8 giugno 2012

I rischi del potere: la disumanizzazione


Che il potere nasconda certi pericoli lo sanno in tanti, che agisca come una droga e che addirittura arrivi a cambiare in buona misura le persone è una realtà. Tuttavia, in questa occasione parliamo di un nuovo effetto del potere che spiega perché le persone che lo esercitano possano convivere bene con le decisioni apparentemente disumane che devono prendere.

Lo studio in causa è stato realizzato da ricercatori del Tiburg Institute for Behavioral Economics Research, dell’Università di Tilburg, e suggerisce che le persone che hanno potere tendono ad essere meno umani con le altre persone con l’obiettivo di poter affrontare meglio alcune misure che si vedono obbligati ad implementare.

La ricerca fu realizzata coinvolgendo 102 studenti che dovettero completare inizialmente un test nel quale si valutava il loro senso del potere. In seguito, dovevano leggere un testo di finzione letteraria relativo ad una popolazione dell’America Meridionale denominata Aurelia e i suoi abitanti. Immediatamente si evidenziò una correlazione; i partecipanti che avevano ottenuto un punteggio elevato nel test relativo al potere, tendevano a descrivere gli abitanti di questo paese immaginario come persone poco civili e molto infantili.

In seguito i ricercatori realizzarono un priming con alcuni degli studenti, inducendoli a sentirsi più potenti e chiedendo loro che ricordassero e trascrivessero alcuni fatti nei quali avessero esercitato il loro potere su altre persone.

Come si può immaginare, quelli che furono sottoposti al priming del controllo affermarono che sarebbero stati capaci di trasferire gli abitanti del paese di Aurelia che vivevano nei quartieri più marginali, in una parte non sviluppata del loro paese, anche contro la loro volontà.

Infine, i ricercatori misero i partecipanti in una situazione di gioco di ruolo nella quale si riconoscevano le posizioni di: capo chirurgo, assistente chirurgo e infermiere. Il compito consisteva nel prendere una decisione relativa a una paziente immaginaria di 56 anni che mostrava un determinato livello di crescita addominale.

Curiosamente, mentre più elevato era il rango di potere che il partecipante ostentava, questi sceglieva il trattamento più doloroso tra le due opzioni esistenti, ma nello stesso tempo il più efficace.

Tuttavia, questo non è il primo esperimento nel quale si tenta di mettere in relazione potere e disumanizzazione. Per esempio, un gruppo di studiosi delle università di Stanford, New York, Northwestern e della London Business School, avevano già realizzato nel 2008 esperimenti abbastanza simili con risultati identici.

I ricercatori affermano che trattare le persone come se fossero oggetti riduce l’impatto emotivo dato dalle conseguenze delle decisioni che si prendono, rendendo più facile il processo decisionale. Probabilmente il fatto di occupare una posizione di potere spinge le persone a scegliere le soluzioni più efficaci (meno costose, più rapide e con maggiori probabilità di successo) dato che pensano che questo sia il loro compito. Naturalmente, la disumanizzazione che porta con se il potere può essere positiva in alcuni casi; in altri un po’ meno, soprattutto se la persona perde la prospettiva del livello di danno e dolore che può causare e non considera tanto gli aspetti pratici come le conseguenze dal punto di vista umano.

Fonti:
Lammers, J., and Stapel, D. (2010) Power increases dehumanization. Group Processes and Intergroup Relations.
Gruenfeld, D. H.; Inesi, M. E.; Magee, J. C. & Galinsky, A. D. (2008) Power and the Objectification of Social Targets. Journal of Personality and Social Psychology; 95(1): 111–127.

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Jennifer Delgado Suárez

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