29 giugno 2012

Sessualità e media: di chi è la responsabilità?


C’è chi sostiene che la “colpa” del libertinaggio sessuale che esiste attualmente sia da imputare ai mezzi di comunicazione (TV, cinema, carta stampata e blog).

A di re il vero, la parola “colpa” è uno dei pochi vocaboli che eliminerei volentieri dal dizionario; preferisco la parola “responsabilità”. Come dato storico vi segnalo che il termine “responsabilità” sorse solo nel XIX secolo, provenendo dal termine “rispondere”, e si riferisce alla persona che è obbligata a rispondere per qualcuno o qualcosa. Così la parola “responsabilità” indica anche la consapevolezza dei fatti (la colpa invece possiede un certo sapore inconscio) e la capacità di rispondere delle nostre azioni.

Ma ben oltre le disquisizioni terminologiche è certo che esistevano vari livelli di libertinaggio sessuale anche all’epoca degli antichi romani. Ma a quei tempi non esisteva la TV. Così, i mezzi di comunicazione assumono la responsabilità e divengono il capro espiatorio per evitarci di assumerci le nostre responsabilità. Le cose non sono mai bianche o nere, per cui la relazione tra i mezzi di comunicazione e la sessualità non sono così semplici e unilaterali.

In primo luogo dobbiamo tenere presente che nello stesso modo in cui la nostra società produce pornografia nello stesso tempo produce documenti educativi relativi alla sessualità. Evidentemente la produzione non è equilibrata in termini di quantità ma...perchè scegliamo uno e non l’altro? Cosa è che ci fa scegliere?

Ad ogni modo, oltre alle decisioni più o meno coscienti, esiste un bombardamento da parte di programmi a contenuto sessuale in televisione che alcune volte arriva a stimolare un vero e proprio rigetto. Alcuni pensano erroneamente che mostrare ripetutamente corpi nudi nella televisione nazionale sia sinonimo di società libera, aperta, flessibile...Beh...ho vissuto in una società (quella cubana) nella quale le immagini erotiche nei media di comunicazione hanno ben poco spazio mentre la popolazione vive una sessualità ben più aperta e disinibita e soffre meno di problemi relativi a disfunzioni sessuali di qualsiasi genere. Al contrario, nelle culture dove sembra esserci una certa disinibizione a livello sessuale, esiste un indice elevato di disturbi di tipo sessuale originati da ignoranza, paura o vecchi tabù.

Anche se molti credono che sia la pornografia il principale responsabile, dal mio punto di vista ciò che risulta maggiormente preoccupante sono i messaggi costanti e dissimili che vengono trasmessi dove non vi sono immagini di sesso esplicito ma che suggeriscono una sessualità irresponsabile fatta di incontri fortuiti e dove si promuove il piacere prima dei sentimenti.

Il problema radica anche nei vari modelli pubblicizzati i quali spesso vivono scandali sessuali che servono come guida per gli adolescenti e i giovani in generale, facendo loro credere che questo sia il modo milgliore di vivere la sessualità. Ma...dove va il ruolo educativo dei genitori? Si può permettere che le nuove generazioni si educhino da sole attraverso la televisione e i videogiochi?

Tutti dovremmo farci carico delle responsabilità che ci corrispondono in merito al ruolo dei mezzi di comunicazione e la sessualità. Non credo che la soluzione stia nell’eliminare i messaggi negativi a contenuto sessuale dai media, ma piuttosto nell’educazione orientata a fare sì che le nuove generazioni apprendano a sviluppare una personalità propria, consapevole e responsabile, nella quale la sessualità abbia il suo spazio, rappresenti una forma di espressione e di comunicazione con il partner.

Non credo sia il caso di cambiare i media ma piuttosto le persone.

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Jennifer Delgado Suárez

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