20 giugno 2012

Terapia dell'Avversione: una cura per l'omosessualità?


Fino ad alcuni anni fa l’omosessualità veniva considerata una malattia mentale; normalmente alla supposta patologia venivano aggiunti l’impatto morale e sociale. Così, i centri psichiatrici accolsero molte persone il cui unico problema era quello di sentirsi attratti da persone dello stesso sesso. Nel tentativo di “curare” l’omosessualità, vennero utilizzati i trattamenti più diversi: uno di questi fu la terapia dell'avversione.

La terapia dell'avversione è un trattamento psichiatrico nel quale il paziente viene esposto a due stimoli simultaneamente: uno di questi è lo stimolo o attività che si intende eliminare e l’altro è uno stimolo che provoca un certo disgusto o addirittura dolore fisico. Va sottolineato che le origini del trattamento si basano negli esperimenti di Pavlov ma attualmente non viene più utilizzato, almeno nei paesi occidentali, sebbene sia stato proibito solo pochi anni fa. Questo trattamento non veniva utilizzato solo per “curare” l’omosessualità ma anche per eliminare abitudini come: succhiarsi il dito, o per combattere il fumo e l’alcolismo.

Ma senza ombra di dubbio, in passato questa terapia è stata ampiamente utilizzata per curare l’omosessualità, impiegando i più diversi stimoli avversivi. Per esempio, il caso pù conosciuto risale al 1962, quando il giovane capitano Gerald William Clegg-Hill, venne arrestato a Southampton e condannato a sei mesi di terapia avversiva. Dopo tre giorni il capitano morì, i medici che lo attendevano affermarono che la sua morte era dovuta a cause naturali, ma un esame realizzato 30 anni dopo confermò che la sua morte fu dovuta ad una serie di convulsioni che lo fecero entrare in coma, il risultato delle iniezioni di apomorfina, un farmaco che produce forti episodi di vomito. Così, la terapia consisteva nel mostrare foto di uomini nudi seguita da iniezioni di apomorfina che provocavano il vomito. In questo modo, il capitano avrebbe dovuto associare la nausea e il vomito all’omosessualità, facendo sì che questa si convertisse in una idea ripugnante che lo conducesse a cambiare il suo orientamento sessuale.

Nel 1965 si produsse un’altro caso simile che giunse alla BBC, quello di Peter Price, un giovane che fu inviato ad un ospedale psichiatrico a Chester perchè venisse curata la sua omosessualità. In questa occasione i dottori decisero di combinare delle immagini di uomini nudi con l’elettroshock e diverse droghe dai potenti effetti secondari.

Nello stesso tempo, altri giovani venivano sottoposti a trattamenti identici; è il caso di Colin Fox, che entrò di propria volontà in un ospedale di Manchester, per tentare di soddisfare le aspettative della sua famiglia e dimenticare i suoi impulsi omosessuali. Anche in questo caso l’elettroshock fu lo stimolo avversivo che veniva aggiunto alla presentazione di immagini di uomini in posture erotiche.

Attualmente non è possibile conoscere con esattezza quante persone furono esposte (volontariamente o meno) a questo trattamento, che arrivava ad essere altamente doloroso, ma si conosce che era molto comune tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, soprattutto negli istituti di salute mentale militari.

Secondo uno studio presentato nel 1987 dall’American Medical Association, questo tipo di terapia cominciò ad essere utilizzata nel 1935. A quel tempo veniva chiesto al paziente che fantasticasse pensando a persone dello stesso sesso mentre riceveva delle scariche elettriche. Dopo quattro mesi il medico considerava che il trattamento avesse avuto una percentuale di successo pari al 95%.

In un’altro esperimento realizzato nel 1967, agli uomini veniva somministrata una dose di testosterone mentre venivano loro mostrati video di uomini nudi in modo tale che potessero eccitarsi, in seguito veniva prodotto lo stimolo doloroso o spiacevole. In questa occasione vennero sottoposti al trattamento un totale di 43 uomini, ma si evidenziò che nel 31% dei casi non fu efficace.

Va detto che molto probabilmente molte delle persone che somministravano questi trattamenti erano in buona fede (sebbene non è da escludere che alcuni di essi fossero propensi al sadismo). A quei tempi si considerava che il trattamento fosse un male minore che serviva ad alleviare un male maggiore; si condivideva la cognizione sociale secondo la quale l’omosessualità era considerata una malattia come la schizofrenia, così non era strano che venissero applicati trattamenti simili come l’elettroshock.

Si tratta di pagine oscure nella storia della Psicologia e della Psichiatria, motivate dalla scarsa conoscenza scientifica e dall'accettazione di alcuni stereotipi sociali.


Fonti:
D’Silva, B. (Agosto, 1996) When gay meant mad. In: The Independent.
(Agosto, 1996) Dark Secret: Sexual Aversion. In: BBC.
Council on Scientific Affairs of the American Medical Association (1987) Aversion therapy. Journal of the American Medical Association; 258(18): 2562-2565.
Macculloch, M. J. et. Al. (1967) Aversion Therapy in Management of 43 Homosexuals. British Medical Journal; 2: 594-597.

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Jennifer Delgado Suárez

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