12 luglio 2012

Razionalizzare: un meccanismo all’ordine del giorno


Spesso combattere ogni giorno con i problemi della vita può causare molta tensione e alcuni eventi possono mettere a dura prova le nostre risorse psicologiche. Di fronte a queste situazioni (che ci risultano particolarmente minacciose) mettiamo in campo alcuni meccanismi di difesa per aiutarci a mantenerci in equilibrio ed evitare i turbamenti.

I meccanismi di difesa possono essere i più diversi, tra i quali mi attenterei a dire che il più utilizzato è la razionalizzazione.

Razionalizzare non è altro che una forma di negazione che ci permette di evitare il conflitto e la frustrazione che questo genera. Come avviene questo? Semplicemente ci diamo delle ragioni (apparentemente logiche) che giustificano o coprono gli errori e le contraddizioni.

Mediante la razionalizzazione la persona tenta di difendersi dall'effetto che causa frustrazione e tenta di convincersi che, in fondo, non desiderava realmente ciò che non ha ottenuto. Un esempio classico nella letteratura della razionalizzazione è quello della volpe che dopo vari tentativi fallimentari per raggiungere l’uva desiderata esclama: “Ah...ma tanto era verde!” O forse un’altro esempio può essere quello del giovane che  va alla festa da ballo ma rifiuta di ballare adducendo che suderebbe troppo, mentre in realtà non sa ballare e teme di sembrare ridicolo.

Va detto che molto spesso gli argomenti che le persone ripetono a se stesse sono davvero reali. Per esempio, l’uva può anche essere acerba e ballare fa sudare davvero, ma questi non sono i motivi reali per i quali non si riesce a raggiungere l’obiettivo. Così, quando gli argomenti che ci diamo sono perfettamente razionali, questi ottengono di convincerci e così non dobbiamo riconoscere la nostra incapacità nel raggiungere un determinato obiettivo.

La razionalizzazione è un meccanismo che ci allontana dalla nostra coscienza, cioè, la persona non si auto-inganna consapevolmente. Quando il terapeuta o altra persona, ci mette di fronte alla realtà, molte volte questa viene negata. Una negazione che sarà più o meno intensa e duratura nel tempo a seconda di quanto si percepisca la realtà come più o meno minacciosa per il nostro io.

La razionalizzazione funziona con un meccanismo di dissociazione nel quale la persona determina una distanza ideale tra il bene ed il male con l’obiettivo di eliminare una fonte di insicurezza, pericolo o tensione emotiva. In questo modo, la persona si adatta all'ambiente ma non riesce a risolvere i suoi conflitti dato che non affronta la realtà e le sue vere cause.

Un dato importante relativo ai meccanismi di difesa è che questi non solo determinano una personalità nevrotica (secondo Freud) ma che si possono riscontrare anche nelle persone “normali”. In altre parole, tutti possiamo mettere in pratica alcuni meccanismi di difesa senza che per questo il nostro comportamento venga considerato patologico. Ciò che fa si che realmente un meccanismo di difesa possa risultare un segnale della presenza di disturbi è la rigidezza con la quale si presenta e la permanenza per un lungo periodo.

Naturalmente, anche se la razionalizzazione è uno dei meccanismi di difesa più comuni, questo non significa che non contribuisca a limitare la conoscenza di noi stessi e del nostro potenziale, per questo motivo è importante apprendere a discernere tra ragionamento e razionalizzazione. Il primo grande passo per allontanarci dalla razionalizzazione è di riconoscere che non siamo esseri perfetti, e per questo motivo ogni errore o mancanza di conoscenza indica solo che dovremo sforzarci ancora di più.

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Jennifer Delgado Suárez

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