6 giugno 2012

Armiamoci e partite! Quando non si riesce a vedere la trave nei nostri occhi


Armiamoci e partite! È una frase di Olindo Guerrini, scrittore ravennate di fine ottocento, che viene spesso applicata alla filosofia Mussoliniana in Italia, e più generalmente all'atteggiamento furbesco di chi suole scaricare ogni responsabilità per i fatti che accadono intorno a lui.

Infatti, metafore di questa stessa frase vengono utilizzate tutti i giorni quando sosteniamo che tutto va male ma la colpa è sempre degli altri, quando riconosciamo che qualcosa deve cambiare ma che la responsabilità del cambiamento deve ricadere sulle spalle degli altri...Insomma, molte volte è come se fossimo così intelligenti da riconoscere quali sono gli errori e determinare quale dovrebbe essere il cammino da seguire ma nello stesso tempo siamo straordinariamente pigri ed evasivi come per assumerci la nostra parte di responsabilità e metterci al lavoro.

A causa della pesante crisi economica tuttora in atto, e che ha generato come conseguenza anche una profonda crisi politica e sociale, questo atteggiamento è sempre più diffuso e utilizzato da tutti o quasi. Almeno questo è quanto si può riscontrare qui in Europa, dove tutti non fanno altro che dare la colpa ad altre categorie (a volte chiamate caste), scaricando la responsabilità e dando ordini e suggerimenti in merito a come si dovrebbe procedere o cosa si sarebbe dovuto fare o non fare, ma ognuno di questi resta un mero spettatore, come se queste vicende a lui aliene passassero su di uno schermo cinematografico come un film. È davvero penoso vedere come i partiti politici ottengono soldi e nuovi adepti a partire dalla manipolazione della situazione economica della classe medio bassa, promettendo cose che al momento attuale sono assolutamente impossibili da realizzare, mentre migliaia di persone perdono il lavoro e la minima fonte di sostentamento.

Sono molte le persone che si rendono conto di questo? Forse...non è un caso che una delle frasi che i miei follower di lingua spagnola twittano di più sia questa: “È più facile lasciare che gli altri decidano per noi e in seguito scaricare la responsabilità su di loro”.

Ma lasciando il dilettantismo politico di lato e cercando di concentrarci nell'aspetto individuale, è certo che assumere la nostra parte di responsabilità nel contesto sociale e personale è difficile, dato che equivale a riconoscere che ci sbagliamo su alcuni punti e che dobbiamo affrontare un cambiamento che probabilmente sarà difficile, per il quale non tutti sono preparati. Così, è molto più semplice assumere il ruolo della vittima o rientrare nel nostro piccolo circolo di fiducia dove ci sentiamo al sicuro.

Se il bambino va male a scuola la colpa è dell’insegnante o del sistema educativo, se ci va male sul lavoro la colpa è del capoufficio o dell’azienda, se il rapporto di coppia va male la colpa è sempre dell’altro. Invece, in ognuno di questi casi dovremmo chiederci in che modo abbiamo contribuito a questa situazione e...cosa ancor più importante...cosa possiamo fare per cambiarla.

Non dobbiamo sempre incrociare le braccia assumendo il ruolo di vittime, c’è sempre qualcosa da fare, è sempre possibile cambiare, almeno il piccolo spazio nel quale ci muoviamo quotidianamente; dobbiamo sempre cercare di fare tutto il possibile per cambiare il nostro piccolo pezzo di realtà.

Ovviamente, per ottenere una vera trasformazione, dovremo innanzitutto riuscire a guardare dentro di noi ed assumerci le nostre responsabilità, grandi o piccole che siano, perché solo così avremo la possibilità di cambiare la nostra vita. Ammettere un errore può solo farci crescere come persone, ci dà la possibilità di ridisegnare i nostri piani, cambiare le nostre mete e addirittura cambiare le nostre convinzioni (Einstein disse che “il buon senso non è altro che l’insieme dei pregiudizi accumulati attraverso i secoli”).

È normale sbagliare, ma la cosa più importante è disporre di una apertura mentale sufficiente e della giusta flessibilità per accettare gli errori e cercare un modo per ripararvi o, almeno, per evitare di ripeterli. Naturalmente, non si tratta di assumere un’attitudine colpevole di fronte alla vita (‘colpa’ è uno dei vocaboli che personalmente eliminerei dal vocabolario) ma piuttosto di assumere in modo maturo la responsabilità per le nostre idee e le nostre azioni.

Dobbiamo prima cercare e riconoscere dentro di noi le le responsabilità e quindi potremo spostarci su quelle degli altri. Analizziamo come il nostro atteggiamento contribuisce, anche se in minima parte, al problema generale e che funzione abbiamo dentro questo sistema. Solo a questo punto dovremo dire: “Armiamoci e partiamo!

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Jennifer Delgado Suárez

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