menzionarlo, se è tanto, mascherarlo ha come solo obiettivo di prevenire la rabbia altrui.

Non attenuare il colpo: Il modo più comune di attenuare un colpo è quello di pronunciare un lungo discorso di circostanza pieno di iperbole così che il fatto in causa venga ben diluito: “A volte, quando ti guardo, mi sembra che alcune delle tue molteplici attitudini non siano poi così ben chiare tanto quanto credo che potrebbero arrivare ad essere”. Cosa abbiamo detto? Nulla, forse l’altro non ha neppure percepito il senso.

Non interromperci: Cerchiamo di analizzare le azione che sviluppiamo per impedirci di sfogarci. Per esempio, c’è chi cerca di ingoiare continuamente le lacrime per non piangere. Interromperci è realizzare un qualche tipo di manovra che evita alle nostre emozioni di avere il loro corso completo, che si risolve in una azione, e questo è dannoso.

Non manipolare: La manipolazione consiste nell'esprimere, senza franchezza, un’ordine. Una condotta che viola l’altro, impedendogli di esercitare la sua volontà liberamente, così che si ritroverà intrappolato a fare qualcosa senza rendersi conto se lo desidera o meno. Chi lo manipola non si rende responsabile e tanto meno mette in pericolo la sua relazione con l’altro.

Ovviamente, per applicare i principi della teoria gestaltica è necessaria una profonda conoscenza di noi stessi e molta fiducia; in un primo momento sarà difficile metterli in pratica. La chiave sta nel non scoraggiarsi e proseguire incorporandoli nella nostra vita quotidiana poco a poco.

Fonte:
Baranchuk, J. Z. (1996) Atención aquí y ahora. Abadon Ediciones: Argentina.

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Invert

Jennifer Delgado Suárez

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