10 maggio 2012

Effetto Halo, e i meccanismi psicologici nascosti

L’Effetto Halo (Halo Effect) è uno dei pregiudizi cognitivi che si riscontrano con maggiore frequenza nella vita di tutti i giorni riferendosi a una generalizzazione sbagliata a partire da una sola caratteristica o qualità dell’oggetto o della persona.

Il termine fu coniato da Thorndike nel 1920 e derivò dalle sue ricerche in ambito militare, quando rilevò la tendenza innata degli ufficiali ad attribuire tutta una serie di caratteristiche positive ai loro superiori una volta che avessero scoperto una sola qualità positiva o al contrario, considerarli negativamente a partire da una sola qualità negativa.

Più tardi, Nisbett e Wilson, realizzarono un esperimento nel quale due gruppi di studenti dell’Università del Michigan (118 persone) dovettero osservare un video nel quale un professore dava lezioni. La parte interessante à rappresentata dal fatto che, indipendentemente dal fatto di essere sempre lo stesso professore, in un video questo si mostrava autoritario mentre nell’altro cordiale e affabile. Ogni gruppo vide solo una delle due caratteristiche del professore, negativa o positiva.

In seguito a ogni studente venne chiesto di descrivere l’aspetto esteriore del professore. Quegli studenti che videro la parte positiva di lui lo descrissero come una persona simpatica e attraente mentre quelli che videro la parte negativa lo descrissero come una persona negativa, ma nessuno aveva chiesto loro un giudizio morale. La parte più interssante dell’esperimento fu che al chiedere agli studenti se l’attitudine dell’insegnante influiva sul loro giudizio sull’aspetto fisico tutti risposero di no, convinti di essere obiettivi.

Lo stesso effetto venne osservato in un’altro esperimento realizzato alcuni anni più tardi da Karen Dion. In questa occasione ai partecipanti vennero mostrate diverse foto e venne loro chiesto che dassero un giudizio sulla persona che appariva nella foto. Il risultato fu che le persone attraenti fisicamente venvivano descritte come persone responsabili, affabili, calorose. Questo anche quando gli intervistati non conoscevano personalmente la persona.

Va sottolineato che l’Effetto Halo non si evidenzia esclusivamente nella nostra relazione con le persone ma anche con i prodotti. Un esempio di Effetto Halo è il classico esperimento relativo al gusto della Coca Cola che si può leggere nell’articolo: “Coca Cola o Pepsi?”

Ma...quali meccanismi psicologici si nascondo dietro l’Effetto Halo?

Questo pregiudizio è una distorsione cognitiva che influisce sul modo in cui percepiamo la realtà ma i meccanismi psicologici che danno origene a questa forma di valutare il mondo sono tuttora oggetto di discussione.

Thorndike credeva che l’Effetto Halo fosse molto più che una semplice presunzione o interpretazione dei significati delle qualità isolate, considerando che l’origene dello stesso stava nella nostra incapacità di resistere all’influenza affettiva di una valutazione globale in merito alla valutazione delle qualità specifiche. In altre parole, non siamo abbastanza capaci di separare una caratteristica isolata che ha un forte impatto emotivo, dalla nostra visione globale della persona, del fatto o del prodotto in questione.

Nisbett e Wilson credevano che l’origene dell’effetto Halo non risiedesse tanto nell’impatto emotivo della caratteristica isolata ma piuttosto nella mancanza di coscienza nelle persone, che potese permettere loro di separare una qualità individuale da una valorizzazione globale.

D’altra parte, Solomon Ash pensava che l’Effetto Halo fosse la conseguenza di una dissonanza cognitiva. Se la prima impressione che ci facciamo di una persona è positiva, allora avremo la tendenza a valutare quella persona in modo positivo a livello globale e per sempre, per non intaccare la congruenza tra emozioni, comportamenti e credenze. Così, l’Effetto Halo sarebbe vincolato all’Effetto Primazia, secondo il quale i primi attributi che si conoscono della persona saranno decisivi per la nostra valorizzazione integrale della stessa.

Personalmente credo che le persone che ci stanno intorno e la realtà in se stessa siano molto complessi, nulla è bianco o nero e a volte questa varietà ci travolge o semplicemente non possediamo tutti gli strumenti psicologici necessari per combattere la stessa. Allora, tenderemo a semplificare e ci lasceremo portare dalla prima caratteristica che conosciamo dell’oggetto. Molte volte questo meccanismo trascorre in modo incosciente, così che non ci rendiamo neppure conto dell’Effetto Halo, ma lo stesso è solo un tentativo di dare un senso compiuto, logico e semplice, a una realtà che non conosciamo approfonditamente. Naturalmente, a questo proposito, l’Effetto Halo sarà più o meno forte, più o meno cosciente, in relazione all’impatto emotivo delle caratteristiche individuali che conosciamo.

L’Effetto Halo sarebbe una tendenza alla semplificazione a partire da una caratteristica isolata con l’obiettivo di mantenere la congruenza nella nstra visione del mondo e delle relazioni interpersonali, quando non abbiamo dati sufficienti per sviluppare un giudizio profondo e complesso su alcune persone o fenomeni della nostra realtà.

Fonti:
Nisbett, R. E. & Wilson, T. D. (1977) The Halo Effect: Evidence for Unconscious Alteration of Judgments. Journal of Personality and Social Psychology; 35(4): 250-256.
Kelly, G.A. (1955) The psychology of personal constructs. New York: Norton.
Asch, S. (1946) Forming Impressions of Personality. Journal of Abnormal and Social Psychology; 41: 258-90.

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Jennifer Delgado Suárez

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