24 settembre 2012

Il dolore fisico allevia il senso di colpa


In passato tra i monaci e le persone che si dedicavano interamente alla fede religiosa, era molto comune il castigo fisico auto inflitto come forma per espiare le colpe o per prevenire le tentazioni. No so quanto questa abitudine sia tuttora in voga, ma è certo che attualmente uno studio realizzato dall'Università del Queensland viene a dimostrarci che il dolore fisico può alleviate il senso di colpa.

Durante l'esperimento è stato chiesto ai partecipanti che ricordassero un momento nel quale si fossero comportati in modo totalmente inaccettabile e, di conseguenza, valutassero il livello di colpevolezza che provavano. Ad un’altro gruppo venne semplicemente chiesto di ricordare un particolare momento di interazione sociale.

In seguito ogni persona doveva realizzare un compito che prevedeva una attività manuale; mentre una mano veniva immersa in acqua molto fredda (fino al punto da provocare dolore) o in acqua tiepida (che provocava invece una sensazione piacevole) con l’altra avrebbero svolto l’attività.

Curiosamente, le persone che scrissero in merito ai loro comportamenti poco etici mantennero la mano nell'acqua fredda per un tempo maggiore ma quando si trattava di dare un punteggio alla loro colpevolezza, il loro era minore rispetto a quello delle persone che non soffrirono dolore.

Perché il dolore agisca come equilibratore nella scala della giustizia è ancora un mistero. Culturalmente parlando, il dolore è sempre stato compreso come una forma di purificazione, dato che la persona si sottopone a un castigo attraverso il quale può espiare le sue colpe. Se le persone danno questo significato al dolore fisico è normale che dopo averlo sofferto si sentano meno colpevoli.

Personalmente credo che questa idea (stranamente in relazione con la morale giudeo-cristiana, anche se non esclusiva della stessa, che ci ha accompagnato per secoli e che sembra essere molto radicata nel nostro inconscio più profondo) sarebbe un atto di presunzione da scartare dovuto essenzialmente a due fattori:

1. Il fatto che soffriamo un certo dolore fisico non ci esonera dalla responsabilità degli atti commessi e,

2. Il senso di colpa è un sentimento del tutto inutile che deve essere eliminato, una volta che siamo capaci di realizzare una analisi cosciente delle motivazioni che ci hanno condotto a commettere un determinato atto.

Il fatto di espiare la colpa attraverso il dolore fisico non ci rende meno responsabili e ancor meno ci permette di essere più consapevoli e autodeterminati. Como dice Arjona in alcuni suoi versi: “con un’Ave Maria l’assassino non resuscita la sua vittima”...”e nemmeno con la autoflagellazione” aggiungo io. È necessario un processo di cambiamento a livello interiore nel quale la conoscenza di noi stessi è il fulcro di tutto.

Fonte:
Bastian, B.; Jetten, J. & Fasoli, F. (2011) Cleansing the Soul by Hurting the Flesh: The Guilt-Reducing Effect of Pain. Psychological Science.

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Jennifer Delgado Suárez

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