1 maggio 2012

Adolf Hitler: il profilo psicologico derivato dalla storia clinica

Nel 2005 un dossier particolarmente interessante ha fatto il giro del mondo: il primo profilo psicologico di Adolf Hitler realizzato da Henry A. Murray, psichiatra dell’Università di Harvard, che prima della seconda guerra mindiale esercitava in qualità di direttore della Clinica Psicologica di Harvard e che durante la guerra si mise al servizio dell’Office of Strategic Services. Lo studio in questione contava con un totale di 250 pagine e fu realizzato espressamente per comprendere non solo il perchè Hitler agiva in una determinata maniera ma anche per prevedere quali sarebbero stati i suoi prossimi passi e stabilire una possibile stretegia di negoziazione.

Questo dossier, denonimanto “Analysis of the Personality of Adolf Hitler: With Predictions of His Future Behavior and Suggestions for Dealing with Him Now and After Germany’s Surrender” si può consultare presso l’Università di Cornell e nello stesso compaiono frequentemente appellativi come: nevrosi, paranoia, isteria e schizofrenia.

Così, anche se il linguaggio ci può sembrare un tanto strano a causa del fatto che le teorie sulla personalità sono notevolmente cambiate da allora, alcune delle caratterizzazioni realizzate affermano che Hitler era: “una persona piena di rancore e vendicativa, poco tollerante alle critiche e con tendenza a disprezzare le persone”; ma “aveva una grande fiducia in se stesso ed era altamente perseverante di fronte alla sconfitta”. L’analisi terminava anche dicendo che Hitler avrebbe finito con il suicidarsi in modo drammatico.

Per riconoscere questi dettagli non è necessario uno psicologo; così Murray aggiunse altri dettagli affermando che era un masochista passivo con tendenze omosessuali represse, e che la radice della sua violenza proveniva dagli abusi e le umiliazioni di cui soffrì quando era bambino e adolescente.

Insomma, questo studio sembra essere un congiunto di teorie psicoanalitiche speculative condito con alcuni dettagli della vita reale di Hitler. Il primo problema relativo a questo profilo sta ne fatto che Murray lo realizzò utilizzando informazioni di seconda mano (dati presi dalla stampa, documentari, la storia scolastica e qualche informazione offerta dai servizi segreti).

Così oggi, gli esperti possono affermare che questi dati non vanno oltre al rappresentare un curioso tentativo di comprendere la personalità di Hitler che si trova realmente ad essere travisata da pessima interpretazione (dalla quale Murray non poteva esismersi dato che era la norma in quell’epoca).

Tuttavia, una informazione ancora più interessante proviene dalla European Archives of Psychiatry and Clinical Neuroscience, dove si svelano alcuni frammenti della storia clinica perduta di Hitler; un documento che risale al 14 Ottobre del 1918, quando venne ammesso all’Ospedale Militare di Pasewalk, dopo essere sopravvissuto ad un attacco con il gas (anche se va detto che Hitler no fu mai in prima linea sul campo di battaglia). In questa coccasione venne sottoposto a ipnosi dal professor Forster (allora incaricato della clinica psichiatrica). Questi dati vennero confermati in seguito dal dottor Karl Kroner, il quale tempo dopo si mise in contatto con il suddetto Office of Strategic Services.

In questo articolo si riporta che Hitler fu disgnosticato con isteria e cecità non organica (un disturbo abbastanza comune nelle persone che soffrono di isteria ma che oggi sarebbe catalogato come un disturbo di conversione). Il disturbo di conversione è una patologia di origene eminentemente psicologica nel quale la persona presenta sintomi fisici che generalmente sono tipici di alcune malattie neurologiche (come le convulsioni, gli stati cataplegici, la cecità, la paralisi, sordità, parestesie e addirittura il coma). Questi sintomi si manifestano dopo eventi stressanti e non sono simulati dal paziente, anche se non hanno alcuna causa organica.

Quando il disturbo di conversione colpisce gli uomini, molte volte si scopre alla base un disturbo antisociale della personalità; abbastanza comune in contesto militare. Sebbene i sintomi vadano in remissione in poche settimane, questi suolono apparire di nuovo e con maggiore intensità; anche se la cecità, la paralisi e la afonia sono i sintomi che presentano una maggiore evoluzione.

Le spiegazioni più comuni per questo disturbo indicano che la nostra mente somatizza la pressione psicologica nel tentativo di proteggerci dallo stress. Così, non risulta strano che questo documento sia sparito e che tutte le persone implicate nella diagnosi e nel trattamento di Hitler “scomparirono” o si “suicidarono”; con una misteriosa ma provata implicazione delle SS.

Tuttavia, solo pochi anni fa la BBC ha realizzato un documentario dal titolo: “Inside the mind of Adolf Hitler”, nel quale si offre una prospettiva più moderna che tenta di comprendere cosa avveniva in quella mente. Una delle persone che riconsidera alla luce delle scoperte moderne in materia di psicologia i dati storici che si posseggono in merito a Hitler è Jerrold Post, famoso per i suoi studi sulle personalità dittatoriali e inoltre professore di Psicologia Politica all’Università di Washington.

Secondo questo documentario il problema principale di Hitler si rifarebbe a quello che oggi viene denominato il “Complesso dei Messia”. Questo disturbo (non riconsciuto ufficilamente nel Manuale Diagnostico DSM-IV), farebbe riferimento al fatto che la persona crede fermamente nella sua missione di salvare il mondo (anche se a volte lo distrugge assumendo il ruolo di “Messia Combattente” e non del Messia che si sacrifica per l’umanità). Secondo gli specialisti questa credenza delirante proviene dal fatto che la maggioranza dei fratelli di Hitler morirono quando lui era piccolo, così per combattere il dolore della perdita, Hitler pensava di essere sopravvissuto per una ragione speciale: salvare la Germania e quindi il mondo intero.

Come si può capire, le spiegazioni per il comportamento di hitler sono tante e tutte diverse; anche se personalmente considero che non esista una sola patologia ma che siamo in presenza di un vero e proprio cocktail psicopatologico che si è sviluppato durante tutta la vita di Hitler.

Tuttavia, oltre alle possibili spiegazioni, certo è che se queste peculairità personologiche non avessero trovato un terreno fertile nelle specifica epoca storica nella quale la personalità di Hitler si sviluppò, forse egli sarebbe rimasto uno tra i tanti folli in circolazione nella sua epoca. Così, oltre a quanto si possa insistere nel sottolineare quanto pricopatico fosse l’uomo Adolf Hitler e quanto orribili furono le azioni e i genocidi da lui perpetrati, è certo che milioni di persone in tutto il mondo lo sostennero economicamente e politicamente, credettero in lui anche fuori dalla Germania e dall’Europa (l’esempio del creatore della prima fabbrica di automobili, il magnate Ford è solo uno), e la maggioranza di questi continuò a vivere libero e rispettato dopo la fine della guerra. Precisamente questo è il punto allarmante!?

Fonti:
Koepf, G. & Soyka, M. (2007) Hitler’s missing psychiatric file. European Archives of Psychiatry and Clinical Neuroscience; 257(4): 245.Myers, L. (2005) 1943 psychological profile of Hitler accessible on CU Law Library site. In:Cornell University News.
Stewart, D. (2005) Inside the mind of Adolf Hitler.

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Jennifer Delgado Suárez

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