8 maggio 2012

Sani o malati? Quando si perde di vista l’essenza

Secondo un curioso studio pubblicato alcuni anni fa nella prestigiosa rivista: British Journal of Psychiatry, solo il 23% della popolazione mondiale non soffrirebbe di un qualche disturbo della personalità.

A questa conclusione sono giunti i ricercatori dell’Università di Nottingham e del Queen Mary College, dopo avere intervistato un totale di 8.391 persone.

Questi scienziati affermano che non meno del 48% della popolazione mondiale soffre di problemi di personalità, il 21% soffre di un vero e proprio disturbo della personalità e il 7% presenta un disturbo della personalità molto grave e complesso.

Secondo questi dati, soffrire di un disturbo della personalità sarebbe una condizione “normale” dato che riguarda la maggioranza della popolazione, mentre che essere completamente “sani” sarebbe qualcosa di “anormale”. Naturalmente, coincidere con questi dati statistici mi risulta un poco difficile e allora mi sono proposta di dare uno sguardo al metodo utilizzato nello studio.

Risulterebbe essere che questa ricerca dal carattere eminentemente epidemilologico, è stata realizzata attraverso chiamate telefoniche casuali a persone che risiedono nel Regno Unito, alle quali veniva chiesto di rispondere a 116 domande di carattere clinico concepite per rilevare eventuali disturbi della personalità. In realtà sono sorpresa che abbiano trovato tante persone disposte ad accettare un simile martellamento telefonico.

È certo che negli ultimi tempi soffia un forte vento a favore della statistica tra i professionisti della psicologia, più preoccupati a dare un base numerica e correlazionaria ai propri studi piuttosto che la qualità psicologica di base. Così, appaiono studi come quello realizzato da ricercatori della Carlson School dell’Università del Minnesota, nel quale si afferma che il periodo dell’ovulazione femminile e gli acquisti sarebbero relazionati, o la ricerca sviluppata dall’Università di Cardiff, nella quale si afferema che la gomma da masticare avrebbe effetti antistress.

Va bene, lo riconosco, probabilmente queste relazioni esistono davvero e per questo ho raccolto questi studi nel mio blog, ma per comprendere il perchè del comportamento delle persone preferisco appoggiarmi a fattori che abbiano una maggiore incidenza sulla loro psiche come per esempio: le crisi esistenziali, le esperienze di vita o la qualità delle relazioni interpersonali.

Così, credo che molti di questi studi perdono di vista un’aspetto essenziale: la persona e la comprensione delle sue esperienze; un fattore che non si può valutare solo attraverso un test o una semplice chiamata telefonica.

In questo modo, lascio ai professionisti della psicologia che interpretino la mia posizione con le parole di una professoressa della mia facoltà: “perchè cerchiamo di fare di tutto per trasformare in una scienza esatta qualcosa la cui ricchezza proviene dalla sua soggettività?”

Fonte:
Yang, M. et. Al. (2010) Personality pathology recorded by severity: national survey. The British Journal of Psychiatry;197: 193-199.

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Jennifer Delgado Suárez

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