5 giugno 2012


L’autocontrollo è uno dei valori più apprezzati. Normalmente applaudiamo le persone che sanno disciplinarsi e possono controllare i propri impulsi. Infatti, molti degli slogan che ci stanno attorno sono relativi all'autocontrollo: “just say no” oppure “just do it”. Ma...è davvero possibile che l’autocontrollo possa convertirsi in un ostacolo piuttosto che in una fonte di felicità?

Al proposito, gli psicologi Evan P. Apfelbaum e Samuel R. Sommers, ipotizzano che troppo autocontrollo possa risultare negativo e che rinunciare ad esso non sempre avrebbe delle conseguenze nefaste. Ma come tutte le ipotesi è necessario passare alla prova pratica per dimostrarlo, e così, entrambi gli psicologi si lanciarono all'esplorazione della virtù dell’autocontrollo nelle relazioni interpersonali.

Questi specialisti pensavano che in diverse occasioni le persone si preoccupavano troppo (a volte in modo esagerato) di non utilizzare parole sbagliate in merito al colore della pelle all'interno di un gruppo interrazziale. Così, questo eccesso di autocontrollo causerebbe tanto malessere che alla fine verrebbe interpretato come una forma di disonestà e di pregiudizio razziale. Per provare questa teoria gli psicologi minarono deliberatamente il potere mentale dei volontari dell’esperimento. Come? Semplicemente ogni persona venne messa di fronte a una serie di esercizi mentali talmente pesanti che le loro riserve cognitive furono temporaneamente messe fuori uso.

A questo punto, una volta che lo stato mentale dei volontari non era ottimo, i ricercatori li misero di fronte ad una situazione sociale nella quale era evidente una tensione razziale di un certo livello. Un’altro gruppo dovette affrontare la stessa situazione ma al contrario del primo gruppo, non passò nessun tipo di esercizio precedente alla prova, il che significava che erano in condizione mentale ideale per esercitare autocontrollo. In totale, all'esperimento presero parte 82 giovani in età media compresa tra i 18 ed i 23 anni.

Ma...qual’era la situazione che dovevano affrontare? Ogni persona doveva stare sola in una stanza, nella quale in seguito entrava una persona di pelle nera, che chiedeva loro se permettevano di farsi intervistare in merito a come l’università avrebbe dovuto garantire la diversità razziale. Bene, forse la domanda non è relazionata con l’autocontrollo ma è uno stratagemma dato che l’intervistatore chiedeva ai partecipanti che condividessero qualsiasi idea che avessero in merito al tema.

In seguito ogni partecipante doveva valutare l’esperienza in relazione a certi indicatori come: il grado di comfort, la noia o il piacere, che avevano provato durante l’intervista. Inoltre, ognuno degli intervistatori doveva anche dare la sua opinione in merito al soggetto intervistato, prestando attenzione a quanto lo avevano percepito cauto o se avevano riscontrato dei pregiudizi razziali.

I risultati furono sorprendenti. Le persone che erano stanche a livello mentale (e quindi con le risorse cognitive compromesse per esercitare il corretto autocontrollo) provarono più piacere durante l’intervista dato che dettero delle risposte più spontanee. Inoltre, gli intervistatori riscontrarono che queste persone erano più autentiche e dirette, meno inibite e con meno pregiudizi, essendo molto più simpatiche rispetto al gruppo di persone che esercitarono l’autocontrollo.

Così, quando gli intervistatori “impedirono” loro di esercitare il livello di autocontrollo al quale erano abituate, le relazioni sociali migliorarono e vennero percepite come più soddisfacenti.

Sfortunatamente l’autocontrollo ci ha marcato così profondamente che è un vero sollievo lasciarci portare dai sentimenti e agire in modo più naturale e disinibito.


Fonte:
Apfelbaum, E. P.& Sommers, S. R. (2009) Liberating Effects of Losing Executive Control. When Regulatory Strategies Turn Maladaptive. Psychological Science; 20( 2): 139-143.

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